“La quarta variazione”: il debutto del fumettista Albhey Longo

“La quarta variazione” è la graphic novel di debutto firmata da Alberto “Albhey” Longo: una riflessione profonda sul diventare adulti, sull’uscire dall’adolescenza e il dover prendere delle scelte fondamentali per il proprio futuro; ma soprattutto sulla paura e il coraggio di inseguire i propri sogni e le proprie passioni in un futuro sempre più incerto.

_di Francesca Marini
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Marco è il giovanissimo protagonista di questa storia. E nella vita vuole disegnare. Sta per affrontare l’esame di maturità al liceo artistico. Dopo vorrebbe continuare a disegnare e si sa, la vita degli artisti al giorno d’oggi non è facile. Ma non impossibile.
Albhey Longo ritrae il personaggio mentre affronta la vita di tutti i giorni in vista di una decisione importante da fare, tra la scuola, gli amici, i genitori separati e Sofia. Un adolescente normale, come tanti altri, combattuto tra ciò che gli conviene e ciò che vuole veramente fare ed essere, spaventato ma al tempo stesso affascinato dal futuro. Una sorta di romanzo di formazione che racconta una fase delicata della vita di ognuno di noi.
Fresco, diretto e molto semplice, con un originale e morbido disegno pop, vagamente vicino a quello di Zerocalcare e, perchè no, in qualche modo anche alle strisce di “Zits” di Jerry Scott e Jim Borgman, e l’uso di soli quattro colori (bianco, nero, grigio e uno strano arancione che pervade ogni pagina e che dona luce un po’ a tutto): “La quarta variazione” è un lavoro che sprizza giovinezza da ogni vignetta, il primo capitolo (forse un po’ autobiografico?) di quella che speriamo sia una lunga carriera.

«Sullo sfondo una Torino ritratta fedelmente, spesso notturna e buia, buia come l’incertezza del giorno dopo, dell’incrocio da prendere, dell’adolescenza e le sue turbolenze interiori»

Centoquarantaquattro pagine scorrevoli che affrontano con apparente leggerezza qualcosa di duro, che tocca una parte nascosta in noi stessi, quella in cui sono racchiusi i desideri di qualche anno fa e la voglia di tirarli fuori e rincorrerli ancora.
Un tratto genuino e un po’ sporco, straordinariamente espressivo nella sua semplicità. L’aggiunta di un colore caldo che ha la funzione di dare al tutto più spessore ed energia. Una trama priva di colpi di scena, ma molto lineare in cui l’elemento importante è l’emozione del personaggio in quel momento, emozione che arriva a noi in una maniera immediata. Un vortice di sensazioni di quel periodo della vita rappresentate alla perfezione.
Sullo sfondo una Torino ritratta fedelmente, spesso notturna e buia, buia come l’incertezza del giorno dopo, dell’incrocio da prendere, dell’adolescenza e le sue turbolenze interiori.
Albhey Longo ha dei riferimenti e delle idee ben chiari su ciò che vuole. “La quarta variazione” getta delle basi solide sulle quali costruire il prossimo passo, sempre più maturo e sicuro.
Un invito ad essere ciò che si vuole e non quello che gli altri vorrebbero. Una spinta a voler scegliere la possibilità di esprimere se stessi, la libertà e il coraggio di farlo. A lottare.

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