[REPORT] Non siamo mai stanchi di vedere i Biffy Clyro

Dopo le tre date del tour invernale, la band di Glasgow torna a calcare i palchi italiani e approda come ospite d’eccezione al Flowers Festival di Collegno per un live adrenalinico come Dio comanda.


_di Alessia Giazzi

2017, un’altra ottima annata per il Flowers Festival di Collegno che per la sua terza edizione si adorna di un cast internazionale di tutto rispetto: dopo la preview di giugno che ha visto esibirsi l’eclettica Diamanda Galas e dopo l’esplosivo live dei Gogol Bordello, si entra nel vivo del Festival con le date di Biffy Clyro e Einstürzende Neubauten.

Li avevamo visti l’ultima volta a febbraio sui palchi di Milano, Roma e Padova: i Biffy Clyro tornano in Italia per due date estive e approdano il 17 luglio sul palco del Festival torinese nel bel mezzo di un tour caldissimo fatto di apparizioni a eventi del calibro di Glastonbury e FIB e opening acts a supporto dei Guns n’ Roses.

Il compito di aprire il live della band di Glasgow spetta ai britannici You Me At Six: la band capitanata da Josh Franceschi risveglia immediatamente il pubblico, tra cui spuntano non pochi fan della band, con un’iniezione di tamarria ben dosata. Finito l’opening act, il pubblico si accalca sotto il palco e anche una volta compressi e compattati l’impressione è quella che ci aspetti un live per pochi intimi.

«Il live della band di Glasgow
è come un elettrocardiogramma impazzito»

Il momento dei BiffyFuckingClyro è arrivato: calano le luci mentre l’intro di rito accompagna l’ingresso in scena di Simon Neil, James e Ben Johnston.

Le prime tracce della setlist sono ormai consolidate, quella della band è un’apertura al tritolo: a “Wolves of Winter” segue “Living is a problem because everything dies” e il ciclone Biffy Clyro si scatena immediatamente sullo stage guidato da un Simon Neil inarrestabile, capace di dimenarsi un paio di pantaloni rosa confetto con disinvoltura invidiabile.

Il live della band di Glasgow è come un elettrocardiogramma impazzito: si passa da pezzi da infarto come “Black Chandelier”, “That Golden Rule” e “Animal Style” alle ballate cuore in mano come “Biblical” e “Medicine”. In mezzo alla scaletta spunta anche l’atipica “Re-arrange”, accompagnata da un leggero imbarazzo da parte del pubblico e forse anche di Simon Neil. Non mancano pezzi cult come “Mountains” e “All the way down”, chiamata a gran voce dal pubblico.

Sarà la tempra del sangue scozzese, saranno le birre pre-concerto ma i Biffy Clyro non perdono un colpo: hanno la capacità di rendere ogni pezzo un concentrato di energia irresistibile mentre saltano, si dimenano e si accaniscono sugli strumenti. Ben Johnston pesta le bacchette passando dalla grancassa ai rullanti ai piatti con una velocità impressionante mentre il gemello James lo incalza a colpi di basso. Simon Neil è ormai una maschera di sudore sotto la massa di capelli scuri che gli copre il viso. Il live dei Biffy Clyro si chiude con un encore che vede Neil cantare l’acustica “Machine” adornato da una corona di fiori piovuta sul palco prima di introdurre “Stingin’ belle” per un finale da brivido.

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Quello che si portano dietro i Biffy Clyro ad ogni concerto è un nutrito pubblico di fan appassionati e fedeli, pronti a seguire ovunque la propria band preferita. I più sfegatati li riconosci subito: indossano fieramente le magliette dei tour precedenti, qualcuno sfoggia la B del logo tatuata su un braccio. La folla modesta che gremisce la distesa di asfalto di fronte al palco emana l’energia di un pubblico da stadio: cantano tutte le canzoni, si lanciano in mezzo al pogo o seguono quello che accade sul palco con occhi sognanti. I fan dei Biffy Clyro sono quelli che si ritengono fortunati ad aver potuto vedere ancora una volta la band scozzese a pochi metri dal palco e che non si stancherebbero mai di vederli live, sono il miglior compenso che una band potrebbe desiderare.

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