American Buffalo: quando l’assurdo diventa possibile

American Buffalo, testo del 1975 scritto dal premio Pulitzer David Mamet, del quale ricordiamo anche una fortunata trasposizione cinematografica interpretata da Dustin Hoffman, è in scena presso il Teatro Bellini di Napoli dal 14 al 19 Novembre.

_di Anna Maria Schirano

Prodotto dal Teatro Eliseo con regia di Marco D’Amore, American Buffalo è un riadattamento tutto napoletano della vicenda originale ambientata nella periferia della Chicago degli anni ’70. E’ così che il “junk store” di Mamet diventa la “puteca” di Donato (detto Don), uomo dalla spasmodica passione per tutto ciò che abbia origini americane. Tuttavia, ignaro del suo valore, un giorno si ritrova a vendere una moneta con la testa di bufalo (l’American Buffalo) ad un elegante cliente per la prima volta entrato nella sua bottega, contrattando per una cifra da lui stesso ritenuta, qualche minuto dopo la vendita, troppo bassa per il potenziale valore di quella moneta.

Così decide di organizzare un “colpo” per riappropriarsi del prezioso nichelino. Nell’impresa saranno trascinati anche il giovane Robbi, il suo irresponsabile protetto e il suo abituale disadattato compagno di poker interpretato da Marco D’Amore, qui attore e regista al contempo. La scenografia è fissa, concordemente con l’intero svolgimento della vicenda nella bottega di Don: sospesi al soffitto lampadari antichi, scaffali con oggetti di ogni tipo riposti senza alcun ordine, la scrivania di Don munita di telefono sip con disco, in piena linea con i tempi d’ambientazione. Il testo, nella trasposizione partenopea, non perde il gusto americano, il realismo brutale e schietto di Mamet, resi da de Giovanni, responsabile dell’adattamento, originali nella sua continua ricerca dell’universale e del perenne in dialoghi e storie, qui interpretati attraverso il filtro di una lingua di popolo che come dice Marco D’Amore “arriva direttamente dalla pancia ed esplode senza filtri”.

“American Buffalo è una moneta: ma varrà effettivamente qualcosa? O è tutta un’illusione per cui stiamo mettendo a rischio la nostra vita? Tu cosa scegli? Testa o croce?”

Per de Giovanni American Buffalo è un inchino deferente verso un autore che ha saputo delineare personaggi senza età e senza confini e lo fa utilizzando come sfondo la città di Napoli, una “città universo” come da lui stesso definita, “un luogo non luogo dove tutto è plausibile e anche l’assurdo diventa semplice e possibile, rendendo tutto ancor più divertente e magico”. La tragicomicità insita nella rappresentazione porta il pubblico a lasciarsi ripetutamente andare in fragorose risate, intervallate da attimi di riflessione sull’incertezza del nostro tempo, la volontà di attaccarsi con le unghie e con i denti a circostanze che ci condannano alla rovina e l’incapacità di rinunciarvi, il desiderio di rivalsa e di vita anche a costo della vita altrui.

L’acme viene raggiunto per mezzo di un climax di parole e suoni, sulle note della struggente Maggot Brain dei Funkadelic, improvvisamente interrotto da “Tu vuò fa l’americano”: la tragicomicità permea gli attori sul palcoscenico e di conseguenza lo spettatore, sapientemente trasmessa non solo grazie al testo ma anche attraverso la musica. American Buffalo è una moneta: ma varrà effettivamente qualcosa? O è tutta un’illusione per cui stiamo mettendo a rischio la nostra vita? Tu cosa scegli? Testa o croce?

Comments