[INTERVISTA] Gazzelle: un cono gusto Superbattito, grazie!

Roma continua a regalarci novità e una boccata d’aria fresca sulla scena musicale italiana. Questa è la volta di Gazzelle e del suo Superbattito, disco d’esordio uscito il 3 marzo per Maciste Dischi. Lo abbiamo incontrato per parlare di come sta andando il tour, dei problemi di omonimia con Adidas (!), dei paragoni con Calcutta e degli slip sulla copertina del disco…

_di Erika Fiumi

Dietro foto sfocate con emoticon di stelline e coni gelato a coprire gli occhi, si nasconde Flavio. Gazzelle non è allegro, ma ci fa cantare; è pop, ma sotto al palco si poga. Una canzone dopo l’altra ci è entrato in testa e non se ne vuole andare. Così l’abbiamo incontrato a Bologna, dopo il suo concerto tutto esaurito al Covo Club, e abbiamo cercato di togliergli la maschera per scoprire qualcosa in più sul suo mondo.

Innanzitutto, perché Gazzelle e perché Superbattito?

“In realtà direi che l’importante non è tanto perché Gazzelle, ma il fatto che volessi un nome d’arte. Volevo staccare Flavio dalla musica, separare chi sono io da quello che canto. La scelta del nome Gazzelle è dovuta più che altro al suono della parola, mi interessa molto come suonano le parole anche nelle canzoni. Poi mi piaceva il fatto che fosse plurale e che richiamasse qualcosa di “vecchio”, come le scarpe (quelle in realtà hanno una z sola, io ne ho messe due così evitiamo i problemi legali con Adidas!). Superbattito perché è un disco scritto col cuore.”

Superbattito è il tuo primo disco, che cosa hai fatto prima di questo esordio?

“In realtà ho sempre fatto questo, solo che lo facevo da solo, chitarra e voce. Poi due anni fa ho messo su una band perché volevo il sound e poi piano piano le cose sono cresciute da sole. Ho firmato con l’etichetta e tutto si è fatto un po’ più serio, però diciamo che lo faccio da quando sono nato.”

È un disco molto coerente, le tracce sono legatissime e mi sembra un po’ un unico super sfogo, quanto c’è di vero e autobiografico dentro?

“Tutto. Superbattito parla di diverse storie, non solo d’amore, ma storie in generale. Storie mie, storie di noia. È un disco di distacco da un sacco di situazioni che mi avevano stufato.”

Il tour sta andando molto bene, stai collezionando sold out su sold out. Te lo immaginavi? Qual è la cosa che ti piace di più dello stare lassù, sopra al palco?

“No, assolutamente no! Non mi aspettavo minimamente una cosa del genere. Di stare lassù mi piace il fatto che la gente faccia il panico laggiù, sotto al palco! Tutto questo mi fa venire voglia di stare giù insieme agli altri ed è semplicemente bellissimo.”

Accostato al tuo nome si è sentito spesso il paragone con Calcutta, a me pare invece che musicalmente ricordi più il synth pop de I Cani, data la predilezione per l’elettronica. Che ne pensi? Li conosci personalmente? Visto che venite tutti dalla scena romana…

“Hai ragione, c’è più elettronica. Io e Edoardo (Calcutta, ndr) ci siamo visti solo un paio di volte, non lo conosco benissimo. Mi piace molto la sua musica e mi piace più che altro il fatto che lui abbia cambiato il vento. Ha portato un po’ d’aria fresca nella musica italiana e questo è positivo. È anche grazie a lui se magari adesso la gente è interessata a certa musica e concerti come i miei sono sold out. Però non credo di assomigliargli a livello artistico, forse mi associano a lui perché è un progetto che sta andando forte! Alla gente piace sempre paragonare le cose, ovviamente preferisco che mi si paragoni a lui piuttosto che a qualcosa che neanche mi piace, se mi paragonavano ad Albano era un problema!”

Ho una domanda un po’ marzulliana, ma i punti di vista sono importanti! Nell’artwork del disco, quelle mutande stanno scendendo o salendo?

“Scendendo, sicuramente!”

Usi Shazam? Posso sbirciare le ultime tre canzoni che hai cercato? Così da capire che musica attira la tua attenzione!

“Non ho Shazam! Io non ascolto molta musica in realtà. Ascolto quella che mi piace, magari per un periodo intenso. Mi chiudo con un artista per un po’, lo consumo e poi vado avanti.”

Adesso di chi è il turno?

“Adesso ascolto per lo più la musica mia! Perché sto sempre in giro a suonare. Ma in generale ascolto soprattutto molta trap e molto rap. Mi piace molto la nuova scena milanese: Ghali, Rkomi, Tedua… ma anche la vecchia scuola, ad esempio Coez anche se ora è molto pop.”

Durante il concerto hai cantato due pezzi nuovi, che non fanno parte del disco! Quindi la domanda può essere solo una: quando?

“Questa estate!”

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