A suon di blues con i Gospel

Contrariamente alle mode del momento, i Gospel vanno dritti per la sua strada lastricata di blues e di folk. Abbiamo raggiunto Riccardo per fare il punto della situazione.


_di Mattia Nesto

Come mai proprio il blues e il folk? Voglio dire nell’epoca in cui i ragazzi come primo strumento utilizzano subito qualche programma di campionamento su computer oppure un synth voi avete, neanche troppo metaforicamente, imbracciato la chitarra: spiegaci il perché dietro questa scelta.

Imbracciare la chitarra è semplicemente quello che ci viene naturale fare, quando eravamo adolescenti era lo strumento più accessibile e passavamo pomeriggi /serate nelle sale prove, quelle con l’odore di muffa e i volumi degli amplificatori sempre troppo alti.
Inoltre le nostre sono zone “lontane” dalla grande città, montagne e lago la fanno da padrone e penso che il legame al folk e al blues possano essere derivato anche da questi scenari quotidiani.

Come sono nati i Gospel?

Questa domanda è perfetta per rispondere alla precedente, nel senso che i Gospel nascono proprio da una chitarra acustica, quella di Lorenzo Balice. Dopo qualche tempo passato per locali con la chitarra acustica in solitaria, Lorenzo ha deciso di ampliare il progetto, così sono arrivati Stefano Dal Lago e Andrea Roncari e il tutto ha preso una svolta più “rock”.  Lavorando al primo album assieme a Marco, si è sentita la necessità di ampliare ancora la famiglia ed il sound, a questo punto sono arrivato io ed ecco i Gospel.

Per quanto riguarda la produzione artistica vi siete rivolti a Marco Ulcigrai: che cosa stavate cercando in lui?

Marco è l’amico di una vita, è con lui che si condividevano le salette di cui sopra, la scelta è stata spontanea, lo apprezziamo come persona e come artista.
Dalla sua, oltre al talento, ha anche il fatto di aver vissuto realtà professionali come i due dischi con Il Triangolo, il tour con i Ministri e attualmente quello con Le Luci Della Centrale Elettrica.

E l’avete trovato “quel qualcosa in più”?

Assolutamente. Lui è riuscito a “sgrezzare” il nostro suono, togliendo qualche chitarra di troppo (eheh) e rendendo il tutto più semplice ed omogeneo. È sicuramente parte integrante del progetto e del suono che oggi potete sentire nell’album.

Ci diresti un paio di nomi di band o artisti che tu trovi validissimi ma che non sono “sulla bocca di tutti” per imprecisati motivi?

Il Triangolo, The Wyns, Young Blood, Il Distacco, sono tutti progetti validi di persone a noi vicine che meriterebbero un’ attenzione in più.
“Scarpe inglesi” è un pezzo con un’atmosfera pazzesca, quasi da film pulp: al di là della musica, cosa ti piace vedere/fare nel tempo libero? La musica si prende la maggior parte del tempo (forse anche perché glielo lasciamo fare). A me personalmente piace molto l’atmosfera di cui parli, adoro Tarantino, Rodriguez e il loro mondo.

L’ultimo concerto che ti ha lasciato qualcosa a cui hai assistito?

È stato il concerto di Giorgio Poi al MIAMI di quest’anno, lo conoscevo ma non ero un suo fan, quel live mi ha stregato, impeccabile, quasi meglio del disco, consigliatissimo.

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