La nuova Fisiologia del Gusto targata Slow Food

Alberto Del Bono ed Eugenio Signoroni hanno presentato, nella serata del 19 maggio, la nuova edizione di Fisiologia del gusto, la guida pionieristica pubblicata ad inizio 800 che ha inaugurato la nuova scienza enogastronomica. Siamo stati anche noi alla libreria Pantaleon degustare gelati, cioccolatini e Vermouth.


_di Giorgia Bollati

Se ancora oggi si lotta per affermare lo statuto culturale del cibo al pari di quello delle arti e delle scienze, tra 700 e 800 c’era già chi su questo discorso aveva le idee chiare: Jean-Anthelme Brillat-Savarin, ufficialmente magistrato, ufficiosamente maestro del piacere, scrisse quello che oggi viene innalzato a manifesto della filosofia Slow Food. Fisiologia del Gusto o Meditazioni di gastronomia trascendente fu il testo profetico di un pioniere dell’enogastronomia che comprese il legame tra erotismo e cibo quali fonti di piacere, tanto che, dopo aver commentato racconti erotici francesi, si dedicò con pari zelo a stilare una guida alla vita goduriosa, con aforismi e riflessioni riguardanti il cibo in tutte le sue forme, compendiati da racconti, memorie e aneddoti, tutto rigorosamente senza il proprio nome stampato sopra, almeno nella prima stampa (1825).

Accolto con entusiasmo, il libro andò incontro ad una seconda ristampa (firmata) dopo un solo anno di vendita: tutti erano rimasti affascinati dalla sua scrittura e dalla bontà del suo pensiero, che risulta attuale ancora oggi, come riconoscono i docenti dell’Accademia di Pollenzo. Partendo dalla definizione di gastronomia come conoscenza ragionata di tutto ciò che si riferisce all’uomo in quanto egli si nutre, Savarin fece un discorso di portata universale teorizzando un legame tra alimentazione e politica, in quanto riteneva che il destino delle nazioni dipendesse dal modo in cui queste si nutrivano, poiché il cibo influisce sul carattere, come ben sanno amministratori e diplomatici che organizzano ancora oggi i meeting più importanti intorno ad una tavola imbandita.

La nuova edizione targata Slow Food

La nuova edizione, che non presenta più la prefazione di Carlino ma quella di Agnello Hornby insieme a un commento di Petrini, di questo libro unico è stata presentata da Alberto Del Bono e Eugenio Signoroni, il 19 maggio, alla Libreria Pantaleon, per la rassegna di Slow Books all’interno di Salone OFF, un progetto ideato allo scopo di rafforzare il legame tra il lento cibo e la lenta cultura. Si tratta di un’idea nata poco più di due mesi fa volta ad avvicinare all’enogastronomia e al suo aspetto più critico e filosofico, due tipi di artigianato: quello delle librerie indipendenti, che, viste le tendenze del mercato attuale, come ha detto Del Bono, svolgono un lavoro eroico, e quello dei produttori, che in queste occasioni particolari hanno offerto i loro prodotti di punta per accompagnare l’ascolto del breve discorso sulla storia del pensiero del gusto. La linea adottata dall’evento è stata quella tracciata da Savarin nel suo capolavoro: da un lato, fare un discorso storico-scientifico e, dall’altro, divertirsi e godere del buon cibo.

Durante la presentazione, gli ospiti hanno avuto, dunque, il piacere di degustare una coppetta di gelato offerta da Gelato Amico che ha scelto, per questa occasione, di abbinare, al cioccolato fondente, il gusto mela e zenzero, entrambi a base vegetale, privi di zucchero e preparati solo con ingredienti freschissimi.

A seguire sono stati offerti gli ottimi cioccolatini Odilla, preparati con cioccolato e Vermouth, e abbinati ad un Vermouth invecchiato con le fave di cacao di Guido Castagna, che hanno reso il liquore più grasso, burroso al punto giusto per accompagnare il gelato. Un progetto ampio e di grande portata, destinato ad evolversi in una collaborazione ancora più stretta tra artigiani appartenenti a universi differenti ma, allo stesso tempo, vicini, volto ad educare chi ancora resta scettico nei confronti dell’alto e creativo pensiero gastronomico e non riconosce, per dirla à la Savarin, come siano veri uomini di spirito quelli che sanno mangiare. In questa battaglia ideologica, il nemico sarà lo stesso del magistrato francese: chi ama mangiare, ma non ha il coraggio di ammetterlo.

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