[REPORT] Dietro il velo di Raoul Vignal

Il cantautore francese, all’esordio assoluto con il suo “The Silver Veil”, ha suonato per la prima volta a Torino giovedì scorso, nell’house concert targato Dotto.

_Edoardo D’Amato

Esistono situazioni o momenti che contano molto di più delle scansioni temporali con cui l’uomo è solito organizzare le proprie vite. Il calendario dice  che – a seconda dell’anno – l’equinozio autunnale si verifica tra il 21 e il 23 settembre, su questo non ci sono dubbi. Per me tuttavia l’addio all’estate e l’avvento della nuova stagione ha preso realmente corpo solo giovedì scorso durante l’house concert di Raoul Vignal, che a Torino ha terminato il suo tour italiano iniziato a fine settembre.

Nel quartier generale di Zandegù, casa editrice indipendente in via Exilles 18 bis, il cantautore francese – insieme a Lucien Chatin (batteria) e Jordy Martin (contrabbasso) – ha suonato il suo esordio “The Silver Veil”. Ma prima di parlare in senso stretto del live, che ha visto tutti e tre i musicisti particolarmente ispirati, è giusto spendere due parole per l’organizzazione del tutto: la crew di Dotto ha saputo creare un’atmosfera deliziosa, a partire dal warm up delle 21 con tanto di vinello offerto per scaldare l’attesa dentro la casa come fuori in cortile, fino al concerto, dove tutti i presenti si sono seduti per assistere in religioso silenzio alle dieci tracce del “velo argenteo”.

E al netto di un approccio in alcuni tratti un filo troppo monotematico, Raoul Vignal lo promuoviamo pienamente anche nella resa dal vivo di un disco che ci aveva ben impressionato già al primo ascolto. Il suo fingerpicking di drake-iana memoria va a realizzare un sad folk (la critica è sempre pronta a etichette bizzarre, ma questa ci sembra particolarmente azzeccata) malinconico quanto un vialetto dagli alberi scheletrici con le foglie secche disseminate qua e là. Il trio funziona davvero bene: i guizzi chitarristici di Vignal (davvero notevolissimi, come ad esempio in “Mine”) dialogano alla perfezione con il contrabbasso e la batteria dei suoi due compagni.

“Under The Same Sky” è già uno di quei pezzi che proiettano lo chansonnier di Lione nella schiera dei cantautori più importanti di questi anni, al fianco di gente come Matt Elliott o Mark Kozelek. Ma Raoul Vignal ha un’espressività e un magnetismo tutto personale: dietro il suo velo, c’è un artista che si rivela in un’oretta scarsa che più che un concerto è stata una confessione.

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