[INTERVISTA] Quièreme: la necessità di amarsi fra sacro, sesso e divino

“Quièreme” in italiano significa “amami”: la prima mostra personale romana dell’artista argentino Nicolás Romero Escalada aka Ever interroga in  chiave contemporanea  le tensioni dell’uomo moderno ed esorta lo spettatore a “ex-sistere”.


_di Raffaella Ceres

Romero Escalda aka Ever è l’artista argentino che a partire dagli anni ’90, inizia ad esplorare le possibilità delle suggestioni espressive e pittoriche attraverso i graffiti sui muri di Buenos Aires, per poi evolvere in uno stile originale, un vero e proprio dialogo acceso, per contenuto e colori, tra astratto e figurativo dove l’uomo si fa simbolo. Il percorso artistico di Ever nasce dalla necessità di manifestare interrogativi nello spazio pubblico al fine di interagire con il pensiero collettivo.
Un’opera d’arte è un ponte che genera la discussione che seguirà. Un’opera non deve “dire” qualcosa, ma deve porre delle domande. L’arte è il modo per dialogare con se stessi e anche per entrare in contatto reale con gli altri. Fino al 13 luglio sarà possibile visitare la mostra “Quièreme” – Ever solo Show presso la Galleria Varsi di Roma. Con la collaborazione della curatrice della personale, Chiara Pietropaoli, abbiamo esplorato le importanti possibilità che questa occasione artistica offre al pubblico romano.

Nelle opere di Ever si fondono filosofia, antropologia e politica. Cosa ha significato curare la personale di un’artista così speciale?

Lavorare con Ever è stato stimolante, è un artista che ammiro molto. La ricerca di Nicolás è onesta e profonda e come hai sottolineato nella domanda è densa di storia e ideali. Curare questa mostra per me ha significato immergermi nei suoi pensieri. Insieme siamo andati indietro nel tempo, nel 1500, in Spagna, per approfondire l’estasi della Transverberazione, vissuta e raccontata dalla mistica Santa Teresa de Jesús. Nel periodo di preparazione della mostra abbiamo dialogato tanto per restituire una lettura contemporanea dell’estasi, immaginando quali potevano essere le entità da cui l’uomo oggi è attratto e da cui vuole essere amato, a tal punto da uscire fuori da sé. Da qui il titolo della mostra: “Quiéreme” che in italiano sarebbe “Amami”.

Il colore è un elemento che caratterizza le sue opere, che colpisce e rapisce piacevolmente. In Quiéreme cosa ha cercato di mettere maggiormente in evidenza?

Si, il colore è uno degli elementi protagonisti nelle opere di Ever, è proprio nelle fasce di colori che avvolgono le figure che risiede la carica simbolica dei lavori, i colori sono anima.

Ever ritiene significativo suscitare interrogativi nello spazio pubblico. Lei cosa pensa a riguardo?

Penso sia giusto. La scelta di lavorare nello spazio di tutti si porta dietro grandi responsabilità. Lo spazio pubblico oggi chiede tante cose, chiede di essere immaginato, di farsi portatore di significati e di essere più bello e molte delle volte lo chiede all’Arte. Gli approcci possono essere infiniti. Personalmente apprezzo gli interventi artistici che nascono dall’intenzione di generare riflessioni, che nascono dalla volontà di confrontarsi realmente con il luogo di azione e con le persone che lo abitano.

La Galleria Varsi è tra le più giovani realtà che producono street culture nella capitale dal 2013, rivolgendo il suo sguardo alla scena underground continuando ad accogliere i migliori artisti del momento. Come si colloca il lavoro di Ever in questo contesto?

Con Massimo Scrocca, direttore della Galleria Varsi, cerchiamo di bilanciare la programmazione per mostrare al pubblico diversi linguaggi e stili, alternando artisti italiani ed internazionali. Ever è un artista che seguiamo da tempo, più di un anno fa gli abbiamo proposto di realizzare una mostra personale proprio perché crediamo nell’autenticità della sua ricerca artistica e nelle sue potenzialità. E’ un grande artista, umanamente eccezionale.

L’arte è il campo del possibile

A Roma, la personale Quiéreme, indaga la triade sacro – sesso – individuo: l’incontro fra l’amore e la verità che per un attimo rende tangibile il divino. Cosa vuole facilitare nel pubblico con questa mostra?

Da un lato Ever invita lo spettatore ad “ex-sistere”, a varcare i propri confini naturali, per sperimentare una realtà altra, proprio come accade agli estatici rappresentati nelle opere. Dall’altro l’artista fa convivere nello spazio il sacro e l’erotico e immerge lo spettatore in questa relazione. Ever affronta un argomento a tratti spinoso con intelligenza. Questa mostra non vuole essere sfrontata o polemica. Nelle opere, come nella sua visione, sacro e erotico si fondono con naturalezza ed è proprio questa naturalezza che a Ever interessa mettere in luce e comunicare.

Cosa si sente di consigliare al pubblico che si avvicina alle espressioni artistiche di Ever?

In generale non mi sentirei di dare particolare consigli al pubblico. Noi in galleria lavoriamo al fine di fornire allo spettatore gli strumenti necessari per comprendere le mostre e gli artisti che presentiamo ma alla fine lo spettatore è libero di scegliere se usarli o meno. Alcuni leggono con curiosità i testi e ci fanno molte domande, altri preferiscono esplorare liberi le opere. Penso che ogni persona sia diversa e che sia giusto rispettare i differenti approcci.

Grazie a questa mostra, l’arte si rende strumento di riflessione e ci ricorda anche quanto sia importante trasgredire i propri confini. Quale valenza ha nella società e nell’arte stessa questo assunto?

Sicuramente varcare i confini si porta dietro dei rischi ma al contempo la trasgressione dei confini è una possibilità di conoscenza. Se parliamo di società credo che oggi più che mai sia necessario riflettere su quanto molte volte i confini imposti all’individuo siano in realtà artificiali, altri di ordine mentale, in questi casi sono limiti scomodi che restringono le prospettive. Nell’arte è diverso, l’arte è il campo del possibile, se parliamo di creazione artistica non riesco a immaginare confini.

 

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