Radikon e Casa Vicina: la cena con il produttore a Eataly Lingotto

Un calice di vino ambrato e una Bugia di Mais profumata alla Salvia, questo l’inizio di una cena sui generis costruita su un percorso vitivinicolo iniziato più di 15 anni fa.


_di Giorgia Bollati

Un territorio lontano e isolato e le sue uve: si tratta dell’altura di Oslavia, una frazione di Gorizia nella campagna Friulana, a pochissimi metri dal confine Sloveno. Qui si stendono gli ettari di vigne dell’Azienda Agricola Radikon, oggi condotta da Sasa, figlio degli artigiani Stanislao, da poco scomparso, e Suzana, che gestisce un terreno ideale per la coltivazione delle uve e la vinificazione. Tra i suoi vini, per la particolare occasione della Cena con il Produttore organizzata da EATaly Lingotto venerdì 27 ottobre, ha scelto alcuni vitigni bianchi e un Merlot, tutti trattati e vinificati con i metodi usati per i rossi, tra macerazioni e invecchiamenti molto lunghi.

Ad accompagnare, i piatti del Ristorante Stellato Casa Vicina, dalle delicate ma saporite Bugie di Mais profumate alla Salvia, al Lingotto di patè di fegatini di pollo con gelatina naturale, passando per le portate principali degli Gnocchi di patate di montagna e “sottiletta” di Fontina e del Filetto di maiale al lardo di Arnad e nocciole con quiche ai funghi porcini, per poi concludere il menù con il Croccante di pasta ricciolo con gelato al gianduja e zabaione.

Dopo il piacevole stupore dello Slatnik del 2015, macerato per 10 giorni a contatto con le bucce che gli donano il suo color caramello e poi lasciato invecchiare per 18 mesi in botti di rovere, scelto per l’aperitivo, la selezione di Sasa ha previsto Jakot (un tokaj del 2010), la Ribolla del 2003, Oslavje del 2009 e il Merlot del 2001.

La degustazione proposta da Radikon ha dunque toccato bottiglie chiuse fino a più di 15 anni fa e ha ben mostrato a tutti i presenti i caratteri degli Orange: questa la denominazione attribuita ai vini bianchi trattati come si fa con i rossi, che acquisiscono, nella lavorazione, intensità e struttura. Sarebbe, perciò, raccomandabile un decanter per poter apprezzare appieno profumi e odori, procedimento a cui, tuttavia, Sasa si oppone, difendendo l’identità mutevole del vino, che si dischiude gradualmente per chi ha pazienza. Un viaggio esplorativo in terre portatrici di nuove tendenze, tracciato da sapori complessi tutti da conoscere.

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