[REPORT] Piccoli brividi: Aldous Harding e un Halloween attorno al falò dello sPAZIO211

La cantante neozelandese approda a Torino per il tour di presentazione del nuovo album “Party”, nato dalla collaborazione con John Parish. Durante la festa di Halloween, la banshee del folk regala al pubblico di sPAZIO211 una performance da pelle d’oca.


_di Alessia Giazzi

Notte di Halloween, nebbiolina, aria pungente e brividi lungo la schiena: sembra il perfetto incipit di uno di quegli sgargianti volumetti di Piccoli Brividi, una di quelle atmosfere da racconti del terrore bisbigliati attorno alla luce spettrale di un falò.

È in questa perfetta cornice, in bilico tra luci e ombre, che miss Aldous Harding fa la sua apparizione sul palco di sPAZIO211 per l’unica data italiana del tour di presentazione del neonato Party. La cantautrice neozelandese, portabandiera del gothic-folk, torna a due anni dalla release del primo omonimo album con nove tracce prodotte in collaborazione con John Parish, vecchia conoscenza di PJ Harvey e Perfume Genius.

Le sue canzoni malinconiche e noir potrebbero suggerire l’immagine di una figura cupa avvolta in abiti scuri, ma nella notte della vigilia di Ognissanti Aldous Harding è una moderna banshee, completamente vestita di bianco.

Con movimenti lenti e controllati si sistema in bilico sullo sgabello e sfidando la gravità imbraccia la chitarra (bianca anche lei) e intona le prime note della sua ninnananna dark.

Ci stringiamo come bambini curiosi attorno ai piedi di Aldous Harding, cantastorie d’eccezione davanti a questo falò immaginario tra le cui fiamme prendono vita le fiabe inquietanti e gli amori tormentati delle sue canzoni.


Nel video di Horizon, primo singolo ad anticipare Party, avevamo già avuto un assaggio delle doti espressive della cantautrice e la sua presenza scenica lo conferma: nelle performance di Aldous Harding il confine tra musica e teatro è labile. La strega bianca lancia il suo incantesimo sul pubblico con gesti lenti e calibrati ma ciò che più stupisce è la sua espressività. La mimica facciale esasperata è divertente ma inquietante allo stesso tempo mentre il suo sguardo indaga tra i volti e gli occhi del pubblico con sicurezza: i suoi occhi si spalancano e la sua bocca si deforma continuamente contro il microfono in una serie di smorfie indecifrabili.

Così vestita di bianco, concentrata nella sua pantomima grottesca, ricorda la Kate Bush di Wuthering Heights, da cui eredita la capacità di raggiungere le ottave più alte prima di spingere le proprie corde vocali sulle note più profonde in perfetto stile Nico.

Fin dal primo album, Aldous Harding danza con la morte e con temi di stampo onirico tessendo una rete di moderne leggende. Sul palco dello sPAZIO211, però, le fiabe oscure fanno spazio alle canzoni apparentemente più naif e spensierate del nuovo album: la cantante neozelandese, accompagnata da piano e basso, snocciola uno dopo l’altro brani come Imagining my manParty, includendo anche la nuovissima Elation.

È impossibile non notare la quantità di sguardi incantati che il pubblico rivolge a Aldous Harding che a pochi centimetri da loro gli sta regalando una performance di una bellezza ipnotica.

Mezzanotte è ormai passata e così come era apparsa la banshee del folk sparisce. Neanche l’ultimo, lunghissimo applauso che continua ben oltre la sua uscita di scena la convince a tornare sul palco per raccontarci ancora una delle sue storie noir. L’agognata Horizon manca all’appello e ci lascia con l’amaro in bocca: il tempo per le favole è terminato, è ora di tornare a casa.

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