Dal Piemonte alla Sicilia: i cannoli di Salvatore Cerniglia e l’Erbaluce di Caluso

Il 13 settembre, l’Italia si è unita nella dolcezza con le creazioni del pasticcere di San Giuseppe Jato in provincia di Palermo e con i vini della Cantina Produttori Erbaluce di Caluso e della Cantina Gnavi, grazie alla mediazione di Alessandro Felis e all’ospitalità del ristorante La Smarrita. 


_di Giorgia Bollati

Più di centociquant’anni dopo, nulla è cambiato: il Salone degli Specchi e gli altri locali dove oggi ha sede La Smarrita sono ancora eleganti e misteriosi. Camillo Benso Conte di Cavour aveva, infatti, i suoi uffici nelle sale vista piazza Carlo Alberto di via Cesare Battisti 17 e qui venne siglata l’Unità, concentrando, per poche ore, tutto lo spirito italico tra queste pareti. Mercoledì 13 settembre, il Salone degli Specchi si è fatto teatro di un’altra unità, tutta all’insegna del bello e del buono: con Salvatore Cerniglia da una parte e Giorgio Gnavi dall’altra, tra gli stucchi barocchi del ristorante La Smarrita, si è celebrata la collaborazione enogastronomica di Sicilia e Piemonte.

«L’antica tradizione enologica piemontese ha saputo stringere la mano
alla dolcezza dell’assolata terra sicula»

Giunto in terra sabauda sventolando gli stendardi palermitani, Salvatore Cerniglia, per gli amici Turi, ha rappresentato il laboratorio di pasticceria di famiglia fondato nel 1972 a San Giuseppe Jato, portando con sé, come ambasciatori, le irresistibili cassate tanto morbide da sciogliersi sulla lingua, i leggeri ma dolcissimi cannoli riempiti sul momento e anche quattro diversi e invitanti arancini (tradizionale ragù, prosciutto, funghi e pistacchio) da abbinare agli spumanti metodo Charmat, il Cuvée Soleil e il Cuvée Rosé della Cantina Produttori Erbaluce di Caluso.

Regina della merenda sinoira è stata la ricotta siciliana, addolcita con un pizzico di zucchero ma perfetta nella sua essenza, delicata e amabile come una donna che viene stretta nell’abbraccio del suo uomo, la pasta del cannolo. Di leggende sulla natura erotica di questo dolce, infatti, ce ne sono di diverse, ma per gran parte sembrano accordarsi per quanto riguarda l’origine araba: Turi ha narrato, in questa occasione, delle concubine favorite dell’Emiro di Caltanissetta che, trascurate dall’amante, nel trastullarsi per far passare il tempo e per trovare un valido sostituto, avevano creato l’affascinante cannolo.

Oggi, questo antico dolce si è fatto biologico e la preparazione del pasticcere palermitano non è da meno, poiché, pur mantenendo tutta la golosità della cialda classica, questa viene fritta in olio di arachidi, di palma o di castagno. Ad accompagnare le zuccherose creazioni del pasticcere Cerniglia, Alessandro Felis, organizzatore e moderatore dell’evento, ha magistralmente abbinato l’Erbaluce di Caluso passito Revej della Cantina Gnavi. L’antica tradizione enologica piemontese ha saputo stringere la mano alla dolcezza dell’assolata terra sicula, in un luogo dove vibra potente l’eco della storia di un popolo, nella quale ancora si percepiscono le note più antiche, quelle che sfumano nella leggenda.

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