Il cratere vulcanico dal quale si possono osservare le stelle

Nel deserto dell’Arizona esiste l’opera di Land Art più imponente di sempre, una fusione monolitica tra architettura, arte e universo: un osservatorio astronomico che connette le sinergie umane a quelle spaziali. La storia del “Roden Crater”, ambizioso progetto del visionario artista americano James Turrell…

_di Miriam Corona

Il Roden Crater, situato nel Deserto Dipinto in Arizona settentrionale, è il primo caso di opera d’arte su larga scala realizzato dentro il cratere sopito di un vulcano. Rappresenta il culmine della ricerca durata per tutta la vita dell’artista James Turrell nel campo della percezione psicologica e visuale umana, confluendo in un ambiente controllato per la sperimentazione e la contemplazione della luce. Minimamente invasivo per il paesaggio circostante, lo spazio è stato adattato per vivere appieno i cicli temporali geologici e celestiali; per questo si può parlare in senso stretto della tradizione americana di Land Art, movimento iniziato nei primi anni Sessanta che si poneva la questione del rapporto tra uomo e ciò che lo circonda, che fosse sulla Terra o meno.

Il vulcano, acquistato (!) nel 1977 da Turrell, è stato da allora scolpito in una complessa struttura di tunnel e varchi che si aprono verso il cielo limpido del deserto di giorno, catturando la luce direttamente dal sole e i pianeti e le stelle di notte.

Il mezzo ultimo è dunque la luce, che diventa la chiave di interpretazione per la visione del mondo: è ciò che permette di rendere visibile l’invisibile.

Non solo un luogo d’arte, ma un vero e proprio osservatorio astronomico: gli eventi celesti possono essere osservati attraverso il Portale Est, l’Alpha Tunnel (un vero e proprio telescopio che permette di seguire la posizione della luna), la Camera del Sole e quella della Luna.

 

Purtroppo quello del Roden Crater è stato (ed è tuttora) un percorso pieno di ostacoli: sul piano logistico, artistico (molti sostengono che il perfezionismo di Turrell non sarà mai colmato se non con la sua morte) ma soprattutto su quello economico. Proprio nel 2017 ha compiuto il 40° anniversario senza mai, detto in modo amaramente ironico, vedere la luce. Solo pochi eletti hanno avuto la fortuna di visitare la struttura infatti, direttori di musei, critici d’arte affermati e il tutto esclusivamente su invito di James Turrell in persona, che non seleziona i suoi ospiti casualmente. Ha affermato infatti:

“Le visite sono riservate a coloro che hanno supportato il mio lavoro o il lavoro su Roden Crater. È così che funziona. Aprirà al pubblico una volta finito. La vostra pazienza non è più importante della mia”

Questa mentalità a senso unico non solo ha garantito l’esclusività della visita a certe personalità con un determinato agio economico (qualora non fosse stato chiaro: il “supporto” al quale Mr. Turrell si riferisce al portafoglio…), potendo accedervi con un contributo minimo di $5,000 con un addizionale spesa di $1,500 per cena in loco, tour del luogo e pernottamento, ma ha sorbito anche due effetti opposti sul pubblico. Da un lato un’antipatia con un conseguente rifiuto alla volontà di sostenere o apprezzare il lavoro di Turrell; dall’altro un’ispirazione instillata involontariamente nei suoi estimatori, alcuni dei quali non hanno esitato a intraprendere un’avventura alla ricerca del Roden Crater, avventurandosi nelle lande desertiche dell’Arizona autonomamente e senza la sicurezza di potervici arrivare.

Ecco come è “orientato” il cratere di Turrell

I pochi fortunati che si sono espressi a riguardo, ne hanno parlato con toni entusiastici, definendo l’opera come l’eredità di Stonehenge o da annoverarla senza esitazione tra le Meraviglie del Mondo. La visita online tramite mappa interattiva è l’unica, magra consolazione che per il momento abbiamo.

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