[INTERVISTA] Brücke: un’officina del suono aperta a tante suggestioni

Il loro nome significa “ponte”: lo hanno scelto perché nel luogo in cui abitano è pieno di ponti ma anche perché provano a creare collegamenti tra generi e approcci diversi alla musica. Andiamo alla scoperto di “Yeti’s Cave”, Ep d’esordio dei Brücke. 

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_di Mattia Nesto

Oscuri e nascosti come creature del sottosuolo anzi come “esseri da fondo”, come essi stessi si definiscono. Vi presentiamo i Brücke una delle novità più oscure da ascoltare e seguire in quest’ultimo periodo.

La prima frase del vostro comunicato stampa mi ha grandemente colpito: “Brücke è un quartetto ma anche una forma aperta che vede le collaborazioni di musicisti provenienti da vari ambiti e artisti visuali”. Non possiamo non chiedere lumi in questo senso.

La spiegazione in realtà è molto semplice. Tutto nasce dal posto dove noi proviamo, un’officina aperta a tutta una serie di nostri amici e conoscenti ma anche influssi, stimoli, musicisti ed artisti di vario genere. Questa formula aperta si riflette nel modo in cui componiamo le canzoni, ovvero seguendo plurime direzioni e mai uno schema fisso: così come è varia la strumentazione che usiamo, così è il modo in cui ci approcciamo a fare musica.

Yeti’s Cave è il vostro ep di esordio: come è nato?

Beh il nome è una sorta di omaggio alla band degli altri componenti della band, Giulio, Nicola e Michele, tanto è vero che quando andiamo a suonare in giro ancora in molti ci chiamano “gli Yeti”. Detto questo una parte considerevole del materiale l’abbiamo registrato direttamente qui a fondo, che dalle nostre parti vuol dire in officina. Per l’altra parte ci siamo affidati allo studio di registrazione degli Appaloosa che tra l’altro è molto vicino al nostro.

Certo che questa dimensione di caverna, di rifugio è molto presente anche nella musica che fate…

Beh ci passiamo un sacco di tempo qua dentro, per noi è una sorta di seconda, se non prima casa. Questa logica della grotta dove poter riunione le idee e ospitare gli amici e confrontarsi ci piace molto.

Quindi questa commistione di idee si riflette anche nei gusti di ognuno, oppure tutti quanti appartenete alla stessa base di ascolti?

No per niente, anzi ognuno di noi ha ascolti ben precisi che poi via via influenzano anche gli altri. Io, oltre a frequentare il conservatorio, ascolto, anzi ascoltavo molta musica contemporanea al momento della realizzazione dei pezzi mentre Nicola più noie, con Michele legato all’industrial e Giulio allo stoner.

Tromba, clarinetto, sax, clarinetto: nei vostri pezzi gli strumenti abbondano e spesso e volentieri sono strumenti inusuali diciamo così.

Beh io conosco molti ragazzi che suonano e talvolta accade di invitarli a fondo per provare insieme. Quasi sempre ne escono fuori delle cose interessanti che poi usiamo nei nostri lavori. Ad esempio può anche capitare di entrare di notte e di trovare qualcuno che gioca con le drum-machine o che smanetta con qualcosa: c’è una fortissima componente di gioco in quello che facciamo. 

Ma oltre all’ep avete già pronto anche altro materiale?

Per questo ep abbiamo dovuto scartare molta roba, che non era più in linea con le nostre direttive. Detto questo non pensiamo, almeno in breve termine, di usarlo: utilizzeremo qualcosa di ancora più vecchio, per così dire, perché ha una dimensione che oggi ha molto senso per noi. In fondo, se ci pensi bene, il nostro nome, Brücke, vuol dire ponte, e infatti nella zona dove siamo noi è pieno di ponti, ma anche legame: ecco cerchiamo con la musica di stringere il maggior numero di legami umani possibili.

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