Dieci cose di TOdays 2017 che ci porteremo tutti nel cuore

Cala il sipario sulla terza edizione di TOdays Festival: abbiamo selezionato dieci istantanee dell’evento sabaudo che ci porteremo dentro per sempre.

_Edoardo D’Amato

Terminata l’edizione numero tre di TOdays Festival, è tempo di fare un bilancio generale su un evento che in questi anni ha saputo costantemente reinventarsi ma che ora sembra avere trovato una fisionomia definitiva. Il ricco cartellone dell’evento ci ha fatto vivere tre giorni dove protagonista assoluta è stata la musica, declinata nelle sue più svariate forme. “Music is power“, come direbbe Richard Ashcroft, e non potremmo essere più d’accordo. Purtroppo per questioni di tempo non abbiamo potuto assistere ad alcuni format che avrebbero sicuramente meritato un’analisi a parte (i ToLab alla Galleria d’Arte Gagliardi e Domke e agli Arca Studios ad esempio, ma anche i ToWays in bicicletta per Torino): in alcuni di questi sono andati esauriti i posti, a testimonianza della qualità della proposta.

Per rivivere al meglio le giornate trascorse in Barriera di Milano abbiamo selezionato dieci highlights di TOdays che siamo sicuri ci porteremo dentro per sempre. Partiamo.

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1) Gli artisti italiani: tutti promossi in scioltezza

Anche quest’anno TOdays ha optato per una scelta molto accurata per quanto concerne gli act nostrani. A differenza delle scorse edizioni però nessuno dei nomi in cartellone era conosciutissimo al di fuori del circuito indie. Non per questo privi di hype, anzi. E a proposito di mainstream, probabilmente nella Torino estiva artisti come Calcutta (che ha fatto un’improvvisata di cui parleremo più approfonditamente) o Levante, hanno trovato una dimensione più consona nella cornice del Flowers Festival.

Basti pensare al fatto che, a parte Giovanni Truppi, tutti gli altri artisti italiani che sono saliti sul palco dello sPAZIO 211 hanno pubblicato quest’anno il loro disco d’esordio (considerato il primo lavoro di Andrea Laszlo De Simone “Ecce Homo” del 2012 quasi come propedeutico al debutto “Uomo, Donna”). Ma andiamo con ordine: ad Alice Bisi, cioè Birthh, è toccato il compito di aprire ufficialmente il Festival. E se l’è cavata egregiamente, presentando il suo “Born In The Woods” con un’eleganza e una maturità non da sottovalutare per una classe 1997. “Chlorine” da brividoni, il benvenuto di TOdays non poteva essere migliore.  La prima giornata a tinte tricolori si chiude con il live piano e voce di Giovanni Truppi: il cantautore napoletano ci proietta nel suo universo scanzonato e romantico, proposto nella versione “Solo Piano” con cui è in tour da marzo. Il disco è composto da otto brani tra i più significativi della sua produzione, registrati in presa diretta ed esclusivamente in versione piano e voce. In alcune (rare) occasioni non si capisce pienamente quello che dice, ma non fa differenza: non puoi togliergli gli occhi di dosso. O‘ fridd nguoll, veramente.

Nel day 2 a fare gli onori di casa c’è solamente Giorgio Poi, visto il forfait dell’ultimo minuto di Wrongonyou causa febbre. Si presenta sul palco con i suoi occhialetti tondi d’ordinanza, insieme a Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria (già nei Boxerin Club) con cui sta suonando in giro per l’Italia il suo esordio “Fa niente”. E in effetti non c’è niente da fare, almeno per il sottoscritto: l’artista novarese sa il fatto suo, e i suoi pezzi che sembrano tutto tranne tormentoni alla fine ti entrano in testa e non ti mollano più. Il tutto poi sorretto dalle continue sperimentazioni sonore del trio: Giorgio Poi si diletta sia con la chitarra (a tratti ricorda proprio Mac DeMarco) che con il flauto dolce, mentre Domenichelli e Aprili fanno sentire la loro presenza con virtuosismi preziosi. Insomma, sono una bella realtà e Bomba Dischi dimostra (ancora una volta) di vederci lungo.

