Fenicotteri sul Baltico: siamo andati alla Tallinn Fashion Week 2017

Tra le varie settimane della moda di presentazione delle nuove collezioni per l’autunno/inverno, non potevano mancare le ultime novità dal Baltico. E così, esattamente a metà tra due dei più importanti eventi di questo tipo nel nord-est Europa, siamo stati alla Tallinn Fashion Week 2017, armati di Kodak. 


_di Federico Plantera

Delle due Fashion Week che ogni anno si tengono nella capitale estone, questa era senza dubbio la più attesa – e non solo perché qui fa freddo praticamente per la maggior parte del tempo. Battute a parte, sarebbero state presentate le collezioni di alcuni tra i più rinomati fashion designers locali, insieme alla competizione del Golden Needle (Kuldnõel). Armato di una Kodak usa&getta e dell’aiuto di Juuli Pekkonen, studentessa di business e reinventata fashion expert per l’occasione, abbiamo fatto un salto al Vaba Lava di Tallinn per provare a capire qualcosa di più dell’ambiente e dare un’occhiata alle catwalks di maggiore rilievo – per poi finire a seguirle praticamente tutte per tre giorni su quattro, cosa che 1) non ci è dispiaciuta affatto (un grazie mille a Britta Talving per questo, la responsabile stampa), e 2) ci ha permesso di avere un’immagine quanto più accurata possibile non solo di cosa bolle in pentola, ma anche dell’atmosfera che ogni anno si crea intorno a questo evento.

Day 1 [Kristian Steinberg // Kuldnõel]

Kristian Steinberg apre le danze della settimana della moda con una sfilata che definire straniante sarebbe riduttivo: l’incedere delle modelle è lento e solenne, la musica quasi da club underground berlinese – una scelta seguita da pochi altri durante la Fashion Week nella sua interezza. Lo stile è elegante e pulito, puntando più sul design che su scelte complesse a livello di colori. Praticamente è un innuendo, con le modelle ad accelerare il passo man mano che la collezione viene portata in scena e una di queste, alla fine, a liberarsi lentamente dell’ampia gonna che avvolge un intimo sobrio e avvolgente, quasi castigato. Ottimo inizio, fa ben sperare per il resto della serata.

[Foto: Erlend Štaub]

E le speranze non vengono disattese, almeno in parte. La competizione del Golden Needle vede sfilare tre collezioni profondamente diverse tra loro, tant’è che ci si chiede se non sia un po’ azzardata la scelta di far gareggiare tra loro tre stili così diversi. Marit Ilison, Kadri Kruus e Kristina Viirpalu si giocano il grande premio, ma fin dai primi assaggi della collezione di quest’ultima si ha idea di chi si aggiudicherà il Needle più importante. La collezione di Kristina Viirpalu, che ha dalla sua anche maggiore esperienza internazionale rispetto alle altre designers in corsa, è elegante e senza sbavature, alternando cappotti lunghi dall’uso potenzialmente quasi quotidiano a vestiti con profondi scolli a V e tinte che vanno dal beige al nero, passando per bianco e verde acqua. Premio meritato, pochi margini di dubbio sulla buona riuscita della prima giornata della TFW.

[Foto: Erlend Štaub]

Day 3 [Katrin Aasmaa // Diana Arno // Tina Talumees]

Trovandoci costretti a saltare il secondo giorno per impegni di lavoro, arriviamo con grandi speranze al Vaba Lava per la terza sessione di sfilate. La vigilia prometteva decisamente bene: Katrin Aasmaa avrebbe presentato qualcosa di decisamente diverso dal resto che avremmo visto tra mercoledì e sabato; Diana Arno è uno dei grandi nomi all’interno del panorama della moda estone; Tiina Talumees ci avrebbe permesso di assistere ad uno spettacolo in cui avrebbe regnato un’eleganza allo stesso tempo aggressiva e signorile.

Katrin Aasmaa, fashion designer formatasi all’Accademia di Belle Arti di Tallinn (fucina di talenti tanto nella moda, quanto nell’arte concettuale e contemporanea), ha dato una scossa decisiva all’intero ambiente. Una collezione di futurismo post-sovietico, con la ripresa di molti motivi cari a una certa frangia di giovani locals e di trends che, già da qualche anno, stanno prendendo d’assalto le passerelle di mezza Europa occidentale. Per un momento sembra di essere trasportati in tutt’altro luogo, in una sorta di Baltico a influenza russa distopico e grezzo. Piace, e molto.

