“La casa dei Krull” di Georges Simenon: alla ricerca di un capro espiatorio

L’ultimo romanzo del giallista belga Georges Simenon – edito per Adelphi – è una raffinata metafora sulla barbara intolleranza nei confronti dello “straniero”. 

_di Marco Patrito

La vicenda è semplice: negli anni del primo dopoguerra nel nord della Francia, i Krull – famiglia di origine tedesca naturalizzata francese da tempo – vivono in una casa-emporio ai margini della città, sostenendo una difficile situazione di indifferenza se non di vero e proprio conflitto con il resto degli abitanti del quartiere di Saint Leonard. Il precario equilibrio viene scosso dall’arrivo di un cugino, Hans, del ramo tedesco della famiglia. La sua sfacciata diversità farà sì che nella famiglia Krull verrà individuato il perfetto capro espiatorio per addossare la colpa dell’omicidio di una giovane donna ritrovata nel canale che scorre accanto alla casa. In un crescendo di tensione psicologica, che metterà a nudo la vera natura dei componenti della famiglia e la fragilità dei risultati ottenuti con anni di sforzi di adattamento agli usi e costumi altrui, l’autore mostrerà come spesso quando a guidare la massa non è il raziocinio ma “ la pancia”, la ricerca che si compie non è per l’assassino ma per un colpevole qualsiasi.

Le personalità dei personaggi sono ben tracciate, specialmente quelle dei due protagonisti della vicenda: il cugino Hans e la zia Maria. Mentre il primo rappresenta l’insofferenza verso l’adattamento e la fiera rivendicazione della propria identità, la donna scende spesso a compromessi con sé stessa e con l’ambiente che la circonda, diventando il vero perno attorno cui ruota la sfortunata famiglia e il sottile legame che li unisce alla comunità.

«Non solo un’indagine poliziesca: Simenon vuole imbastire una riflessione sui misteri dell’animo umano, pronto a condannare con facilità disarmante il diverso da sé»

Il destino dei Krull è rappresentato dalla casa: come loro ai margini della città, simbolo della civiltà, e ai confini con la campagna, il luogo da cui proviene tutto ciò che estraneo. Essa è frequentata solamente dai marinai che percorrono il canale, ovvero un’umanità apolide, che trova la propria patria tra la prua e la poppa di una nave.

La bravura dell’autore sta nella perfetta capacità di alternare il proprio punto di vista in un valzer vorticoso ma preciso di coscienze, facendoci di volta in volta immedesimare nelle vittime e nei carnefici.

Ciò che Simenon compie non è di creare un’indagine poliziesca, ma imbastire una riflessione sui misteri dell’animo umano, pronto a condannare con facilità disarmante il diverso da sé. Così il micro cosmo del quartiere di Saint Leonard, e la stessa casa dei Krull, diventano metafora di un mondo ingiusto e violento nei confronti dello straniero. Un mondo così tristemente simile a quello che si ritrova una volta alzati gli occhi dalla pagina.