L’ultimo giorno, tra le 16 e le 18, nella location della Piscina Sempione accade un qualcosa che merita un punto a parte più avanti. E’ invece Andrea Laszlo De Simone ad aprire i concerti dello sPAZIO 211: con un look che si rifà inequivocabilmente a Frank Zappa, insieme ai suoi cinque musicisti presenta il debutto “Uomo, Donna”, che però non ha quasi nulla a che vedere con il musicista di Baltimora. Piuttosto anche dal vivo l’artista torinese rimanda immediatamente a Battisti, ma anche a tutta la tradizione del miglior progressive italiano. Dopo poco più di mezzora in cui De Simone si dimena sul palco (bisogna ammettere che è un performer di tutto rispetto), scende giù e suona un pezzo acustico nel pit riservato ai fotografi. Applausi convinti da parte del pubblico, già in un buon numero sotto palco. Dopo di lui è il turno dei Gomma, che chiudono il cartellone italiano di TOdays 2017 con una buonissima mezz’ora di post-rock  in cui a spiccare (nel bene o nel male, de gustibus) è ovviamente il declamato-cantato di Ilaria, oltre ai guizzi alla chitarra di Giovanni e alle interessanti linee di basso di Matteo e alla batteria di Paolo. Ovviamente sul palco sono un po’acerbi, ma c’è personalità da vendere e “Toska”si conferma anche alla prova live un disco molto interessante.

2) PJ Harvey

Ormai per lei non si sa più quali aggettivi utilizzare: semplicemente una meraviglia della natura, un’apparizione divina in Via Cigna che ha regalato al parterre dello sPAZIO 211 (sold out) 75 minuti di puro godimento. La prima considerazione una volta terminato il live è che la PJ Harvey degli anni dieci ha saputo proporsi in una maniera estremamente accurata, facendo pace con se stessa dopo anni di tormenti interiori: soprattutto negli ultimi due dischi si sente molto questa stabilità finalmente trovata. Ha cancellato sia a livello di testi (ora più impegnati politicamente) sia musicalmente (il punk urlato degli esordi è un lontano ricordo) quel vaffanculo perenne che aveva stampato sulla fronte. E difatti la maggior parte dei brani in scaletta era incentrata su “Let England Shake” e “The Hope Six Demolition Project”.

Polly si presenta con pellicciotto nero piumato intorno al collo e sax in mano, ma c’è classe in tutto ciò che si vede sul palco: sono in tanti, prevalentemente fiati e grancasse (da notare la ormai consueta presenza di Enrico Gabrielli e Alessandro Stefana). Si muovono all’unisono quando attaccano “Chain Of Keys”, e così sarà per l’intera durata del concerto. Si assiste quasi ad uno spettacolo teatrale, vista l’importanza data alla mimica: ogni gesto e movimento è calibrato da parte di tutti. C’è anche tempo per alcuni classiconi della produzione dell’artista britannica: pezzi come la sinuosissima “Down By The Water”, la strafottente “50th Queenie” e “To Bring You My Love” smuovono i ricordi di tutta quella generazione 90’s che ha avuto in lei un vero e proprio punto di riferimento, musicale ma non solo. Da menzionare anche una “Dear Darkness” cantata quasi a cappella.

Un’altra considerazione che viene da fare ascoltandola è che in questi anni deve aver lavorato tantissimo sulla propria voce: è semplicemente perfetta, naturalmente delicata ma al tempo stesso ruvida quando serve. Più passa il tempo e più PJ Harvey sta assumendo le sembianze di un’abile cantastorie a là Patti Smith, influenzata anche dai lavori di St. Vincent (e viceversa), ma anche con un’impostazione vocale che in qualche modo ha ricordato Bjork.

Cosa aggiungere? Nient’altro, Polly Jean Harvey ci ha semplicemente stregato in una sera di fine agosto.

«Music Is Power potrebbe essere a tutti gli effetti
lo spot di questo TOdays 2017»

3) Richard Ashcroft che abbraccia la sua chitarra: music is power

Era il nome per cui io (ma credo di essere in buona compagnia) ero partito totalmente prevenuto. E invece, come nelle migliori sorprese, il diamante pazzo del brit pop entra di diritto negli highlights da ricordare. Nonostante la sua carriera solista non sia di quelle esaltanti, la resa live dei suoi ultimi dischi e dei pezzi storici dei Verve (riproposti in abbondanza) funziona alla grande. Camicia bianca a mezze maniche sotto una giacchetta color arancio, occhiali da sole e un po’ di sano rock inglese: è questa la formula di Richard Ashcroft, e funziona alla grande, soprattutto quando sul cielo di Barrriera risuonano canzoni come “Sonnet”, “Lucky Man” e “Drugs Don’t Work”.

