[REPORT] Siamo stati a Verona per la più importante fiera d’Italia dedicata ai cavalli

Il racconto dell’edizione numero 119 di Fiera Cavalli Verona: più di 160mila i visitatori che, tra ritorni e novità, hanno potuto vivere qualche ora immersi nel mondo dei cavalli.


_di Valentina De Carlo e Oscar Chinaglia

Arabi, frisoni, quarter, iberici. Da dovunque essi provengano, i protagonisti di Verona per quattro giorni sono loro: i cavalli.

Sotto il soleggiato cielo Veronese, mentre una pungente aria autunnale porta zaffate del caratteristico odore di fieno che accompagna gli equini, non sentono il freddo i maniscalchi che danno dimostrazione dell’antica arte della mascalcia lavorando i bollenti ferri a colpi di martello, fino a farli divenire le preziose calzature protettive per i possenti, ma allo stesso tempo delicati, piedi dei cavalli.

Ci accoglie così Fiera Cavalli e ci addentriamo tra i tanti padiglioni, dove passiamo da spettacoli di dressage e di danza acrobatica di tutti coloro che vogliono condividere i risultati di tanto allenamento, alle sfilate dei cavalli arabi, che con i loro grandi occhi sporgenti velati di elettrica esuberanza e lucida follia, vengono esaminati da attenti giudici che eleggono i più belli. In tema di tradizioni, quelle che caratterizzano ciascun popolo e che portato fino ad noi il sapore di un antico, ma consolidato legame tra uomo e cavallo, troviamo i butteri della Maremma, che con i loro cavalli maremmani ci mostrano come per il lavoro nei campi il cavallo fosse uno alleato prezioso e indispensabile per il pascolo del bestiame e per lo spostamento delle greggi.

Anche gli spagnoli, cavalieri di notevole destrezza che riescono a dominare con assoluta nonchalance i focosi cavalli iberici, si esibiscono in esercizi che richiamano l’antico lavoro nei campi, mentre in sottofondo risuonano gli zapateados delle ballerine di flamenco in concorso alla fiera. Un altro tuffo nel passato lo facciamo dove il G.I.A., Gruppo Italiano Attacchi, mostra i mezzi di trasporto di un tempo: carrozze, calessi, diligenze, le auto di un volta il cui motore era dato dalla forza di uno o più cavalli, mezzo molto oneroso, riservato a quanti potevano permettersi il mantenimento di questo speciale motore vivente.

Parte sempre più importante della manifestazione é l’ampio padiglione commerciale, dove ci si perde tra attrezzature per cavalli e cavalieri tra eccellenze italiane e straniere, mentre all’esterno si diffonde il profumo della polenta calda e della carne alla brace, dove tra canti tirolesi e canzoni western, si può trovare un ottimo rifugio per la cena prima di mettersi comodi sugli spalti del padiglione che ospita il tradizionale Gala d’Oro.

In attesa dello spettacolo serale, Verona si emoziona con l’addio alle scene di Chablis, lo stupendo cavallo color miele, fedele compagno della campionessa italiana di dressage a livello internazionale Valentina Truppa, che ci dà un assaggio di assoluta perfezione nell’ultimo esercizio che esegue con il ventenne Chablis che approda alla pensione dopo la lunga carriera, lasciando la campionessa in lacrime davanti al pubblico commosso. Ma é soltanto un attimo, show must go on, e allora che il Gala abbia inizio.

Tra esercizi di volteggio e teatro equestre, lavori di doma libera e simpatici numeri con cavalli e cani, la sfilata di attacchi e il numero dei butteri maremmani, lo spettacolo va in crescendo, colpendo al cuore con l’esibizione di Gessica Notaro.

La cavallerizza vittima dell’acido e della brutalità di chi diceva di amarla pur avendo in realtà un cuore arido, in cui nessun sentimento può nascere, con coraggio e dignità, benda sul volto e testa alta, risale in sella alla sua vita e prende in mano le redini del suo destino, vincendo la paura che l’incontro ravvicinato con la morte aveva gettato su di lei e ritrova la forza per condurre i suoi passi in libertà, scarpette rosse ai piedi, come tutte le donne che realizzano insieme a lei Testimonianza, questo drammatico frammento di gala che é un pugno chiuso contro la violenza sulle donne.

A concludere con un soffio di leggerezza che arriva dal sud ovest della Francia ci pensa lui, Lorenzo, il cavaliere volante, che in piedi sui suoi cavalli sciolti corre nel vento eseguendo numeri che lasciano senza fiato, incantando con il suo speciale feeling con i cavalli Camargue bianchi e neri, che lo seguono come fosse uno di loro, che giocano con lui e gli fanno anche i dispetti, mentre il Magnifico, con uno charme senza eguali chiude il gala in equilibrio tra sogno e realtà.
Salutando Verona la domenica mattina
é d’obbligo passare davanti all’Arena dove sono riuniti 23 attacchi tra tiri singoli, pariglie e tiri a quattro, tutte eleganti carrozze ottocentesche che ci fanno rivivere atmosfere da fiaba, mentre i giganteschi cavalli shire scalpitando fanno risuonare l’eco dei loro enormi zoccoli, un fragoroso saluto a Fiera Cavalli, galoppando verso la prossima edizione.

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