Architettura in Città 2017: nuovi modi di abitare

Giunto alla sua settima edizione, il Festival Architettura in Città questʼanno cambia quartier generale e si sposta al Q35 di Via Quittengo, nel distretto industriale dismesso di Via Bologna.

_di Claudia Ferrannini

Nuovi gli spazi e nuovi gli obiettivi di questa rassegna che dal 2011 sino ad oggi, nelle giornate di fine Maggio, si diffonde in città con iniziative ed eventi che parlano di architetture ed architetti e di forme dellʼabitare, in particolare nell’edizione di quest’anno.

Nello specifico il Festival ha come obiettivo stimolare riflessioni riguardo il sistema di relazioni che intercorre tra lʼabitare- e le sue molteplici configurazioni- e la città- come struttura spaziale continuamente plasmata da congiunture economiche, sociali, culturali, politiche e tecnologiche.

Ed è proprio da qui- dalla città, e dalla sua straordinaria varietà e complessità- che il filo conduttore del festival distilla alcuni interrogativi indirizzando il dibattito verso molteplici orizzonti.

“Come si costituisce oggi il rapporto tra casa e città, interno ed esterno, privato e pubblico, tra individuo e società?”

Affrontare queste tematiche è un compito assai spinoso, sia per i cittadini che per le istituzioni, non solo perché cʼè sempre il rischio latente di inciampare in convenzioni, stereotipi e cliché, ma anche perché queste polarità sono solo apparentemente distinte e separate. Lʼuniverso delle pratiche abitative, dal canto suo, è unʼarena di campo fertile e variopinta, che raccoglie i frutti della città e ne determina geografie impreviste e/o imprevedibili. Dove sono contenute tutte queste informazioni se non nellʼarchitettura della città: quella degli scintillanti progetti urbanistici, ma anche quella della conservazione identitaria, delle progettualità partecipate, delle dinamiche globali e locali.

Da questa prospettiva la città diventa allora un mosaico di immagini in cui tutto è a posto e niente è in ordine, in cui nessuno spazio è la replica di se stesso, ma ogni singola soluzione- dal tragitto per una passeggiata alla disposizione di un muro- è pensata ad hoc.

“La città come casa” è il titolo di questa sesta edizione

A latere va aggiunto che oggi ciò che fa perdere il sonno agli architetti riguarda precisamente lʼurgenza di ripensare non solo al proprio ruolo in tutto questo, ma anche – e non di rado con una buona dose di egocentrismo- allʼefficacia dei propri strumenti: non si tratta tanto di peccare di obsolescenza ma, piuttosto, di fiducia solida nelle reali condizioni di cambiamento.

Lʼinvito al Festival, esteso a tutti, è di sospendere il giudizio, almeno momentaneamente, e di lasciare spazio alla mostra: allʼinterrogazione e al racconto della complessità e delle differenze di una società in continuo divenire, per far parlare le architetture e lʼurbanesimo del nostro tempo.

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