8 mostre da vedere gratis a Torino

Non avete scuse: otto gallerie da visitare gratis in queste settimane nel capoluogo sabaudo. 


_di Miriam Corona

1) Galleria In Arco – “Trent’anni”, fino al 20/01/18

Nata nel 1987 in un piccolo seminterrato, la Galleria In Arco prende il nome dalle arcate che caratterizzavano la location, prima di trasferirsi definitivamente in Piazza Vittorio Veneto 3. Gli anni ’90 sono caratterizzati dalla promozione della generazione “giovane” di artisti italiani, come Cingolani, Kaufmann, Galliano e molti altri. Successivamente lo sguardo si volge alla scena americana, dapprima al versante astratto e poi alla figurazione.
Negli anni 2000 la galleria tiene un percorso ambivalente, concentrando il proprio lavoro su artisti di fama internazionale senza far mancare le proposte di giovani artisti italiani, mentre negli ultimi anni mette a fuoco la Pop americana, la scuola di Piazza del Popolo e sulla transavanguardia. Oggi, nel 2017, celebra i trent’anni di attività con trenta opere di Stefano Arienti, Donald Baechler, Ross Bleckner, Alighiero Boetti, David Bowes, Pierpaolo Calzolari, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Daniele Galliano, Peter Halley, Alex Katz, Joseph Kosuth, Massimo Kaufmann, Ryan Mendoza, Mario Merz, Andy Warhol e molti altri.

Galleria In Arco – Piazza Vittorio Veneto 3, 011 812 2927

2) Galleria Moitre – Andrea Grotto, “Vento non si vede” fino al 25/11

“Un viaggiatore dell’arte, un pittore per vocazione, è un fiero collezionista d’immagini che ha la cittadinanza in comune con la sua tecnica, sviluppatasi, cresciuta nei tentativi, che sono splendidi nel colore, che sulla tela si combina lasciando un lessico segnico e pittorico molto variegato che mira a muovere la visione all’interno dello spazio, avendo anche il compito di distrarre l’occhio, portandolo ai margini, sui dettagli della rappresentazione che ci conducono al senso dell’invisibile persistenza, del passaggio aereo da un soggetto ad un altro, senza complicazioni o stacchi apparenti. Il pittore veneziano sceglie di esporre tutto ciò che reputa in progresso. Oggetti, marine, parti di altri discorsi approdate su supporto, ogni parte è ragionata per se stessa, in quanto tale ama mostrarsi nella sua interezza, che per l’amatore è sovente presenza di un tocco che sente partecipe del suo sguardo”. – Alessio Moitre

Via santa Giulia 37 bis, 10121, Torino – dal mercoledì al sabato, dalle 16 alle 19

3) Opere Scelte Art Gallery – SIMULATED LANDSCAPES – Sven Drühl fino al 21/10 

Sven Drühl (Nassau, 1968) studia e rielabora paesaggi e motivi architettonici della storia dell’arte moderna e contemporanea. Nei suoi dipinti e nei lavori con neon cita opere già esistenti di altri artisti come Caspar David Friedrich, Ferdinand Hodler o colleghi contemporanei. Lavora sul paesaggio, e lo fa in una maniera non convenzionale, utilizzando oltre a materiali classici come gli oli e gli acrilici, silicone e lattice, donando tridimensionalità alle tele. Negli ultimi 10 anni ha lavorato intensamente seguendo il movimento giapponese New Print Movement, detto Shin Hanga, che ha le sue origini in Giappone negli anni ’10. In questa ultima serie di lavori, e per la mostra Simulated Landscapes, intraprende un nuovo metodo artistico traendo ispirazione dalla virtualità, da texture di videogames e riproducendo paesaggi che sembrano assolutamente essere reali.
Così come accade per le texture in computer grafica, nelle sue opere l’artista segue una struttura matematica; la composizione è bene organizzata e la ripetizione dei motivi è ciclica. Le tele seguono un rigore preciso, con il risultato che la sua tecnica – lavorando sulle linee e sull’ombreggiatura – rende i paesaggi più dettagliati e realistici. L’espressione e i segni delle linee acquisiscono senso quando colpiti dalla luce perché prendono vita e i singoli dettagli, da semplici citazioni, generano nuovi paesaggi.

Galleria Opere Scelte – Via Matteo Pescatore 11/d, 10124, Torino – da martedì a sabato, 15.30 – 20 o su appuntamento.

5) Luce Gallery – No Evidence of Sign, Stephan Balkenhol, Hugo McCloud, Chris Hood, Margo Wolowiec

La mostra titolata “No Evidence of Sign”, fa riferimento alla mancanza del segno pittorico inteso nel senso stretto del termine. Gli artisti in mostra, pur essendo molto diversi tra loro, hanno in comune l’approccio ad una tecnica ognuna in modo proprio diversa da quella canonicamente classica intesa come dipinto.
L’atmosfera dell’esibizione ha tuttavia un senso comune ai quattro artisti. Le scene rappresentate e l’uso dei colori, anche se i media usati sono diversi, si accomunano per la luce che riflette dipinti e sculture creando omogeneità nell’installazione.
Gli artisti presenti hanno un processo di trasferimento dell’immagine che porta lo spettatore ad un immaginario comune, spesso riferito alla narrativa autobiografica.

