Gotham senza Batman

Una serie che prova a spiegarci come Bruce Wayne sia diventato Batman e che fa leva su grandi classici del fumetto ma che sa stupire con qualche novità.


_di Gianmaria Tononi

Premessa: confondere la storia di Gotham con un “prequel di Batman da giovane” è un errore da principianti tanto quanto pensare che l’Iliade ci descriva la guerra di Troia nel suo svolgimento.

Contro-premessa: il perno e fulcro dell’intera serie è ovviamente lo sviluppo di Bruce Wayne, l’ambiente in cui accade è fondamentale per poterlo capire e viene narrato e spiegato per filo e per segno senza voler tralasciare nulla ma il fatto che la fine della parabola porti dritti nella Bat Caverna è chiaro dal primo episodio.

La storia di Batman poi la sanno tutti, è stata ripresa in quasi tutti i film dedicati al personaggio della DC Comics e fa più o meno così: Bruce è un bambino ricco e felice, uscendo da uno spettacolo i genitori vengono uccisi da una malvivente la cui identità non è sempre chiara, Bruce diventa un bambino ricco e triste con un maggiordomo, buco nero di 25 anni, Bruce è un adulto ricco e tormentato che di notte si infila in una caverna dove ha il PIL dell’Europa investito in gadget ed esce a combattere il crimine, Gotham è la città con la più alta concentrazione di super-criminali del mondo e il lavoro non finisce mai.

Ovviamente tutti hanno rivisto la propria versione, chi più e chi meno fedele al fumetto originale, parlando dell’addestramento del Cavaliere Oscuro, aggiungendo dettagli sulla nascita e formazione dei sui nemici, narrando la vita del Bruce Wayne adulto con vari punti cronologici di partenza.

Nessuno si era mai preso la fatica di rappresentare, sul piccolo o grande schermo, quegli anni di buio che passano tra un bambino distrutto dal lutto ed un adulto dalla voce roca che tenta di placare la propria sete di vendetta.

Nessuno si era mai preso il compito di descrivere l’amicizia tra Gordon e Batman, l’origine e lo sviluppo di molti degli antagonisti (3 minuti di back-story non sono esattamente soddisfacenti), di mostrarci Gotham per quella città corrotta e profondamente marcia che potrà generare un vigilante come il nostro beniamino.

I creatori della serie ci provano, incorrono in centinaia di interpretazioni personali per poterci narrare in modo sensato una storia che la prende larga e descrive le vite di molti degli abitanti della città, personaggi che prima o poi ricondurremo chiaramente a qualcuno che sappiamo identificare nell’universo DC Comics.

Toglie alcuni punti sovrannaturali per poter dare agli antagonisti il realismo necessario (no, Pinguino non è stato cresciuto da pinguini, ha semplicemente qualche difficoltà motoria lieve. No, Jocker non è caduto nell’acido e non gli sono stati recisi i nervi facciali, è solamente un folle a cui piace molto ridere) e ne aggiunge altri per poter dare alla storia la spinta di suspense che serve, per non doversi trovare ad esaurire le avventure ancora prima che il Pipistrello sia maggiorenne; non in ordine ci sono morti resuscitati, virus che tolgono completamente i freni inibitori, capacità di controllo mentale al contatto con la pelle, metaumani con poteri straordinari che vengono fermati a cazzotti, invecchiamento accelerato e tutto ciò che potete pensare anche remotamente.

Le spiegazioni sono convincenti a tratti, le forzature appaiono e si sentono, la storia va portata avanti per chissà quante stagioni e bisogna introdurre personaggi che tengano testa al pubblico per vari episodi e riescano a scomparire con agilità poiché mai riscontrati nelle storie già scritte e girate finora, ogni stagione è immersa e ripiena di occhiolini strizzati al pubblico che urlano “guarda qui come ti ci infilo l’Enigmista che così sei felice e ti ricordi di Batman, guarda!”.

Però è una serie che funziona alla grande, prende lo spettatore e rispetta l’atmosfera che ci si aspetta da Gotham, i protagonisti e gli antagonisti principali sono coerenti con i loro personaggi e con il loro sviluppo, le storie sono plausibili (ricordandosi che si parte da un fumetto e non dalla vita reale) e sono raccontate con sapienza, non ci sono buchi di trama clamorosi che ci facciano pensare ad un mero sfruttamento della figura di Batman.

Non sarà la serie che cambia la vita, questo è sicuro, però per gli appassionati del più impetuoso dei Bruce Wayne non può che essere piacevole ed interessante, è ben costruita e regala picchi di suspense e riferimenti tanto palesi che non potranno che lasciare con quell’acquolina che ce ne fa volere ancora: la prima scoperta della Bat Caverna o la figura del giovanissimo Bruce che si staglia contro la luna sul cornicione di un palazzo, ormai pronto ad affrontare i criminali, sebbene siano scelte “facili”, non lasceranno indisturbato lo spettatore che a questa stava segretamente puntando dall’inizio.

James Gordon se la spassa facendo a pugni con tutti i sicari di calibro più o meno alto che incontra in cinque minuti alla ricerca dell’ennesimo personaggio losco di Gotham? Un montaggio perfetto per il più in forma dei Sid Vicious! 

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