“In questo angolo di mondo”: la morte di un sogno e il suo inizio

Arriva nei cinema italiani il vincitore del prestigioso Japan Academy Prize for Animation 2016, ( l’”Oscar” giapponese per i film d’animazione), “In questo angolo di mondo” tratto dal’omonimo romanzo bestseller di Fumiyo Kono.


_di Pier Allegri

“Sin da bambina sono stata una persona con la testa tra le nuvole. Non ho mai saputo per quale motivo. Ma ciò mi ha permesso di vedere cose che sfuggivano agli altri.”

 Il film, che si inserisce pienamente nel filone drammatico e realistico dell’animazione giapponese (vedi esempi come “Una tomba per le lucciole” e il più recente “Si alza il vento” di Hayao Miyazaki), rappresenta il periodo prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale in Giappone, attraverso gli occhi della protagonista Suzu ottimista e sognatrice ragazza della periferia di Hiroshima, con la testa perennemente tra le nuvole e un pennino da disegno nella mano. La ragazza, al compimento della maggiore età, è data in sposa al giovane Shusuke, ed è quindi costretta ad andare a vivere in casa del coniuge, con la famiglia di lui.

I primi tempi sono molto difficili per Suzu, nonostante la gentilezza naturale del marito e la cortesia dei suoceri: la giovane non riesce a gestire la lontananza dall’unica realtà che abbia mai conosciuto e dagli amati familiari. Quando, infine, Suzu riesce a trovare un equilibrio nella nuova casa e nella nuova città, il conflitto con gli americani è al suo apice e i bombardamenti sono all’ordine del giorno.

«Il film è esemplare nella capacità di mischiare leggerezza e realismo
senza essere adulatorio o didascalico»

Ben presto si troverà a fare i conti con la realtà tragica della guerra, che nemmeno il suo pennino e il suo ottimismo sembrano in grado di correggere. “In questo angolo di mondo”, realizzato con un crowdfunding di grande successo, è un film emozionante e raffinato, disegnato con tratti semplici e grande cura per i dettagli storici e culturali del Giappone degli anni ‘40, con una narrazione e un ritmo che passano dal placido al violento, dal sogno alla realtà, con grande naturalezza ed efficacia. I disegni della protagonista (ancora ispirati alla meravigliosa poesia dei dipinti di Hokusai), sono la chiave di traduzione dell’intero film, reso una sorta di devastante sogno a occhi aperti, dove la vita pare fuggevole come i tramonti disegnati da Suzu, ma tuttavia consolata da momenti di speranza.

Anche quando la bomba atomica cade e tutto sembra perso per sempre, sia per Suzu che per la sua famiglia, la volontà di sopravvivere consente ai personaggi di non cedere alla disperazione, ma addirittura di ridere di fronte all’orrore della guerra, alla fine del sogno di vittoria rappresentato dalla portaerei Yamato, la “più grande del mondo”, ormai un guscio vuoto e storto, abitato solo da irriducibili aironi in cerca di una nuova casa. Il film è esemplare nella capacità di mischiare leggerezza e realismo senza essere adulatorio o didascalico, anzi concede uno sguardo tenero e malinconico a un futuro che sembrava spezzato per sempre, ma che invece ritorna a portata di mano. Un nuovo mondo, una nuova vita.

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