[REPORT + PHOTO] Rock the Targia, il festival in campagna

È giunta alla sua quarta edizione la kermesse siracusana, organizzata da Andrea Romano in collaborazione con Ars Sonica e Rocketta Booking, e ospitata dalla storica azienda agricola Pupillo nella contrada Targia.

 

di_Valentina Battini

Quando la campagna siciliana si veste di musica, può succedere qualcosa di meraviglioso. Nel bel mezzo dei campi del siracusano si staglia infatti il bel castello dell’azienda agricola Pupillo, che è stata la location della quarta edizione di “Rock the Targia”, evento chiamato cosí, proprio perchè si svolge nella contrada targia a Melilli.

Un festival di musica indipendente, a due passi dal mare che si dipana nel cortile antistante di un castelletto federiciano, non è certamente comune. Tra stand con degustazione di vini, birre artigianali e street food, si erge il palco, con alle spalle un tramonto dai toni del rosa e la copertina di “Canzoni per metà” di Dente, headliner della serata, a fare da sfondo alla scena.

La line-up della serata è piuttosto variegata, i primi a salire sul palco sono i Fargas, progetto di Luca Spaggiari e Umberto Grossi. Il cantautore modenese, con la sua voce roca e profonda, incanta con ballate dai toni mesti, in cui si assiste al perfetto incontro tra canzone d’autore e un pop dalle sonorità sperimentali.


Alla loro performance, carica di pathos, seguono i Music for Eleven Instruments, band fondata dal gelese Salvatore Sultano a cui si aggrega per la serata Carlo Barbagallo. Il loro indie pop è complesso e manifesta una spiccata attitudine “orchestrale”. Il risultato è sorprendente, sembra venire da lontano, corredato da una complessità compositiva che strania e sorprende.


Ma dopo i voli pindarici che gli unidici strumenti di Sultano hanno fatto vivere al pubblico di Rock the Targia, si esibiscono i Camillas, per una performance di stampo decisamente differente.
Il duo composto da Ruben e Zagor diverte la folla, con il loro pop un po’ cazzone. Una miscellanea di punk demenziale alla Skiantos e una buona dose di surrealismo. Saltano giù dal palco, coinvolgno gli spettatori e si ride insieme.

Conclusa la loro esibizione è il turno di Dente accompagnato sul palco dai Plastic Made Sofa. Il cantautore di Fidenza torna in Sicilia, ma per la prima volta si trova a suonare a Siracusa. Accolto dalle ovazioni del pubblico il concerto inizia subito all’insegna del divertimento e della poesie dei sentimenti.
La scaletta, sorprendetemente, recupera i pezzi dal repertorio precedente di Peveri, si assiste infatti al trionfo dei tempi dell’”Amore non è bello” e di “Non c’è due senza te”. E ripescando nel passato, si susseguono pezzi come Quel mazzolino, Buon appetito, Baby building. Tra la dolcezza di Saldati risalente a “Io tra di noi” e la tenera mestizia di Coniugati passeggeri, dei tempi de “L’almanacco del giorno prima”, si introducono leggeri in scaletta anche Quello che si ha, suo nuovo singolo e alcuni pezzi di “Canzoni per metà” come Canzoncina.
L’intesa con la band è palpabile, mentre ridono e scherzano sul palco, il Peveri come sempre dispensa divertenti battute e giochi di parole con il pubblico, e la serata si chiude con La cena d’addio.
Ma Dente non poteva lasciare il suo pubblico in modo così agrodolce, tanto che poco dopo, richiamato dal plauso dei fans, torna sul palco per proseguire con altri pezzi. L’ultima parte del concerto fa intonare alla folla Giudizio universatile, come sempre eseguita in chiave disco, con annesso balletto sal sapore molto ‘70s, la meravigliosa Beato me, per poi concludere in notte fonda il concerto con la delicatezza delle note di Vieni a vivere, che si rivela sempre la chiosa perfetta dei suoi concerti.
La scelta di eseguire precipuamente pezzi del passato, testimonia forse la complessità compositiva di “Canzoni per metà”, difficile forse da riproporre interamente live. Ad ogni modo Dente ha sempre la grande capacità di creare un clima intimo e rilassato durante i suoi concerti, riuscendo a coinvolgere i fan di vecchia data così come i neoascoltatori.

GALLERIA FOTOGRAFICA A CURA DI CORRADO LORENZO VASQUEZ

 

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