Le folli imprese (non) sportive di Jack e Lo Smilzo

Abbiamo raggiunto telefonicamente la crew di Jack e lo Smilzo, autore di web serie di grande successo sul web nonché di grandi imprese (non) sportive, vedi la traversata in bici da Torino a Parigi o quella maratona in Indonesia…

_di Mattia Nesto

“Panchinari nel Mondo” è una sorta di sfida per persone normali: ovvero dimostrare che tutti, con un allenamento sportivo basico, possano riuscire anche in imprese agonistiche, come direbbe Piccinini, ‘ccezionali. Detto questo però l’impegno a questo giro era veramente (quasi) improponibile: ovvero la Bromo Marathon, appena conclusasi, una maratona “ad anello” attorno al villaggio di Tosari Tengger, ai piedi per l’appunto del vulcano Bromo, in Indonesia.

Ma come vi è venuto in mente di prendere parte a questa gara sportiva?

“Guarda, l’idea di provare a lanciarci in imprese sportive un po’ borderline ha sempre accompagnato la nostra amicizia. Fin da ragazzini abbiamo sempre corso insieme, giocato a calcio insieme, sempre assolutamente da ”panchinari”. Ovvero, senza troppe pretese. Per quanto riguarda il Bromo, prima abbiamo notato la località, tramite un fotografo: Keow Wee Loong, che Jack segue su Instagram, una volta scoperta l’esistenza della ”maratona sul Bromo” non abbiamo potuto resistere”

Per voi è la prima impresa di questo tipo?

“Per noi è la prima maratona ma non la prima impresa sportiva da panchinari. Due anni fa abbiamo documentato un viaggio in bici di più di mille chilometri partendo da Torino fino ad arrivare a Parigi per vedere la Tour Eiffel”

Qual è il vostro obbiettivo, oltre ovviamente a quello, già centrato per altro, di aver tagliato il traguardo ancora da vivi!

“Potremmo dirti che il nostro obiettivo, come hai giustamente sottolineato tu, è quello di dimostrare che è possibile compiere imprese sportive ”non comuni” e viaggiare anche da completo panchinaro, senza nessun talento particolare. Ma sarebbe una mezza verità. Il nostro vero obiettivo è buttarci a capofitto in esperienze mozzafiato, stravolgere un po’ la monotonia quotidiana e cittadina con un filo di sana incoscienza e divertirci, divertirci sempre. Forse questo è un po’ lo spirito da panchinaro, dimostrare che le etichette sono assolutamente sopravvalutate, che magari da piccolo eri sempre il secondo, sempre quello che arrivava dopo, il 5 e mezzo fisso, il telecronista dalla tribuna delle partite della tua squadra, ma questo, neanche per un secondo, deve e può pregiudicare l’uomo che ad un certo punto hai deciso di essere”

Voi siete i protagonisti della web-serie “Panchinari”: quanto dell’ideologia della serie influenza le imprese sportive e viceversa.

“Più che altro la nostra web series è un diario di bordo delle nostre esperienze, tutti i video, anche quelli più assurdi, sono assolutamente tratti da storie vere, le nostre storie. Quindi diciamo che tutto quello che poi si trasforma in sketch, vlog, post, non può che far parte di un flusso di produzione unico, siamo arrivati ad un punto un po’ confuso della nostra vita, in cui fatichiamo a capire quanto le storie vengano influenzate dalla nostra vita o quanto in effetti le storie stesse e il bisogno di raccontarle non influenzino di fatto le nostre azioni nella vita di tutti i giorni (a questo punto fossimo su Whatsapp metteremmo una faccina che ride con le lacrime)”

E poi, anzi soprattutto, avete giocato a calcio e se sì in che ruolo?

“Antiche leggende metropolitane narrano di giovani Jack e Smilzo militare in squadre locali come il Pozzo Maina e L’Eureka Settimo, rispettivamente come ala destra e difensore centrale, in realtà nessuno li ha mai visti realmente scendere in campo…ovviamente. Abbiamo vissuto un’infanzia vittime dell’ansia da prestazione dovuta ai nostri padri che ci volevano in serie A, pensa cosa hanno pensato quando han scoperto che siamo finiti a fare video su Facebook”

Torniamo un attimo in Indonesia: vi abbiamo seguito nei vlog che puntualmente postavate. Proprio da questi diari viene fuori un Paese molto particolare, con un indubbio fascino ma con anche alcune cose che vi hanno (e ci hanno) davvero sorpreso: ad esempio “la totale e assoluta mancanza delle regole base di comportamento”. Ci sapreste dire di più?

“L’Indonesia, così come gran parte di questo lato del mondo, che abbiamo avuto la fortuna di visitare più volte, ti sorprende sempre, all’inizio ami alla follia questa differenza culturale enorme, poi inizi a non capirci più niente, torni nella tua città e inspiegabilmente scopri che ti manca da morire. In occidente siamo abituati ad un’infinità di regole scritte e norme sociali che ormai diamo per scontato.
Non vogliamo parlare in generale, sarebbe scorretto, ma se dobbiamo fare uno sforzo e pensare alla nostra esperienza, spesso in Italia ci capita di fare dei gesti di gentilezza perché universalmente ”accettabili”, è un processo inconscio ovviamente, non una cosa di cui ti rendi conto, quasi come se fosse un’imposizione sociale, non meno di timbrare il biglietto sul pullman o pagare il tagliando del parcheggio e aspettarci sempre che anche gli altri si comportino così, nel rispetto del prossimo, quando questo non succede, noi personalmente andiamo fuori di testa: ”NON – MI HAI DATO LA PRECEDENZA”, ”MI SEI PASSATO DAVANTI IN CODA”, ”HAI PARCHEGGIATO DI UN CENTIMETRO FUORI DALLE STRISCE BLU”…Tutto questo in Indonesia non esiste, il concetto di coda o precedenza, ai nostri occhi per lo meno, appare abbastanza sopravvalutato per le popolazioni locali, la coda è assolutamente a caso, ma nessuno sembra avere fretta, la precedenza consiste nel suonare il clacson e passare, ma nessuno si arrabbia mai e il parcheggio al di là delle strisce blu, o bianche o gialle in ogni caso basta sempre per tutti e la domanda sorge un po’ spontanea: “Chi se la vive meglio?” Noi non siamo ancora stati in grado di darci una risposta, provare per credere!”

 

Ma la corsa vera e propria quindi come è stata, più dura o meno difficile di quanto vi aspettavate?

“La corsa è stata un incubo! Estremamente peggio di come pensavamo, considera che mentre rispondiamo alle tue domande siamo su un aereo con ancora i postumi della maratona ed è circa un’ora che stiamo cercando di posizionare le gambe in modo da evitarci i crampi. Ma ne è valsa decisamente”

E infine non possiamo non chiedere se avete già “buttato l’occhio”, chiaramente dalla panchina, alla prossima impresa (non)sportiva?

“Assolutamente si! In questo viaggio abbiamo preso una decisione, vogliamo dare più spazio a questo tipo di impresa nella nostra produzione, cercare di crearne un format con una cadenza il più regolare possibile! Ci diverte troppo! Il problema sarà capire come fare a pagarci i viaggi, non sembra, ma sta panchina ci inizia a costare… forse era meglio fare i titolari!”

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