Durante l’encore si presenta con una maglietta nera con la scritta “It’s a bitter sweet symphony my life”. E così iniziano le lacrime, perchè semplicemente ne manca una.  Quante volte camminando per strada abbiamo iniziato a prendere tutti a spallate nella nostra mente? Cantare insieme a lui “Bitter Sweet Symphony” era un sogno collettivo, e Torino non ha mancato l’appuntamento con la Storia.

Le code dei brani sono spesso trascinate di alcuni minuti, ma senza dare fastidio. L’artista britannico è un tutt’uno con la sua chitarra: se la abbraccia, se la bacia e addirittura realizza alcuni effetti con i suoi occhiali.  E la sua “Music Is Power” può essere a tutti gli effetti ascritta come lo spot di questo TOdays 2017.

4) La passeggiata nello spazio aperto insieme a Roly Porter & Marcel Weber

Qui merita una parentesi a parte la straordinaria location del Peccei: realizzato su un’area ex industriale un tempo occupata da officine meccaniche, è il primo parco d’Italia totalmente eco-sostenibile. Proprio qui Ambienti Digitali, rassegna di performance audio-visive strutturata per TOdays in due eventi live, ha presentato nel day 1 Byetone, mentre il giorno successivo Roly Porter insieme a Marcel Weber (MFO). E fra questi ultimi due si è instaurato un vero e proprio dialogo sonoro incentrato sull’ultimo disco del producer inglese, “Third Law”. Visual dietro di loro semplicemente incredibili: un vero e proprio viaggio nel cosmo, un’odissea che termina con un tripudio sensoriale collettivo.

Infatti poco prima che la spedizione cosmica giunga al termine, dal video wall compare la scritta: “For the next part please close your eyes, until the blinding light fades. Don’t be afraid, you will see with your eyes closed“. Non ce lo facciamo dire due volte, anche perchè i riflettori che ci investono rendono impossibile aprire gli occhi. E mentre un crescendo di synth e droni risuona nelle nostre orecchie, una lux aeterna ci acceca. Inermi, al tempo stesso possiamo toccare l’infinito con la mente. Un viaggio folle e per cuori temerari, ma alla fine torniamo sul pianeta Terra, magnificamente frastornati. Un’esperienza letteralmente spaziale.

5) Le nottate all’ex Fabbrica Incet con il programma di Varvara

Una volta terminati i live del Peccei, le giornate di TOdays continuavano con i set all’ex Fabbrica Incet promossi da Varvara, rassegna di musica elettronica e sperimentale al suo quarto appuntamento. Animale guida di questa edizione è stato il maiale: del Varvara non si butta via niente (ed era anche tutto a ingresso rigorosamente gratuito), lo conferma la qualità degli artisti che si sono avvicendati sul palco dell’ex Industria Nazionale Cavi Elettrici Torino. Sabato notte ha aperto Max Cooper (naturale prosecuzione di quanto avevamo visto al Peccei con Byetone), ex biologo presso l’University College di Londra e ora producer di altissimo livello. Il suo mix di techno, ambient, downtempo, neoclassical e addirittura post rock si fonde in un set raffinato ed elegante. Si cambia completamente registro con le performance di Dbridge (la sua drum & bass ha ribaltato l’Incet) , A Made Up Sound  e Shed.

La notte seguente è il turno di Mono Junk, Boston 168 (ensemble formato da Sergio Pace e Vincenzo Ferramosca), Terence Fixmer e Karenn: quattro bombe techno che ci accompagnano fino all’alba, tanto per confermare ancor di più Varvara come una delle realtà di sperimentazione elettronica a tinte oscure più interessanti del panorama nazionale.

6) Perfume Genius che manda affanculo un paio di cretini

Al di là dei sensazionalismi della stampa torinese, che a quanto pare non si è nemmeno premunita (e avrebbe fatto cosa buona e giusta) di chiedere delucidazioni agli organizzatori del Festival, preferendo costruire la “notizia” attraverso alcuni post pubblicati su facebook, quel “fuck you, bitch” firmato Perfume Genius resta uno dei momenti più belli del festival, fondamentalmente perchè nel mezzo di una performance memorabile c’era chi sproloquiava sguaiatamente avvolto nella sua bandiera inglese di quanto fosse figo “Riccardo”. C’era poi chi mi ha chiesto una foto ricordo con la sua famiglia mentre ero discretamente rapito dai movimenti pelvici di Mike Hadreas. C’era chi parlava di Genoa-Juve.

