“Le vittime della nostra ricchezza”: inaugura la mostra fotografica di Stefano Stranges all’ARTeficIO

Come primo appuntamento della rassegna “FotoGraFFiti” l’ARTeficIO ospita il progetto documentaristico/sociale vincitore del contest del Festival dei Diritti Umani 2017 realizzato dal fotoreporter Stefano Stranges e organizzato da Soluzioni Artistiche in collaborazione con il Centro Piemontese Studi Africani.


“FotoGraFFiti” nasce come un mezzo di cultura, tramite il quale far conoscere alla cittadinanza e non solo alcune realtà diverse, vicine o lontane, ma in maniera concreta e importante, tesa all’acquisizione di una consapevolezza che faccia riflettere e domandarsi come poter aiutare. Si tratta di un’informazione che divulga, che vuole far parlare di sé e sensibilizzare. In questa ambiziosa finalità, la rassegna è concepita nell’ottica di un grande evento, un’iniziativa di alto impatto sociale e culturale.

Dal 3 al 19 Novembre 2017.
INAUGURAZIONE Venerdì 3 novembre h.18.30

L’arteficio – Showroom & Art Factory

Orari:
Lunedì – Venerdì: dalle 10 alle 19
Sabato e Domenica: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 22

Stefano Stranges è un fotografo indipendente Italiano. Specializzatosi nel 2012 con un Masterclass della Magnum Photo, i suoi lavori sono focalizzati sul tema reportagistico sociale, alternando servizi istituzionali e reportage di viaggio per agenzie, a collaborazioni con organizzazioni umanitarie e riviste del settore, tra le quali Rolling Stone, Il Reportage, Jesus Magazine, Il Manifesto, La Stampa, La Repubblica.

E’ membro Co-Fondatore del Gruppo didattico fotografico “CollettivoX” insieme ai fotogiornalisti Paolo Siccardi, Max Ferrero e Mauro Donato. Durante le sue diverse tappe di un progetto intitolato Homeland, è stato invitato a presentare ai giovani studenti il suo operato in alcuni college tra India e Bangladesh e in particolare nella prestigiosa Palan School of International Studies di Calcutta.

 

Da gennaio 2017 alcuni suoi scatti effettuati in Siria nel 2013 sono parte della Mostra tutt’ora Itinerante “EXODOS, storie di persone, arrivi, inclusione”, finanziata e promossa dalla Regione Piemonte. Attualmente è impegnato in un reportage a lungo termine sulla filiera del Coltan e del materiale tecnologico, dal quale nasce la sua mostra itinerante “The victims of our wealth” (finalista al Sifest Premio Pesaresi 2016 e Menzione d’Onore all’ IPOTY- International Photographer of the year).

Oltre alla serie di mostre ed eventi legate ad una attività didattica e di sensibilizzazione anche all’interno di scuole e università, il suo lavoro è stato esposto alla QR Gallery di Bologna durante l’IT.A.CA Festival 2017 e al Museo Piermaria Rossi in occasione del Coscienza Festival 2017.

A luglio 2017, presentando il suo progetto documentaristico/sociale, vince il contest del Festival dei Diritti Umani 2017, iniziando una collaborazione con l’ONG Terre des Hommes e che lo porterà ad esporre il suo lavoro durante la Triennale di Milano 2018. http://www.strangesimage.com/

1° tappa: Nord Kivu, RD Congo (Gen – Feb 2016)

Il Coltan è il minerale che ognuno di noi porta in tasca e che è oggetto di una lunga catena commerciale che implica pesanti conseguenze sui diritti umani e ambientali. Utilizzato nella produzione di svariati materiali di alta tecnologia, questo minerale è soprattutto fondamentale per la realizzazione degli smartphone. Il consumo compulsivo e il rinnovo costante di questi oggetti, alimentato dal bombardamento mediatico delle campagne pubblicitarie, ha fatto sì che dalla fine degli anni ’90 il commercio del Coltan sia cresciuto in modo esponenziale. Da qui gli sfruttamenti da parte delle grandi multinazionali e le conseguenze catastrofiche nei confronti delle popolazioni di territori come la Repubblica Democratica del Congo, una delle più grandi riserve di Coltan.

La mancanza sostanziale di alternative per sopravvivere e lo scarsissimo livello di scolarizzazione costringe la popolazione di tutto il territorio ad essere schiavi all’interno delle loro terre e a lavorare come minatori, con dei livelli di sicurezza pari a zero. I villaggi a ridosso delle miniere, come ad esempio Rubaya, sono abitati da centinaia di famiglie spezzate, dove una vedova o una madre spesso non possono nemmeno piangere il corpo del proprio caro, sepolto e abbandonato dentro le voragini della montagna. I diritti e i sostegni di queste donne arrivano soltanto dalle ONG che operano sul campo. Nel maggio 2016, una selezione delle immagini è stata proiettata presso il Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia a Udine grazie al supporto dell’ONG “ACCRA” e presentata insieme all’Attivista Congolese John Mpaliza.

A boy in front of his tent in Kibabi Camp, close to the mine sites.

2° tappa: Agbogbloshie (Sodom and Gomorrah), Accra, Ghana (Gen Feb 2017)

A febbraio 2017 si è appena conclusa la tappa finale del progetto, sviluppata in Ghana, nella più grande discarica tecnologica del mondo, dove il nostro materiale tecnologico viene buttato. Anche in questa fase sono state analizzate le conseguenze sulla popolazione che vive e lavora all’interno della discarica, chiamata Sodom and Gomorrah, nonchè l’impatto sul territorio. Questa sezione è presentata in 36 stampe fotografiche, oltre ad alcuni oggetti artigianali prodotti da alcuni abitanti di Agbogbloshie, totalmente fabbricati con materiali recuperati dalla discarica.

In accompagnamento alle immagini fotografiche, si aggiunge inoltre un video documentario del lavoro, effettuato dal videoreporter e collaboratore Simone Rigamonti. Un articolo in accompagnamento al reportage è stato sviluppato da Antonella Sinopoli, giornalista Presidente di Voci Globali ed esperta di Africa. In questo modo ho voluto aprire e chiudere questa filiera di consumo e sfruttamento del materiale tecnologico, che dall’inizio alla fine del suo processo causa sfruttamento sia umano che ambientale.

 

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