Nota a margine: non si tratta di qualcosa di pienamente originale, considerato che alcuni temi della collezione sono già stati esplorati in tempi non sospetti dal più quotato Gosha Rubchinskiy. Tuttavia, lo schiaffo in faccia va a segno, e la passerella si rivelerà una delle più interessanti dell’intera rassegna. Brava Katrin.

[Foto: Erlend Štaub]

Diana Arno ci riporta sulla Terra, ma non prima di uno s p a z i a l e video di introduzione a metà tra Lady Gaga e Trainspotting 2. Uno spettacolo, da manuale, da vedere e rivedere – cosa che, data la carenza della materia principale (il video in sé), pare non esserci permessa purtroppo. la collezione ruota prevalentemente attorno a cappotti e vestiti lunghi dal taglio tendenzialmente piuttosto classico, ma dai motivi interessanti. A far buon gioco sembrano essere più che altro gli accessori, che amalgamano bene i capi presentati e la collezione nella sua interezza.

[Foto: Erlend Štaub]

Tiina Talumees, invece, ci trasporta in un film di James Bond – ma di quelli con Sean Connery o Roger Moore, niente a che fare con lo scazzottatore Daniel Craig. Una collezione che trasmette un’idea di autorevolezza, classe e aggressività, in un mix di capi sobri ma dal taglio deciso. Un unico grande statement tra il rosso, il beige e il nero – e che ho dovuto decifrare per conto mio, mentre la mia collega riprendeva a bocca aperta praticamente ogni modella in passerella. Venerdì si chiude in bellezza, e possiamo già ritenerci ampiamente soddisfatti dell’esperienza alla TFW.

[Foto: Erlend Štaub]

Non presenti in foto e/o descrizione, ma che abbiamo comunque avuto la possibilità di seguire, vi sono Iris Janvier e Ketlin Bachmann, Riina Põldroos e Aldo Järvsoo della Embassy of Fashion. Più interessante delle altre la collezione di Järvsoo, sebbene si sia avuto l’impressione di non essere compresa da tutti. Nota a margine di grande valore: ottima selezione musicale per quest’ultima passerella, ad aprire con Intro di The XX e chiudere con lo spettacolare remix di Tessellate degli Alt-J ad opera di Dam Mantle.

Ora, qualche conclusione da giornalista interessato-ma-estraneo all’ambiente – e poi vi lascio alle foto made in Kodak, promesso. A stupirmi ovviamente non era la presenza di un esercito di fashion bloggers invitate/i da Riga, Vilnius e Tallinn, quanto piuttosto il fatto che, tendenzialmente, si è avuta l’impressione che a tutti piacesse praticamente tutto – impressione condivisa anche da un ristretto numero di insiders con cui mi sono trovato a parlare, come Johanna Kallas (foto a sinistra, Steinberg), Alina Keller, Sergej Hatanzeisky, o la stessa Britta Talving. O meglio: se a tutti piace praticamente tutto, e nessuno si esprime con una anche minima critica sulle proposte che vengono presentate in passerella, si può effettivamente creare un meccanismo virtuoso che spinga stilisti e designers a continuare a rinnovarsi e a innovare e, di conseguenza, elaborare proposte la cui originalità non possa essere messa in discussione? Followers e visibilità a parte, sorge la domanda se la cornice di questo quadro sia adeguata alla qualità del dipinto.

Ultimo elemento interessante: a parte nel caso in cui ho chiesto a un buon numero di persone se conoscessero Tessellate o Intro (solo risposte negative, purtroppo), in generale, tutti sembravano avere sempre la cosa giusta da dire ad ogni obiezione o domanda posta. Eppure, collegando questa osservazione a quella precedente, si finiva sempre per dire nulla. Ho sempre visto la moda come qualcosa che necessita innovazione continua, dibattito, discussione, critica costruttiva, come tutte le forme d’arte in generale – perché di questo stiamo parlando, di arte e società. Possibile che l’ambiente abbia un leggero timore di affrontare una prova di maturità, in questo senso?

In ogni caso, noi ci siamo divertiti e l’organizzazione è stata impeccabile. Chiedere conferma a David*, il protagonista del nostro racconto della Tallinn Fashion Week 2017 e di cui potete seguire le imprese qui sotto.

* Perché David? Perché il giudice della catwalk competition tra Owen Wilson e Ben Stiller in Zoolander è David Bowie. Lo spirito del Duca vive ancor in questo grazioso fenicottero rosa, sequestrato momentaneamente a delle gentili ragazze fuori dalla Fashion Week.

Gallery a cura di Federico Plantera

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