Sara Conforti: per una moda sostenibile e un consumatore responsabile

Abbiamo incontrato Sara Conforti, vulcanica personalità legata al mondo della moda in orbita torinese. I suoi progetti sono sempre attenti all’aspetto etico della creazione e della fruizione dell’abbigliamento; e sfociano occasionalmente anche in vere e proprie performance artistiche… 


_di Martina Galanti 

Sara è curatrice e ideatrice di progetti legati al mondo della moda, del costume e dell’arte contemporanea. È diplomata in disegno della moda e del costume all’istituto Passoni e si specializza in modellistica contestualmente al conseguimento della laurea in Storia dell’arte moderna al DAMS.
Nel 2011, dopo essere stata assistente per 12 anni di Michelangelo Pistoletto, in cerca di una dimensione a lei più affine, inizia un percorso di ricerca artistica e ovviamente personale. Fonda così Hoferlab e va al Balon con la sua macchina da cucire.

Parliamo di Hòferlab/ànticasartoriaerrante, come nasce e qual è l’idea di cui vuole farsi promotore?

Dopo la fondazione avvenuta nel 2011, nasce il progetto ànticasartoriaerrante_laboratori nomadi per una moda sostenibile. L’idea era, ed è tuttora, quella di recuperare le tradizioni sartoriali al fine di creare un consumatore consapevole, una coscienza di quelle che sono le nostre abitudini nel vestire ogni giorno e nell’acquistare; rendere il consumatore individuo critico che sa acquistare con consapevolezza e creare, sfruttando il riuso( di tessuti e tecniche) e la creatività di ciascuno.

«La produzione industriale della moda è qualcosa che almeno oggi crea un continuo conflitto fra l’individuo e l’ambiente»

13600HZ Concerto per macchine da cucire: un progetto intimo e ambizioso. Come si sviluppa?

È una sorta di riflessione tra moda e consumo. Ogni volta pubblico e performer si avvicendano sulla scena/realtà con l’intento di ricercare e ritrovare la propria intima essenza e l’essenza di gesti semplici e antichi.
Il corpo è elemento centrale e imprescindibile così come lo è l’individuo; omologazione e individuazione sono gli aspetti antitetici della moda che in questo contesto, trovano motivo di accordo nella creazione partecipata di una collezione di gonne a ruota, estremamente simili fra loro ma che portano il segno del loro creatore nell’intenzione e nel ricamo caratteristico.
La produzione industriale della moda è qualcosa che almeno oggi crea un continuo conflitto fra l’individuo e l’ambiente; è un qualcosa di mastodontico e tuttavia mai unitario che punta alla frammentazione pur nell’omologazione spingendo a abbandonarsi inermi al ciclo del consumo irresponsabile.
13600HZ Concerto per macchine da cucire ha invece l’obbiettivo di offrire un’alternativa: creare un consumatore responsabile, consapevole della propria individualità e della propria capacità di fare la differenza nel ciclo dei consumi. L’intento educativo è forte ed è veicolato da uno spazio fuori dal tempo in cui il tempo è solo quello del rispetto per tutto ciò che è Altro.
Concerto per macchine da cucire suggerisce, ponendosi più che come modello educativo come apertura verso l’alternativa; fa da rompighiaccio con il crescendo da 0 a 13600HZ in 21 minuti, portando pubblico e protagonisti alla soglia di sopportazione.
La collezione frutto degli incontri/ performance di Concerto per macchine da cucire è stata esposta domenica 11 giugno in Corso Belgio 91 nell’ambito dell’Earthink Festival (http://www.earthinkfestival.eu/) ; con il Public Speaking MADEIN? tenuto dalla stessa Sara Conforti e da Mauro Rossetti di Tessile e Salute, è stato affrontato in forma partecipata il tema della filiere di produzione.

A questo punto viene naturale creare un collegamento con la compagna Abiti Puliti, che Sara ci illustra in questo modo: 

Il legame con la campagna Abiti Puliti (Sara Conforti aderisce alla Campagna Abiti Puliti nel 2013 come attivista e ideatrice di progetti creativi) risulta chiaro, pur andando a toccare corde e temi ancora più profondi, infatti se Abiti Puliti opera soprattutto per il miglioramento delle condizioni di lavoro, pone però come punto di partenza fondamentale l’acquisizione di consapevolezza del consumatore come individuo ancor prima che come potenziale acquirente. Si pongono quindi su due piani diversi, l’uno (13600HZ Concerto per macchine da cucire) opera più sul piano personale e psicologico, mentre Abiti Puliti sul piano politico, ma sicuramente per mobilitare i consumatori occorre partire da un livello più personale, per far sì che più persone possibile avvertano l’errore e l’inadeguatezza dell’industria della moda.

E si continua con la sfera del sociale, grazie al progetto “Made in UGI”…

Per quanto riguarda i progetti in ambito sociale, Sara Conforti è impegnata con Casa UGI nella creazione di progetti ricreativi ed educativi destinati ai bambini e alle famiglie della casa. Grazie all’impegno di tutte le persone coinvolte è nato Made in UGI che ora può vantare già la produzione di una collezione di borse nate dal riciclo di maglioni.

Made in UGI è nato con l’intento di creare uno spazio per l’autoproduzione partecipata, dove attraverso laboratori sartoriali dedicati sia ai ragazzi sia alle loro famiglie si cerca da un lato di fornire un luogo di incontro, scambio e sviluppo delle capacità e dall’altro, soprattutto per i genitori, si creano percorsi formativi in grado di trasformarsi anche in progetti lavorativi che contribuiscono al riscatto sociale di chi magari si trova spaesato e senza più un impiego in una nuova città.
Il nuovo progetto prevede di creare una collezione più ampia di borse double-face realizzate con vecchie cravatte, collezione che verrà poi esposta e messa all’asta; il ricavato dell’asta verrà destinato alla creazione di uno spazio dedicato alla sartoria Made in UGI, dove famiglie e ragazzi potranno trovare uno spazio per continuare il loro percorso di autoproduzione partecipata.
Un progetto simile a quello di Made in UGI è quello che coinvolge le rifugiate politiche giunte nel nostro Paese senza più una posizione sociale e lavorativa; anche in questo progetto l’intento è quello di creare innanzitutto un luogo di aggregazione e comunicazione, per poi riuscire a creare percorsi di formazione professionale al fine di fornire a tutte nuove competenze da poter mettere a disposizione e permettere quindi di ricrearsi una posizione lavorativa.

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