Al netto del fatto che le dinamiche sopraccitate sono assolutamente normali in un Festival con degli headliner ecc. ecc., quello che invece non è ammissibile è che un paio di cretini parlino così forte da recare disturbo all’artista, e che un tizio ubriaco lo apostrofi dandogli del “faggot”. E quindi un bel vaffanculo liberatorio ha reso il live ancora più incisivo. Spendiamole anche due parole per l’esibizione di Perfume Genius, che si conferma uno dei songwriter più interessanti del momento. Figura di una delicatezza totale, il cantautore di Seattle ci ha regalato un’oretta scarsa di bellezza, con il gran finale affidato a “Queen”. Sì, è lui la vera regina di TOdays 2017.

7) I Timber Timbre: semplicemente me-ra-vi-glio-si

Sì, era uno dei live che attendevamo di più. Sì, è stato fantastico. La scelta di non volere foto aveva subito destato una naturale antipatia nei loro confronti. Atteggiamento un po’ snob? Probabilmente sì, ma in fin dei conti ci piacciono così. Come il frontman Taylor Kirk, che sul palco si presenta con un’acconciatura stupenda (praticamente pelato, ma con i pochi capelli rimasti tirati indietro fino a toccare il collo) e con addosso una camicia leopardata. Il concerto dei Timber Timbre sarà durato un’ora scarsa, ma è come se fossero passati dieci minuti. Siamo stati trascinati nel loro mondo fatto di droni, sax ammaliatori (ascoltare “Hot Dreams” a ripetizione negli ultimi giorni è uno dei miei sport preferiti), folk in penombra e squarci chitarristici senza nemmeno essercene accorti. Il mood del gruppo canadese è tutto questo e molto altro: dal vivo la caldissima voce di Kirk (che si lancia anche in battute tipo “Hey ciao, siamo gli Shins“, cosa che mi ha fatto molto ridere) e le trame intessute dal resto della band creano un qualcosa che può sembrare quasi la sonorizzazione di un film di Lynch.

Il loro set, avvolgente e suonato in maniera impeccabile, ha attinto soprattutto dagli ultimi due dischi ma non sono mancate le chicche dai loro primi lavori: il live infatti si è chiuso con “Do I Have Power” e “Troubles Comes Knocking”, direttamente dal secondo e primo album. Insomma, i Timber Timbre oltre che nelle nostre teste entrano di diritto anche negli highlights di questa terza edizione di TOdays.

8) La prima volta in Italia degli Shins

Pare incredibile vero? Ma invece è la pura verità: il gruppo di Albuquerque, attivo da circa una ventina d’anni, è arrivato in Italia solo domenica scorsa. Un punto in più a TOdays anche per questo. Gli Shins poi si dimostrano carichissimi fin da “Caring Is Creepy” e durante tutto il set non si può non notare quanto James Mercer sia una vera e propria forza della natura. Voce pazzesca, a proprio agio – come il resto della band – sia quando c’è da rispolverare un repertorio decennale (basti pensare a tracce come “Saint Simon” oppure “Kissing The Lipless”) sia quando vengono suonati i pezzi dell’ultimo “Heartworms” (“Name For You” su tutte). Loro sul palco sono anche dei simpaticoni, addirittura si lanciano in un intermezzo in cui accennano la colonna sonora di “Supercar”.

A parte questo divertissement che avrebbe fatto felice anche David Hasselhoff, gli Shins non si fermano un secondo: si concedono una “The Fear” (la traccia che chiude il nuovo album) con tre violini in simbiosi, ma pure una trascinante “Simple Song” (utilizzata anche nell’epico finale di “How I Met Your Mother”). E in mezzo ai fiorellini disseminati per tutto il palco attaccano probabilmente la loro canzone più famosa, quella “New Slang” che Natalie Portman in “Garden State” sintetizzava così: “This song will change your life“.  Applausi convinti da parte di tutti: per loro c’è chi è arrivato da ogni parte dello Stivale. Un successo meritatissimo.

