[INTERVISTA] Alla ricerca del ritmo con Germanò

Il suo esordio, uscito giusto un mese fa, è già uno dei dischi più apprezzati dell’anno da pubblico e critica italica: abbiamo intervistato Germanò, tra riflessioni sui rapporti interpersonali e l’amore per la disco music.

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_di Giorgia Salerno

“Beh sto lavorando, ho un sacco di passioni e me la sudo tanto” fa così un verso di San Cosimato, uno dei brani più stupefacenti di Germanò, quasi un biglietto da visita, contenuto in Per cercare il ritmo, uscito da poco per Bomba Dischi.

E in effetti a parlarci sembra che le cose siano andate proprio in questa maniera: Alex si è dato un sacco da fare e ora sta raccogliendo i frutti di un lavoro personale e curato, che riesce a dare voce alle emozioni di tutti i giorni senza diventare mai banale.

L’ho conosciuto con una camicia colorata al Macao di Milano, dove dice di andare spesso, quando ancora del disco si sapeva poco, e lo ritrovo al Covo Club di Bologna prima del suo secondo concerto, dopo l’apertura del tour a Roma, con una tenuta più sobria e decisamente più concentrato. Concentrazione che si riversa completamente in un live delicato e denso al tempo stesso, che trova il suo culmine in Dario, pezzo in ultima posizione nell’album e in chiusura anche in scaletta.

Perché proprio Germanò?

“Molto banalmente Germanò è il mio cognome, che poi è anche un meme (ride). Il mio nome è Alex Andrea, c’è sempre stato un fraintendimento su questa cosa. Poi in realtà mi sono fatto convincere che solo il cognome potesse essere un buon nome d’arte ma non lo so, a volte penso sia una buona idea, altre no… Comunque penso in generale che i nomi siano importanti.”

Come avviene la ricerca del ritmo?

“Mah non lo so, è già avvenuta. Un paio di anni fa sono andato in fissa malissimo con gli Chic di Nile Rodgers, già mi piacevano ma mi è venuta proprio un’ossessione, dietro poi c’è tutto un filone con le robe di Donna Summer e le cose che Nile Rodgers ha scritto anche per altri, eccetera. Mi sono appassionato alla disco music in generale e allo stesso tempo stavo vivendo un momento della mia vita un po’ così, ero alla ricerca di certezze… Diciamo che questo titolo alla fine riassume i miei gusti musicali del tempo, di due anni fa, e come ero.”

È anche una ricerca di stile?

“Si, si, Per cercare il ritmo ha anche questo significato che sono riuscito a dargli a posteriori.”

Chi è la persona che ha influenzato di più la stesura di questo disco?

“Oddio non lo so, non ce n’è una in particolare, ce ne sono parecchie. Mi sono un po’ rinnamorato della musica e la storia di questo disco è un po’ la ricerca di quello che volevo fare io nella vita, mi sono chiesto proprio cosa mi piace e alla fine mi sono detto sì mi piace questo, va bene, facciamolo.”

«Nessuno al giorno d’oggi si impegna veramente con qualcuno, rimaniamo sempre con queste porte aperte, non abbiamo mai le idee chiare, facciamo una cosa ma poi no, poi si»

È difficile parlare apertamente di esperienze personali e scriverne?

“Mah in realtà io con un progetto precedente, gli Alpinismo, avevo fatto testi molto più personali e pesanti rispetto a questi. In questo disco ci sono sì canzoni personali, però ho cercato di fare un qualcosa in cui il più possibile le altre persone potessero rispecchiarsi. Ho cercato di affrontare temi che fossero veramente interessanti. È vero che uno scrive le canzoni per sé, ma la musica è intrattenimento e quindi va fatta soprattutto per gli altri, secondo me. È una cosa personale ma va fatta per gli altri. È giusto parlare di cose personali ma comunque devi trovare un punto che sia universalmente interessante, o almeno provarci, io ci ho provato”.

Beh credo tu ci sia riuscito, hai trovato un buon punto di incontro: riesci a parlare di cose estremamente tue ma al contempo a far immedesimare gli altri nei tuoi panni.

“Esatto, cioè alla fine a nessuno frega veramente dei tuoi problemi personali – ed è giusto così eh – quindi uno deve cercare di mettere in una canzone qualcosa di più… Cioè comunque è una canzone, quindi ho provato a fare questo”.

Uno dei miei brani preferiti è A mezzanotte meno dieci, la immagino come una conversazione telefonica, è così?

“Si, dunque, tu sei mai uscita con un ragazzo perché alla fine, dai, perché no? Un po’ perché ci si sente soli? Parla di questo la canzone, del fatto che comunque con quella persona alla fine ci vai, perché ci sono momenti nella vita in cui pur di non stare solo fai queste cose, così. Secondo me è interessante perché affronta una roba che viviamo tutti, parla di quando tutti ci sentiamo profondamente soli, ma parla anche del fatto che nessuno al giorno d’oggi si impegna veramente con qualcuno, rimaniamo sempre con queste porte aperte, non abbiamo mai le idee chiare, facciamo una cosa ma poi no, poi si. La canzone parla di questo”.

In particolare mi ha colpito un verso che dice “tu mi rispondi molto tardi per confondere le idee”, cosa che da’ proprio l’idea di una classica conversazione su WhatsApp. La prendo alla larga per chiederti in realtà se secondo te i social hanno cambiato di molto i rapporti?

“Entrambi i protagonisti non hanno voglia, non gli va di fare sta cosa ma la fanno. Ed è reciproco, sia da parte di lei che di lui. Per quel che riguarda i social non lo so, è una domanda abbastanza difficile, non so se riesco a risponderti a questa cosa. Sarei impreciso se ti dicessi qualcosa: insomma si come no, ci sono cose positive e cose negative. È chiaro però che la social addiction in qualche modo distorce la tua realtà sociale.”.

Abbina un film al tuo disco: se potesse fare da colonna sonora quale sceglieresti?

“Guarda non lo so ma ultimamente ho visto “La Corruzione”, di Mauro Bolognini. Non guardo solo questo genere di film chiaramente, ma è molto molto bello, ha questo titolo qua ma tratta di diverse cose. Parla di un ragazzo che decide di fare il prete però il padre, che si aspettava per lui un futuro da dirigente, gli fa fare un viaggio in barca con una ragazza bellissima e piano piano alla fine lo induce a cambiare decisione. Molto bello, forse sceglierei questo.”

Con chi ti piacerebbe collaborare?

“A me piace molto Colombre perché fa un discorso simile al mio, ma anche Giorgio Poi! Anche se forse Colombre è quello che mi somiglia di più.”

Cosa ascolti ultimamente?

“Ascolto in modo ossessivo un pezzo che si chiama Get It Together di Drake e una canzone dei Big Thief che si chiama Shark Smile… era da molto che non ascoltavo roba indie-rock e mi ha riportato un po’ lì, mi ci sono rituffato.”

 

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