“Le ragazze nello studio di Munari”: quando i fumetti si leggono con le dita…

Dopo l’uscita di “Come svanire completamente”, Alessandro Baronciani torna con la ristampa della graphic novel omaggio a Bruno Munari. Dopo sette anni dalla sua prima edizione, “Le ragazze nello studio di Munari”, gioiellino di cartotecnica, si ripresenta con una cover tutta nuova e più della metà delle pagine ridisegnate.


_di Alessia Giazzi

Nessuno meglio di un designer sa quanto sia importante il metodo. La progettazione passa attraverso uno schema replicabile di definizione delle esigenze, raccolta di dati e analisi, un toolkit fatto e finito che il buon designer sfodera al momento di affrontare un nuovo progetto.

Nessuno meglio di un designer conosce il nome di Bruno Munari, il progettista per eccellenza, il papà di tutti i graphic designers, teorico del disegno degli alberi e del risotto. Sì, perché per Munari ogni libro di ricette è un libro di metodologia e se il sillogismo funziona allora il metodo può essere applicato ad ogni cosa, dalla grafica al riso verde (provate a googlare “Da cosa nasce cosa”).

Lo stesso principio sta alla base de “Le ragazze nello studio di Munari”, graphic novel di Alessandro Baronciani, fumettista, illustratore, grafico e musicista, uno che il concetto di metodo lo conosce bene. “Le ragazze nello studio di Munari” risorge dal 2010 con una ristampa tutta nuova, cementando ulteriormente il già consolidato binomio Bao Publishing-Alessandro Baronciani, che negli ultimi anni ha sfornato titoli di successo come “La Distanza” e “Come svanire completamente”.

Con una cover nuova di zecca e quasi metà delle pagine ridisegnate, torna il fumetto omaggio ai libri illeggibili di Munari, un prodotto editoriale a metà tra il libro e l’esercizio di cartotecnica.

Inserti in carta da lucido, dettagli tattili e superfici forate fanno di “Le ragazze nello studio di Munari” un’esperienza sensoriale da scoprire pagina dopo pagina.

Un ragazzo, tre ragazze e una Milano avvolta nella nebbia. Questo è l’incipit che rivelano le trasparenze delle prime pagine: Fabio ha un negozio di libri antichi in cui colleziona prime edizioni, pubblicazioni rare e poster cinematografici, dorme nel retro del locale e vive tra pagine ingiallite che recano le firme di grandi protagonisti della letteratura italiana come Italo Calvino o Umberto Saba. Fabio ha, o meglio aveva, tre ragazze. Da qui parte la storia del protagonista e del suo approccio alle donne.

“Basta capire le regole” è la frase che sintetizza la concezione della vita amorosa di Fabio, personaggio che lo stesso Baronciani descrive come “il più antipatico e snob che abbia mai disegnato(fonte). Innamorato del cinema di Antonioni e fan di Bruno Munari, Fabio utilizza le stesse regole che Munari applica al riso verde per conquistare una ragazza: così Fabio analizza attentamente le ragazze che entrano dal suo negozio, ne stila un profilo a seconda del libro che cercano, ne cataloga i comportamenti e le abitudini. Una volta capito come funziona diventa tutto relativamente più facile: l’avvicinamento, il corteggiamento e la relazione vengono processati freddamente attraverso un metodo scalabile e replicabile, proprio come un designer farebbe con un progetto. Inutile dire che l’infallibile metodo del protagonista, costruito travisando gli insegnamenti del suo idolo, fa acqua da tutte le parti.

Le ragazze, bellissime figure marchio di fabbrica di Baronciani, sono il contorno di una storia costruita attorno ad un personaggio con cui è difficile empatizzare, “antipatico e ipersnob” ma complesso e fragile allo stesso tempo. Fabio non riesce a rapportarsi con la realtà e con il presente in particolare: la linearità del suo racconto in prima persona è interrotta continuamente da divagazioni e salti temporali come i flashback di un film.

Fabio vive nel passato e nella finzione nostalgica dei film e dei libri che ama. Evita posti affollati come i centri commerciali e i locali. Non sa ballare e non gli piacciono i concerti perché “Ai concerti le canzoni sono sempre diverse dalla versione che c’è sul disco.”, la realtà non è la dimensione in cui si trova a suo agio. Ci troviamo davanti a un personaggio che non sa e non vuole cambiare, immobile come un segnalibro tra due pagine, come il fermo immagine di un film.

Insomma, oltre il fascino del tratto in bianco e nero e lo stupore di un prodotto in cui anche la nebbia si può toccare, il retrogusto è amaro.

“Le ragazze nello studio di Munari” è una graphic novel da esplorare con gli occhi e con le dita, un libro che si legge tutto d’un fiato e che fa sospirare. Attraverso il suo personaggio cristallizzato nel tempo, Alessandro Baronciani riesce a trasmettere quel senso di sospensione e nostalgia di cui sono intrise le pagine de “Le ragazze”.

“Le ragazze nello studio di Munari” parla di cambiamento e ne è protagonista allo stesso tempo.

Come le Macchine Inutili di Bruno Munari, sculture cinetiche in continua trasformazione, la graphic novel di Baronciani è un’opera dinamica. Non si tratta del dinamismo narrativo di “Come svanire completamente”, in questo caso il movimento è dato dalla capacità di re-inventarsi e trasformarsi. L’Alessandro Baronciani del presente guarda al passato e mette in atto un restyling delle pagine che lui stesso aveva disegnato 7 anni fa, restituendole all’oggi in una forma inedita adattandosi ad un nuovo pubblico, un nuovo editore ma anche ad un nuovo Baronciani.

L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nelle forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi.” sosteneva Bruno Munari. Qualcosa mi dice che avrebbe apprezzato questo omaggio disegnato.

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