[INTERVISTA] Il Ferragosto punk-rock del Bay Fest

Se pensate che l’estate sulle spiagge di Rimini preveda soltanto code fuori dalle discoteche vi sbagliate: a Bellaria Igea Marina, nell’area attrezzata del Parco Pavese, si scaldano i motori per il Bay Fest, raduno estivo dedicato al punk-rock, che porta sul litorale romagnolo veterani e nuove leve del genere. 

_di Lorenzo Giannetti

In attesa di tuffarci nel marasma del pogo, abbiamo chiacchierato un po’ con Stefano Gardelli, tra gli organizzatori del Bay Fest, realizzato in sinergia con LP Rock Events e Hub Music Factory.  Abbiamo scoperto di quella volta che lo staff si è commosso sull’esibizione dei Millencolin o di quando il questore si è sintonizzato sulle loro ricetrasmittenti tra una imprecazione e l’altra.

L’appuntamento è dal 13 al 15 agosto (clicca qui per l’evento Facebook) con Bad Religion, Rise Against, Pennywise, Good Riddance, Anti Flag e molti altri.

Ci piace sempre sapere/capire come funziona un festival o una qualsiasi realtà culturale “dall’interno”. Raccontare tutta la fatica che c’è dietro agli eventi che noi vediamo dal parterre.
Per prima cosa, dunque, vi va dunque di raccontarci la genesi di questo festival? Qual è stata insomma la scintilla iniziale? E come avete scelto questo nome?

Da vero OUTsider parto dalla fine: la location del festival si chiama Beky Bay, volevamo un nome che richiamasse la spiaggia e fosse d’impatto immediato, per cui la scelta del nome è stata rapida e “Bay Fest” è stato il primo nome, dopo le classiche cretinate che si sparano all’inizio, su cui ci siamo trovati tutti d’accordo, ce l’hanno storpiato in tutti i modi: Bay Festy, BeyFest, Bay festival… Mi raccomando si scrive staccato e con le maiuscole!
Potrei stare ore e ore a descrivere cosa si cela dietro le quinte dell’evento, di quanto è grossa la macchina che si muove prima di dare il la allo show, ma poi rischierei di far sembrare il nostro lavoro triste e noioso quindi provo a cavarmela con un paragone che non sia il solito dell’iceberg: prendiamo ad esempio una cena, per prepararla bisogna sapere quanti sono gli ospiti, quanti di loro hanno un’alimentazione particolare, c’è la spesa da fare, le portate da cuocere, condire e servire, la tavola da apparecchiare, un luogo ed un orario da stabilire e se continui a pensarci ne saltano fuori altre tipo i tovaglioli, il vino, l’alternativa per chi non beve alcolici, dove farli parcheggiare e altro. Al primo Bay Fest non sapevamo nulla di tutto questo, non sognavamo un mondo fatato ma la nostra prospettiva era comunque molto vicina a quella dell’ospite a cena: arrivi all’ora stabilita nel luogo stabilito, mangi, ti godi la serata, ringrazi e saluti. Fine della faccenda.
Per concludere la scintilla iniziale è scoccata proprio grazie alla nostra “beata ignoranza” unita all’idea comune di creare un Festival con l’impegno di farlo crescere con tutte le forze e le idee che ci passavano e passano ancora per la mente.

In secondo luogo, ci presentate – grossomodo, ovviamente – la crew principale che lavora al festival? Come vi spartite i compiti? Qual è la vostra giornata tipo a pochi mesi dall’inizio del festival?

La cosa che ci ha fatto capire, subito dal nostro primo incontro, che avremmo potuto realmente “farcela” è stato proprio il connubio involontario delle nostre rispettive capacità, esperienze e lavori tanto diversi tra loro quanto compatibili. Alcuni di noi si conoscevano già da anni, altri si sono stretti la mano proprio in occasione della collaborazione e parlando abbiamo scoperto che il team era perfetto, uno di noi sapeva montare un palco, l’altro sapeva come e dove stampare biglietti e manifesti, c’era quello che sapeva muoversi nella burocrazia di un commercialista, quello che ci sapeva fare con la comunicazione, quello che sapeva come gestire una ditta, quello che sa tenere contatti con gli sponsor e quello che sa fare promozione, quindi la spartizione dei ruoli è avvenuta spontaneamente. Ognuno di noi sette, col tempo, ha imparato ad affinare il proprio compito ed assorbito un’infarinatura di quello degli altri, ho appreso tanto e lo sto facendo ancora, è stimolante. Tra Bay Fest e gli altri concerti e format, LP Rock Events lavora a pieno ritmo tutto l’anno, a ridosso del Bay Fest spingiamo i motori al massimo e ci avvaliamo dell’indispensabile aiuto di amici, volontari e collaboratori, fino ad arrivare ad uno staff di oltre 100 membri, in pratica campiamo di affetto!

Cosa vi aspettate di diverso rispetto all’edizione dell’anno scorso?

È imperativo che il Bay Fest cresca anno dopo anno. Il festival è strutturato su più giorni e ha un riscontro all’estero in forte crescita quindi ci aspettiamo più gente, dall’Italia, da tutta Europa e resto del mondo. Ci saranno più bands, più attività di contorno, imparando dai vecchi errori anche l’organizzazione sarà migliore e di conseguenza l’impatto maggiore. Vogliamo che sia un’esperienza positiva per migliaia di persone e che diventi una tradizione di Ferragosto a prescindere dal cast artistico. Ah il meteo! Quello deve rimanere come gli altri anni, il sole entra gratis al Bay Fest, scrivetelo grande!

Parte della crew del Bay fest: a sx Andrea Cantelli e a dx Stefano Gardelli (che risponde alle nostre domande)

Ci raccontate l’aneddoto più curioso/bizzarro che vi è capitato organizzando il Bay Fest?

Durante la scorsa edizione del Bay Fest, alle prese con la sintonizzazione e comunicazione via ricetrasmittenti, ci siamo urlati le peggio cose e, mentre volavano imprecazioni che nessuno avrebbe mai il coraggio di ripetere di fronte ai propri genitori, mentre davamo sfogo libero ai nostri problemi ed ai metodi punk per risolverli, un’interruzione radio ci ha congelati: “Ragazzi, abbiamo il questore sintonizzato sul nostro canale.” Da quel momento in poi abbiamo imparato a dosare le parole come Hilary Clinton. Non denunciateci, alcuni di noi sono brave persone.

E qual è, invece, il momento a cui siete più affezionati? Quello insomma che vi ha proprio fatto brillare gli occhi?

Questa in teoria è una domanda soggettiva ma, all’entrata sul palco dei Millencolin (headliner del primo Bay Fest), ho visto lo staff abbracciarsi e lasciarsi andare in balia del concerto, è stato come tagliare un traguardo, con tutti gli sforzi e il tempo passato su un progetto che ti passano davanti, una vera e propria ricarica di autostima e felicità, quella vera!

Ci “regalate” un poker di canzoni che secondo voi rappresentano al meglio lo spirito del Bay Fest? O comunque 4 tra le vostre preferite.

Qui rispondo per me, non me ne vogliano gli altri:

Millencolin: “Happiness For Dogs”
Screeching Weasel: “Supermarket Fantasy”
Rise Against: “Give It All”
Undeclinable Ambuscade: “Whatever”

Ma se me lo chiedi tra 5 minuti le cambio tutte! Grazie OUTsiders! È stata un’intervista divertente e diversa dal solito, ci vediamo a Ferragosto!

Appuntamento al Parco Pavese: clicca qui per l’evento Facebook.

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