L’arte di Matteo Benassi tra mash up, litografie e giubbotti dipinti a mano

Abbiamo conosciuto Matteo Benassi in quel grande contenitore artistico e artigianale che è il San Salvario Emporium. Ci siamo innamorati delle sue creazioni, divertenti e citazioniste, “pop” e irriverenti. Così abbiamo deciso di entrare un po’ nel suo mondo. 


_di Martina Galanti

Come sei arrivato a fare quello che fai? Qual é la tua formazione?

“Innanzitutto vorrei ringraziarVi per quest’intervista e dirvi che ho avuto modo di conoscere il vostro magazine online e mi è piaciuto da subito tantissimo! Quello che faccio ora è il risultato di anni di gavetta, doppi lavori e una mega dose di coraggio che ho dovuto sfoderare quando mi sono licenziato da un lavoro a tempo indeterminato per concentrare tutte le mie energie in quello che oggi è Riffblast. Fin da bambino ho avuto la passione per la pittura e per l’arte in genere. È sempre stata nella mia vita, prima di tutto come necessità.
Mi è difficile parlare di un inizio perché vedo il tempo in modo circolare e non riesco a pensare in termini di separazione. I graffiti sono stato il mio primo amore, ma presto mi sono accorto che non era quella la mia strada. Da lì in poi il mio processo creativo si è evoluto, fino a diventare ciò che è oggi: grafica pura, “ignorante” e d’impatto… Non ho mai studiato arte se è questa la domanda, sono autodidatta e mi sento di dover parte dell’estro a mia madre che è pittrice di professione.”

 

Sappiamo che al momento vivi a Bologna, quali sono i progetti a cui stai lavorando al momento?

“Al momento sto preparando una collettiva che si terrà il 2 dicembre a Lugano presso la galleria DoppiaV, ho ricominciato a lavorare su alcune vecchie fotografie a carboncino di inizio secolo, cercherò di mixare elementi molto pop e colorati con i colori tetri dell’epoca”

Quali sono i progetti su cui punti maggiormente e quale l’idea che li ha originati?

“Per natura sono molto legato alla moda, ho lavorato per almeno 10 anni per vari brand nel settore e tuttora la sento parte di me, uno dei miei progetti che al momento è congelato ma che spero di rimettere in pista al più presto sono i miei chiodi di pelle dipinti a mano, ogni capo richiede almeno una settimana di lavoro ma il risultato ogni volta è sorprendente ( e scusate se me lo dico da solo)”

 

A Bologna dove è possibile trovarti?

“Attualmente sto cercando un locale da poter utilizzare come atelier perché casa mia ormai esplode dalla quantità di quadri che negli anni ho accumulato e inoltra sembra di entrare in una chiesa! Adesso come adesso lavoro in casa e potete trovarmi qui ogni volta che volete weekend esclusi!”

Le tue opere sono legate alla città in cui ti trovi o sono indipendenti?

“Lo sono perché in ogni mia serigrafia su buste o lettere potete trovare chiari riferimenti alla città di Bologna. L’iconografia è più indipendente, ovunque vado compro quello che trovo; Francia, Germania e Austria sono le migliori nel campo della Cromolitografia”

 

Come si svolge la ricerca del materiale per quanto riguarda le serigrafie su vecchi supporti? Come reperisci le lettere e i vecchi documenti? Per quanto riguarda invece le opere di iconografia religiosa, come scegli le immagini da cui partire e qual è il messaggio che vuoi dare?

“Qualche anno fa acquistavo tutta la carta che potevo senza badare al fattore estetico, una busta ingiallita, piena di timbri e scritta a mano negli anni 20 o 30 ha sicuramente più carattere che una battuta a macchina dall’Enel negli anni 70, ora sono diventato più selettivo e prediligo le buste che non sono mai state aperte e spedite fino al massimo negli anni 60. Le trovo ovunque, dai vari mercatini delle pulci fino alle soffitte che la gente svuota per necessità; ora dopo quattro anni che lavoro su questo progetto ho i miei “spaccini” che altri non sono che le mogli di anziani accumulatori di francobolli sfinite dai continui acquisti dei mariti e che hanno trovato in me la salvezza per una casa più pulita.
La scelta di mixare iconografie religiose con temi più divertenti e colorati invece è puramente estetica, i miei quadri devono far sorridere, devono divertire e sorprendere. Non voglio essere offensivo con nessuno, rispetto le scelte delle persone in fatto di fede ma ho da sempre avuto questa sorta di ossessione, vorrei che chiunque veda una mia opera rimanga scioccato e si senta anche in parte provocato, ma in fin dei conti divertito da ciò che vede”

Ti vedremo spesso a Torino? Hai altri progetti in città?

“Amo Torino! È una delle mie città fredde preferite e almeno una volta al mese mi piace farvi visita. Probabilmente ci rivedremo a San Salvario e in primavera in occasione dell’Open District”

 

É il primo anno che partecipi al San Salvario Emporium? Che rapporto hai instaurato con l’organizzazione e gli altri espositori?

“Sono almeno tre anni che partecipo come espositore ma non a ogni edizione, il rapporto con gli organizzatori non potrebbe essere che ottimo in quanto Ale ed Erica sono persone deliziose come del resto tutti gli espositori che in anni di lavoro ho imparato a conoscere e apprezzare”

Ritieni che sia un buono spazio per gli espositori?

“Lo è sì! Il lavoro di riqualificazione che è stato fatto in questa zona è l’esempio di come le piccole realtà unite facciano la forza, il San Salvario della domenica porta quel pubblico giovane che al contrario sarebbe in piazza Madama Cristina solo la sera a bere e fare casino”

In futuro ti vedi sempre a Bologna?

“Mi vedo ovunque ma non a Bologna! Casa mia rimarrà sempre qui ad aspettarmi fino a quando non troverò un altro posto degno di essere chiamato casa. Insomma un incontro per ora solo virtuale che già così coinvolge per la simpatia di Matteo e le sue idee innovative e dal gusto berlinese. La mia litografia di giraffa su vecchio supporto ed io lo aspettiamo ai prossimi appuntamenti torinesi!”

 

 

 

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