Dream Syndicate: il Paisley Underground rivive 30 anni dopo

A quasi tre decenni dal loro ultimo “Ghost Stories”, i fantasmi del Paisley Underground tornano con un nuovo disco e tre date italiane.

_Silvio Bernardi

No, gli anni Ottanta non sono stati solo ciuffi cotonati, lustrini e dance-pop coi tastieroni. Sacche di resistenza (leggi: di rock’n’roll) si formavano un po’ ovunque, in una sorta di culto clandestino. Tanto materiale, non tutto di qualità, qualche raro capolavoro. Diversi di questi provenivano dalla California, e da quella setta di musicisti fuori dal tempo che si denominò Paisley Underground: gli anni Sessanta della psichedelia e il folk lisergico dei Byrds erano il loro ying, la new wave e le asperità goth lo yang, in un cortocircuito sonoro irripetibile che a livello di notorietà non ha retto all’urto del tempo.

I Dream Syndicate di Steve Wynn erano il nome di punta, insieme ai Green On Red, da cui differivano per un suono più scuro, nervoso, che molto doveva agli schizofrenici Velvet Underground. Pochi anni di attività, discografia scarna ma con due must assoluti (The Days Of Wine And Roses, 1982, e The Medicine Show, 1984) e almeno un altro mezzo (Ghost Stories, 1988), cui si è aggiunto quest’anno, dopo lo scioglimento e secoli di silenzio, un nuovo capitolo che nulla fa rimpiangere degli antichi fasti, How Did I Find Myself Here?. Come possa il nuovo disco di una band formatasi 36 e scioltasi 28 anni fa suonare così coerente col passato e contemporaneo al tempo stesso, è un mistero che Wynn e i nostri ci sveleranno sul palco dello Spazio 211 di Torino (25 ottobre), il 26 al Circolo Magnolia di Milano e, infine, il 27 ottobre al Locomotiv di Bologna: d’altronde, se il rock è (tornato ad essere) un genere da sotterranei, quale miglior guida alle catacombe di un gruppo così orgogliosamente back from the grave?

Intanto ecco una cinquina di pezzi per arrivare preparati ai live, organizzati da Comcerto:

Tell Me When It’s Over (1982)

Lou Reed incontra Roger McGuinn: in tre minuti e mezzo l’essenza dei Dream Syndicate

Bullet With My Name On It (1984)

Il deserto, la solitudine, l’ossessione, e un riff di chitarra che non esce più dalla testa

John Coltrane Stereo Blues (1984)

La risposta (una delle tante) a chi dice che il rock degli anni Ottanta non ha prodotto nulla o quasi di rivelante.

See That My Grave Is Kept Clean (1988)   

Se dicessi che questa è la loro versione di un blues di Blind Lemon Jefferson di fine anni ’20? Irriconoscibile, vero, ma quanto spacca?

Glide (2017)

Senti cinque secondi dell’attacco del pezzo e pensi solo: bentornati, finalmente!

Comments