[INTERVISTA] Daniela Madeddu: Fiorucci, la Sardegna e il Jazz convivono a Casa Mad

Alla scoperta del  coloratissimo “wine bar bio-friendly” nel cuore del Quadrilatero Romano insieme alla sua ideatrice e proprietaria. Praticamente un atelier creativo… dove si mangia benissimo!


_di Martina Galanti

Ecco come raccontavamo Casa Mad, la sua cucina e la sua atmosfera qualche mese fa sulle nostre pagine:

«Mancano solo il Cappellaio Matto e una teiera, ma varcando la soglia di Casa Mad sembra di cadere nella tana del Bianconiglio: pareti dipinte, pizzi e merletti, tavoli colorati, un divano e un pianoforte, questo è il teatro per una serata magica a lume di candela. Dal novembre 2009, Daniela Madeddu (o meglio Mad) e Antonio prendono per mano i loro clienti e li guidano in un viaggio nell’arte e nella musica jazz» (leggi qui l’articolo completo) 

Nel abbiamo parlato meglio direttamente con Mad, trovandoci a tu per tu con un vero tornado di energia creativa e pathos. 

Daniela Madeddu nasce nel ’68 a Torino. Di origini sarde, da bambina non parla: osserva e percepisce il mondo che la circonda, studia le persone come se le accarezzasse senza conoscerle.

Ha una formazione artistica solida (liceo artistico e Accademia di Belle Arti di Torino), ma soprattutto ha quello che potremmo definire l’animo dell’artista, quello che le permette anzi la costringe ad avere uno sguardo profondo e scomodo. E proprio per questo di guardare e vedere dentro. E oltre.

L’incontro è per le 12 al Pastis in Piazza Emanuele Filiberto, qui mi sento un po’ fuori dal tempo, ma non appena iniziamo a parlare qualunque ansia si dirada e lascia spazio alla speranza e come ad una voglia di volare… Quella che doveva essere un’intervista si trasforma in un fiume di parole suo; e poi anche mio dal momento che Mad mi dice, spiazzandomi: – “Voglio sapere di te, ti sei interessata a me quindi ora parliamo di te”. Mi racconta e mi trasmette lo spirito di una vita vissuta sempre pienamente e la voglia di continuare a farlo, sempre di più.

Mad ha uno sguardo malinconico e d’una forza ancestrale: ti fa scorgere la scintilla riaccendendo quella sopita nelle persone che incontra. Mi parla di Casa Mad e dell’atelier annessa: è stata la sua casa per 8 anni, lì è fiorita l’idea di un posto che cura e nutre. Un posto pronto ad accogliere.

«Casa Mad per me e per altri torinesi fortunati è stato un luogo in cui entravi e quando uscivi sentivi di avere quel qualcosa in più, in un certo senso un segreto da custodire; sì perchè Casa Mad ha riunito tante persone diverse ma sempre coerentemente con il suo stile, dovevano essere persone affamate di cibo e vita, di corpo e musica»

Mad si donava nel cibo e negli abbracci e questo non solo a casa Mad – diciamo la sua seconda casa – ma anche nella sua vera casa, sempre a Torino, dove appena trasferitasi aveva iniziato ad organizzare feste e concerti che riunivano artisti di mestiere e di vita.

Minuto dopo minuto il racconto di Mad si riempie di immagini e di esperienze, quella che si poteva incontrare a Casa Mad è una creatura estremamente sfaccettata le cui esperienze hanno dell’incredibile e fanno pensare all’ascesa di una stella, iniziata come osservatrice al Teatro Colosseo, continuata con la tournée di Chorus Line e poi sfociata nel mondo della moda con la creazione di abiti unici dipinti a mano; fino alla prestigiosa collaborazione con Fiorucci: “Con Elio oltre alla grande stima a livello artistico e professionale c’è stato anche e soprattutto uno scambio umano e affettivo.”

Da quella collaborazione nascono situazioni favorevoli all’arte e alla diffusione della firma Mad, i negozi e gli show room milanesi – e non solo – la cercano e la corteggiano. Mad intanto vince il concorso per la produzione di una nuova linea Timberland che viene talmente apprezzata da fare il giro del mondo per finire poi a casa di Franca Sozzani, direttrice di Vogue.

Se dobbiamo mettere da parte l’idea di trovare Mad dietro il bancone di Casa Mad o di ritrovarla nei suoi buonissimi piatti, possiamo però pensare ed essere abbastanza sicuri che Mad non lascerà definitivamente Torino, perchè fa parte di lei, del suo percorso e anche del suo spirito e si vede bene da come risulta perfetta seduta sulla sedia nell’angolo del Pastis.

Ora Mad ha in progetto di tornare per un po’ in Sardegna a casa della madre, di trasferire lì la sua base e magari di portare lì un progetto simile a Casa Mad. Sant’Anna Arresi è un paesino con pochi abitanti ma che con il suo festival “Ai confini fra Sardegna e Jazz” che si svolge a settembre. C’è anche la Cantina Mesa di Gavino Sanna attira già persone da tutta Italia e non solo. Un piccolo centro di cultura che potrebbe avere un nuovo epicentro: Mad e la sua idea di un B&B per artisti e girovaghi in cerca di ispirazione.

Daniela riesce a comunicare tantissimo al primo sguardo e passare un’ora con lei è paragonabile ad una bagno in mare al tramonto durante un acquazzone estivo. Purifica e ricorda a tutti la capacità innata di volare che dobbiamo rammentare a noi stessi ogni giorno.

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