Abbiamo portato un catalano a vedere il concerto di Samuel dei Subsonica a Barcellona

Dopo l’esperimento affine con Elio e Le Storie Tese e gli Afterhours, abbiamo deciso di verificare l’effetto che il progetto solista di Samuel dei Subsonica sortisce su una persona che non capisce una parola di italiano. 


_di Roberta D’Orazio

Nonostante io disponga di prove piuttosto rilevanti rispetto al fatto che conosco bene i Subsonica, io e Pol siamo probabilmente le uniche persone nella Sala Bikini di Barcellona che non hanno ascoltato nulla del nuovo progetto di Samuel e del relativo disco, “Il codice della bellezza”. Se al mio amico, appassionato di musica e assiduo frequentatore di festival, riconosco la giustificazione di non aver mai toccato suolo italico, l’unica motivazione che posso addurre da parte mia è un certo disincanto, legato alla delusione per gli ultimi lavori della band torinese, che pur amo profondamente.

Eppure so che dal vivo i miei beniamini non mi hanno mai deluso, e ho buone motivazioni per pensare che nemmeno Samuel lo farà. La sala è abbastanza popolata per un giorno infrasettimanale in terra straniera, pur essendo lo scenario che abbiamo di fronte quanto di più distante ai palazzetti e agli stadi pieni a cui il cantante è abituato. Sembra quasi di tornare indietro nel tempo, quando i Subsonica potevi vederli davanti a pochi intimi, e immagino, vedendolo salire sul palco, che Samuel possa richiamare alla memoria un periodo in cui il contatto con il pubblico era più diretto e più semplice. Una dimensione che del resto lui e i suoi soci non hanno mai rinnegato, continuando a cercare occasioni di vicinanza con i propri sostenitori anche una volta consolidato il proprio successo.

Accompagnato dagli amici Christian Montanarella dei Linea77 e da Alessandro Bavo degli LNR Ripley – una formazione che rappresenta una sorta di tributo alla musica della sua città –, Samuel cerca da subito la complicità dei presenti. Durante tutta l’esibizione, con talento quasi cabarettistico, sciorinerà aneddoti di ogni tipo sulla propria collaborazione con Jovanotti, sull’esperienza al Festival di Sanremo, sui suoi amori giovanili e sulla propria vita personale.

Tra cantautorato, elettronica e ukulele

“Trattandosi di un progetto nuovo” commenta Pol a posteriori, “probabilmente le aspettative del pubblico erano più alte rispetto a un concerto dei Subsonica che, mi sembra di capire, sono una band importante in Italia. C’erano comunque molte ragazze che cantavano, sicuramente erano le fan di tutta la vita di Samuel.” aggiunge sorridendo. “In ogni caso, ottima la relazione con il pubblico, soprattutto per l’attitudine di grande prossimità del cantante con le persone presenti e, per quello che ho colto, per il suo spiccato senso dell’umorismo. Sicuramente influiva anche il fatto che la quasi totalità dei presenti fosse composta da italiani, che sono sempre più che entusiasti quando partecipano al concerto di una star loro connazionale.”
Su questo punto mi trovo a dissentire: essendo la comunità di lingua italiana la seconda più numerosa dopo la ispanofona, resto sempre molto sorpresa di quanto ridotte siano le presenze ai live anche di band molto note in patria. Si tratta tuttavia, come nota anche Pol, di un pubblico caloroso e coinvolto, disposto a sostenere l’artista.

“Ho apprezzato molto anche la coesione di Samuel con gli altri due elementi della band, sembravano davvero molto vicini tra loro emozionalmente parlando, la loro interazione e la sintonia nel suonare insieme creava un flusso da cui era facile lasciarsi trasportare. Per quello che ho ascoltato, questo mix di indie pop ed elettronica è la naturale evoluzione di quanto Samuel fa con i Subsonica, ma la parte elettronica probabilmente prevale rispetto alle canzoni che scrive con la band. Non è che abbia rivoluzionato il proprio stile musicale ma ha trovato un canale espressivo proprio, lasciandosi andare di più. Sembra che il ragazzo abbia scelto di fare le cose a modo suo e questo aspetto, oltre ad essere interessante, è assolutamente azzeccato perché dimostra che ogni artista cova le proprie inquietudini.”

Se da una parte non si può negare che nel progetto la componente elettronica costituisca il tassello fondante, dall’altra è piacevole osservare come Samuel si lasci andare, nell’unica parentesi in cui decide di eseguire i brani dei Subsonica che sente più suoi, a interessanti versioni acustiche. “Dentro i miei vuoti” è da brivido, anche privata del fascino metallico del vocoder. Dal pubblico qualcuno chiede “Coriandoli a Natale, che il frontman inserisce in scaletta, come una dedica speciale.

Tornando al proprio progetto solista, Samuel tira fuori un ukulele. Non faccio in tempo a formulare il pensiero che Pol mi dice: “È incredibile come uno strumento del genere possa intonarsi perfettamente a un contesto elettronico.” E aggiunge: “Mi piacerebbe trovare una band che fa cose simili in Spagna.”

Ci avviciniamo al finale. Domando a Pol quale dei concerti italiani a cui ha assistito – questo e quello degli Afterhours – gli è piaciuto di più.

“Entrambi mi hanno trasmesso un’energia fenomenale, ma Samuel è più nelle mie corde, per il genere che fa e per la sua allegria. Tra l’altro rispetto all’altra volta, forse per maggiore abitudine, ascoltare l’italiano nel cantato mi è sembrato meno strano. Ho persino notato una sorta di progresso personale durante il concerto: inizialmente ero del tutto concentrato sui testi delle canzoni, senza riuscire a decifrarli, e a un certo punto mi è sembrato che tutto fluisse con la musica. Per carità, continuo a non capire niente, ma ho iniziato a farci l’orecchio e a godermi la bellezza dei ritmi di Samuel.

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