Per Margo Wolowiec si tratta di immagini trovate sul web che, con un processo di ricamo a mano, arrivano a presentare soggetti non propriamente definiti che appaino come in un fermo immagine sfocato.
I dipinti allegorici di Chris Hood invece contengono un processo di trasferimento della pittura da dietro la tela, la quale spinta attraverso le “maglie” della stessa, emerge come attraverso una sottile griglia, in richiamo delle tecniche classiche usate per dipingere da tergo su vetro.
Hugo McCloud, che invece ha recentemente proposto una serie titolata “veiled”,  attraverso lo schermo di colori metallici e l’uso di materiali industriali, crea dipinti che hanno il sapore del basso rilievo, invertendo reciprocamente tra scultura e pittura le tecniche usate, per cui le sculture si richiamano ai primi e viceversa. Per Stephan Balkenhol il filtro è il legno stesso. Usato per creare dipinti anch’essi in bassorilievo o tridimensionali attraverso l’uso di un unico pezzo di legno che, che una volta scolpito, viene dipinto.

 Largo Montebello, 40, 10124 Torino

6) Norma Mangione – Corners / In Between

Le opere in questa mostra occupano il vuoto e il pieno, il negativo e il positivo, i passaggi e le cavità. Tutto il pensiero possibile, sopra e sotto la superficie delle cose, oltre la linea mediana del nostro orizzonte. Gli angoli limitano il nostro spazio vitale, contengono la nostra creatività, delimitano l’arena in cui ogni artista mette in scena il proprio racconto, occupando uno spazio, misurandosi con esso, attraverso il proprio corpo e il pensiero. Il nostro corpo è anch’esso ritmato da cavità e angoli che si aprono e si serrano accogliendo gli altri nella nostra intimità o chiudendoci al contatto. Occupare un angolo significa compiere uno scarto laterale, cercare nelle pieghe del quotidiano l’infra-ordinaire di cui scriveva George Perec quando osservava con rinnovato interesse le cose comuni, il banale, la normalità, e ascoltava il rumore di fondo della vita, interrogandosi sul valore nascosto in quella stupefacente ordinarietà.

Via Matteo Pescatore, 17, 10124 Torino

Su tutto il lavoro, quasi una costante nella diversità, domina il candore lattiginoso del bianco, colore liquido della purezza che rimanda al latte materno, quindi all’origine e alla malinconia connessa alla sua possibile perdita ma che non nasconde neppure la sua tragica inquietudine se è vero che nelle culture orientali esso è accostato al lutto e alla morte. Bianco è infatti il colore più cristallino e trasparente ma anche quello che, proprio per la sua chiarezza, è più soggetto a sporcarsi e diventare impuro. Tale caratteristica viene addirittura sfruttata per allestire un teatro nebuloso in cui la realtà si dà e si ritira continuamente.

In un altro ambiente della galleria, opportunamente oscurato, cinque sculture luminose da parete, di forme differenti ma realizzate con i medesimi materiali della serie Black Sun. Questa serie di opere ha il titolo di “Sussurri al nostro cuore”.
Nella terza ed ultima stanza, saranno installate quattordici sculture in una unica parete, simili ma differenti tra loro; anche in questa serie di lavori, presentati con il titolo di “Blue Sun”, i materiali sono i medesimi delle serie precedentemente descritte ma non presentano luce a led.

Bonus: Marina Abramović – “Holding The Milk” – fino al 12/11/17, 15:00 – 18:00

Da anni la famiglia Ceretto unisce la passione per i vini, il cibo e l’arte contemporanea; a confermarlo, i numerosi progetti di installazioni e ristrutturazioni volti alla valorizzazione del territorio delle Langhe. L’ultima proposta è la video-installazione Holding the Milk da The Kitchen, Homage to Saint Therese della celeberrima performance artist Marina Abramovic, progetto artistico elaborato nel 2009 costituito da nove fotoritratti e tre opere video. L’opera deriva dalla vita della mistica Santa Teresa di Avila che si intreccia coi ricordi infantili dell’artista, che sul connubio arte-cibo non è decisamente un’esordiente.

La stessa Abramovic ha spiegato: “La cucina di mia nonna è stato il fulcro del mio mondo: tutte le storie venivano raccontate in cucina, ogni consiglio sulla mia vita veniva dato in cucina, il futuro, contenuto nelle tazze di caffè nero, veniva letto e annunciato solo in cucina; quindi è stata davvero il centro del mio universo, e tutti i miei ricordi più belli nascono lì. L’ispirazione di questi lavori nasce dalla combinazione tra la rievocazione della cucina della mia infanzia, la storia di Santa Teresa d’Avila, e questa straordinaria cucina abbandonata piena di bambini, tutto insieme e nello stesso momento.

Coro della Maddalena, via Vittorio Emanuele II 19, Alba – da martedì a venerdì, 15.00-18.00 –
sabato e domenica 10.00-18.00

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