Il doppio sold out degli Ex-Otago all’Hiroshima Mon Amour

La band genovese continua il percorso straordinario seguito alla pubblicazione di “Marassi” e lo fa con un doppio sold out all’Hiroshima Mon Amour di Torino.

Cos’è diventato il calcio? Una giungla, cazzo”. Con le parole di Malesani pronunciate in una delle conferenze stampa più memorabili di sempre, gli Ex-Otago entrano sul palco e mostrano da subito il forte lato ironico che li accompagna. Il calcio è anche richiamato dal titolo del loro ultimo disco “Marassi”, ossia lo stadio Luigi Ferraris comunemente chiamato col nome del quartiere popolare di Genova che lo ospita. Questo è al centro della fotografia che fa da copertina all’album ed è anche lo scenario del video de “Gli occhi della luna”, brano che ha segnato la svolta nella loro percezione tra il grande pubblico.

Il quintetto proveniente dal capoluogo ligure è in mezzo al periodo d’oro della loro carriera fin qui, che li ha portati a vedere la propria popolarità crescere a livello nazionale. A seguito dell’uscita del sopracitato singolo, la loro musica ha cominciato a passare per le radio di tutta Italia conducendola verso l’estate, stagione della leggerezza per eccellenza. Leggerezza che permea tutto lo show, dove non mancano le battute, un po’ di dialetto e una sincera spontaneità che allontana la percezione di un gruppo che si prende troppo sul serio. Questo approccio, oltre che alla musica ovviamente, è stato anche apprezzato dal pubblico che ha portato a registrare diversi sold-out nelle date del tour, due dei quali a Torino, in cui non si smette di ballare e cantare i brani estratti dall’ultimo disco, i più vecchi “Costa Rica”, “Figli degli hamburger” e la cover di “Rhythm of the night” con un sample dei Corona sintetizzato in un tasto della tastiera.

Il successo de “Gli occhi della luna” con la partecipazione di Jake la Furia è stato frutto di un attento lavoro commerciale, che ha permesso agli Otaghi di ottenere più visibilità di quanto “Marassi” avesse portato fino a quel momento e dimostra cosa accade quando chi ti produce crede in te. I liguri hanno cominciato a farsi conoscere nel 2011 con la pubblicazione del terzo album “Mezze stagioni” anche grazie alla partecipazione del proprio componente Pernazza alla trasmissione di Chiambretti. Il successivo disco del 2014 “In capo al mondo”, finanziato con crowdfounding, non è stato in grado di cambiare le sorti della band, ma nel 2016 arriva l’ultima fatica discografica. Nonostante il disco sia molto piacevole e si inserisca benissimo nello scenario indie-pop nazionale, è solo con l’uscita della versione Deluxe che finalmente la cortina si apre e gli Ex-Otago vedono la luce della notorietà.

L’album con i brani cantati o suonati in duetto aggiunge interessanti collaborazioni nella reintepretazione di quello che già di partenza è un buon disco, e due di queste hanno trovato posto durante il live all’Hiroshima. Prima un carichissimo Willie Peyote ha accompagnato gli Ex-Otago nell’esecuzione di “La nostra pelle”, poi al termine della breve pausa dietro le quinte è arrivato inaspettatamente il momento dal valore artistico più alto: la splendida versione di “Cinghiali incazzati” con la sola voce di Maurizio Carucci ed il meraviglioso piano di Dardust che hanno creato un momento unico all’interno di quella che altrimenti era più simile ad una serata in spiaggia di qualche mese fa. Con gli Otaghi la leggerezza non fa però rima con superficialità: i pezzi sono preparati bene e il gruppo riesce a coinvolgere il pubblico da subito senza cali durante l’esibizione.

Gli Ex-Otago portano una ventata di spensieratezza in questo autunno pregno di polvere sottili. Per un momento la città fredda e nebbiosa sembra non esistere più, lascia il posto a quella sensazione che di solito abbiamo quando ci troviamo con i piedi in mare che si adagiano dolcemente sulla sabbia, quella spensieratezza da vacanza. La loro innata simpatia favorisce il coinvolgimento di chi sta sotto al palco ed il fatto che membri di un gruppo che non siano il cantante prendano la parola per raccontare una storia divertente o per fare una battuta è qualcosa di tanto insolito quanto bello, che favorisce il clima più che disteso che si respira. Che è meglio delle polveri sottili.

Immagine di copertina  scattata durante il Garrincha Love di Bologna,  a cura di Claudia Gugliuzza.

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