Spartiti, ultimo atto

Va in scena allo sPAZIO211 di Torino l’ultima data del progetto realizzato in tandem da Max Collini e Jukka Reverberi. 

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_di Federica Neri

Io, io sono quello che non ce la faccio. Io sono stanco, anzi stanchissimo.”

Con questa traccia appartenente all’album Austerità del 2016, il cui testo è l’incipit del romanzo Bassotuba non c’è di Paolo Nori, Max Collini ex voce e testo dei rinomati Offlaga Disco Pax dà il benvenuto a tutti i presenti allo Spazio211 in questo autunnale sabato 28 ottobre. Saluta tutti i compagni in sala – assieme al partner Jukka Reverberi, chitarrista dei Giardini di Mirò – dando così il via all’ultima delle cinquanta date del Tour di Spartiti, e “minacciando” scherzosamente gli spettatori circa l’intenzione di volere eseguire l’intero repertorio del duo di Reggio Emilia.

Un inizio che mette quindi in chiaro da subito ciò che andrà ad accadere durante l’intimo e caldissimo live: una performance a base di un alto livello emozionale, di testi a tratti malinconici, nostalgici ma anche provocatori, ironici e “politically incorrect“, caratterizzati da un’esposizione narrativa strettamente personale e legata puramente ad eventi del passato – un passato che spazia da quello prossimo a quello più remoto – di cui, ovviamente, Max si fa narratore in prima persona – e di una sonorità unica e particolare in ogni singola traccia.

Veniamo da subito fiondati in un contesto molto familiare, un vero e proprio oceano di parole dal tono quasi confessionale, citazioni velate e ringraziamenti mirati tra una canzone e l’altra.

Un pubblico non troppo numeroso, ma sempre molto attento, che ascolta in maniera meticolosa tutti i racconti del narratore, come un unico filo di un romanzo composto da storie diverse tra loro, ma unite allo stesso tempo.

Si passa appunto da pezzi più leggeri e strettamente biografici come Vera, in cui in dodici minuti viene esposto crudamente un divertente episodio su Vera, nome fittizio della figlia poco avvenente ma molto sfacciata di un vetusto professore delle superiori. O come Borghesia, in cui una sciocca incomprensione quotidiana si trasforma in un vero e proprio evento comico o, infine, Elena e i Nirvana (terza traccia dell’album Servizio d’ordine).

Elena e i Nirvana è un brano musicalmente e testualmente davvero molto intenso e significativo. Un racconto di una vecchia storia d’amore tra il cantante e Elena, una ragazza bellissima, in cui spicca il legame tra i differenti gusti musicali dei due amanti, a tempo di un ritmo frenetico che ricorda quello di un cuore convulso o di un martello, ripetitivo e incessante. Un richiamo più che esplicito alle sonorità già utilizzate dagli Offlaga Disco Pax stessi, contrassegnato da basi musicali minimal che vanno man mano riempiendosi di suoni aggiuntivi e complementari, arricchendo e farcendo l’impasto di cui è composta la canzone.

Spicca anche Ti aspetto, frammento del romanzo Stanza 411 di Simona Vinci, nella quale assistiamo in prima persona ad un crescendo di sconforto e agitazione espresso sotto forma di attesa del nulla, o Ida e Augusta, anche questo tratto da un racconto di Arturo Bertoldi.

Ricorrenti anche i rimandi storico-politici, sempre in chiave umoristica, a cui Max Collini è molto legato già dai tempi dei primi Offlaga Disco Pax di Robespierre del 2004 (un amarcord evidente in pezzi come Sendero Luminoso o Banca Locale). 

Il tutto viene accompagnato da visual d’autore, creati accuratamente dal regista Filippo Biagianti (già realizzatore del video di Austerità nel 2016) che è presente al mixer durante l’intera esecuzione della band come per tutte le date del Tour” come tiene a sottolineare lo stesso Max.

Proiezioni e video selezionati e differenti per ogni singola traccia, ma tutti contraddistinti da una fotografia di alto livello, e, ancora una volta, da una scelta stilistica ben mirata.

Quello che abbiamo davanti agli occhi sono immagini chiare, delle “bombe visive” ben scelte al cui cuore si colloca in primis la volontà di emozionare in modo palese ma (al tempo stesso) naturale il pubblico, come se le storie raccontate fossero anche storie del nostro passato.

E così, dopo quasi un’ora e mezza di live impeccabile, di pezzi post rock, elettronici – a tratti addirittura noise – accompagnati rigorosamente dalle melodie della chitarra elettrica di Jukka, la perfetta chiusura che ci scioglie in assoluto il cuore l’abbiamo con Qualcosa sulla vita.
Il brano, la cui versione originale del ’97 appartiene ai Massimo Volume, v
iene dedicato all’amico – nonché ex componente degli Offlaga Disco Pax – Enrico Fontanelli, scomparso tragicamente nel 2014, e in tutta la durata della canzone questo ci è ben chiaro. Quello che proviamo è un semplice senso di dolore e smarrimento – una vera e propria fitta interiore – seguito dalla percezione di nuovo inizio, di cambiamentoche è chiaro quando Max se ne va dal palco e le chitarre di Jukka diventano padrone della scena, dando vita a una vera e propria esplosione di suoni.

Perché, come stanno ad indicarci anche le luci di scena, rosse e calde, puntate non più sugli attori stessi di questo spettacolo, ma su noi, il pubblico, insomma se “la sua nuova pelle splendente era un richiamo alla vita“, e se la nostra volontà personale di cambiamento e crescita è continua e perpetua, dobbiamo sempre confrontarci, affrontarci e azzuffarci con il nostro passato. Che è e rimane lì. Che perdura e che resta una parte inestimabile di noi stessi.

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