«TOdays spazza via (almeno per qualche ora) tutte le polemiche intorno a Torino, alla “movida” e alle rassegne culturali che chiudono o si trasferiscono in altre città»

9) Le magliette tarocche di Mac DeMarco con il pacchetto di sigarette e la scritta “Pitchfork”

Francamente rivedibili o quanto meno migliorabili, esattamente come i live di Mac DeMarco. Chiariamo subito un punto: l’artista canadese (che ha appena annunciato uno split coi Flaming Lips: aiuto) ha delle indubbie qualità, e per chi scrive l’ultimo disco “This Old Dog” è un gradino sopra sia a “2” che a “Salad Days”. Tutto ciò però non basta: a TOdays la performance di Mac DeMarco è parsa un semplice compitino. Già dal soundcheck prolungatissimo che stava spazientendo un po’ tutti si respirava un’aria da scazzatura generale. Lui, come il resto della band, suona in maniera perfetta attingendo da tutti i suoi tre dischi e in certi momenti non puoi che lasciarti prendere bene dalle sue ballate (“One More Love Song”) e dai guizzi chitarristici marchio di fabbrica (“Freaking Out The  Neighborhood” ne è un esempio lampante).

La sensazione che manchi qualcosa però c’è: le canzoni sono proposte in maniera impeccabile, lui è un crooner che ormai ha raggiunto livelli da veterano pur avendo solo 27 anni (ascoltare “Chamber Reflection” dal vivo per credere), tuttavia non ci sono elementi che riescano davvero a rendere memorabile il tutto. Solitamente almeno si lancia in battutine, oppure direttamente sul pubblico. Stavolta niente: un concerto piacevole ma nulla di più, che poi ha avuto anche la sfiga di essere inserito dopo quello della Dea PJ Harvey.

10) Il party in piscina con Pop X

Faccio un grosso mea culpa: non ero mai stato alla Piscina Sempione. Non sono un assiduo frequentatore di piscine, ma tralasciando i miei gusti personali TOdays ha anche il merito di valorizzare ogni anno luoghi periferici molto carini e che magari in parecchi non conoscono, come in questo caso. L’evento di domenica pomeriggio aveva catturato l’attenzione appena era stato annunciato: già un live dei Pop X è un qualcosa di folle in un contesto normale, il fattore piscina aveva alimentato una curiosità che poi si è concretizzata in un party riuscitissimo, dove la gente sguazzava (o meglio pogava) realmente in acqua. A volte può capitare che un evento sia comunicato in un modo e poi si svolga in un altro, ma non è stato questo il caso. Già arrivati sul posto infatti si respirava un’atmosfera deliziosa, con gente “ammollo” dal primo pomeriggio.

Davide Panizza e la sua crew si sono materializzati sulla torretta sopra la piscina intorno alle 16.00 e per quasi due ore hanno suonato tutti i loro successi, da “Cattolica” a “Secchio”, con il pubblico (composto anche da molti teenager) che cantava a memoria. E’ volato di tutto: palline (che poi si sono rotte e hanno sparso il loro liquido per tutta la piscina, il cui colore a poco a poco aveva assunto tonalità granata), animaletti di gomma, gli immancabili accendini gonfiabili della clipper e i Pop X stessi. Addirittura c’è stata anche un’incursione di Calcutta, che ha cantato insieme a loro “Il silenziod egli innocenti”. Probabilmente l’emblema di questo pomeriggio è vedere una signora in carrozzina (parecchio in là con gli anni) sorridere di gusto insieme a quella che probabilmente è sua figlia o la sua badante, davanti ad uno spettacolo simile.

Tutto bellissimo, e la festaccia con i Pop X suggella l’atmosfera generale del weekend: Barriera di Milano così ricca di vita non la si vede spesso. Nei diversi luoghi del Festival, dalla Piscina Sempione agli ex capannoni industriali, ci si sente un po’ come a casa: durante TOdays si sta bene, ed è forse proprio questo il principale merito di un evento che con questa edizione spazza via (almeno per qualche ora) tutte le polemiche intorno a Torino, alla “movida” e alle rassegne culturali che chiudono o si trasferiscono in altre città. E non è poco.

Tutte le foto sono di Franco Rodi, per vedere le gallery intere clicca qui.

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