[INTERVISTA] Max Collini: “Se ti racconto una cosa del passato, tu farai il confronto col presente, no?”

Poco prima del suo concerto al Locomotiv Club di Bologna, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Max Collini: ex frontman degli Offlaga Disco Pax, da ormai tre anni sta portando in giro il progetto Spartiti, che lo vede collaborare con Jukka Reverberi (chitarrista di Giardini di Mirò e Crimea X). Approfittando della sua accondiscendenza e della sua loquacità, lo abbiamo sommerso di domande. 

_di Yannick Aiani

Allora, l’EP Servizio d’ordine è uscito questo gennaio; contiene 5 canzoni, di cui tutte (a parte Elena e i Nirvana) erano già state eseguite durante i tour precedenti. Ciò considerato, vedi Servizio d’ordine come un lavoro distinto da Austerità e con peculiarità proprie, oppure come il “fratellino” dell’album precedente?

Fratellino mi piace come definizione: diciamo che noi l’abbiamo visto come un completamento del percorso di Austerità. C’erano brani che erano restati fuori dall’album precedente, ma che eseguivamo dal vivo; avevamo nuove canzoni che volevamo registrare e in più c’era anche la cover dei Massimo Volume (Qualcosa sulla vita). Alla fine, l’EP dura 30 minuti: fossimo stati più attenti al marketing, avremmo aggiunto qualche pezzo per fare un album. Ma è semplicemente il completamento di un percorso – quello di Spartiti – che è nato nel 2007 e che ha prodotto molti più brani di quelli che sono poi finiti in Austerità. La copertina stessa rimanda al suprematismo grafico dell’album precedente.”

Come stanno andando le prime date di questo nuovo tour? Ti è capitato qualcosa di particolare e come vedi la risposta del pubblico?

“Il tour sta andando meglio delle nostre previsioni. Abbiamo esaurito le copie dell’EP dopo appena un mese e il pubblico ha dato una risposta molto forte, prestando grande attenzione al progetto: chiaramente non faremo mai sold-out all’Estragon, ma noi giochiamo il nostro campionato. Comunque ci sono molte persone, alcune molto giovani, che vengono per Spartiti, non in quanto fanatici terminali dei Giardini di Mirò o degli Offlaga. Quindi direi che c’è una crescita e che è un momento positivo.”

Mi pare che i testi di Spartiti – ed anche quelli degli ODP, se vogliamo aggiungerli – attraversino spesso tre piani narrativi: quello privato (è il caso dei tuoi “aneddoti di vita”, come Borghesia o Elena e i Nirvana), quello della storia locale (che può legarsi o meno con il piano privato) e quello che definirei quasi come “civile”. Mi riferisco a pezzi come Sensibile, o – per quanto riguarda Spartiti – Ida e Augusta: si toccano delle corde molto diverse, che escono dall’aneddotica e dal tratteggio di epoche passate. Volevo chiederti se vedi anche tu questa differenza e quali siano stati i motori che ti abbiano portato a scrivere canzoni in qualche modo “civili”.

“Non ho mai pensato a questa catalogazione; io, in generale, voglio scrivere delle storie o raccontare storie di altri che mi coinvolgono, che sento mie. Il testo di Ida e Augusta, di Arturo Bertoldi, ha una potenza universale, concentrata in un’unica pagina: mi ha emozionato, al punto che ho cercato io stesso di dare la stessa sensazione agli altri, inserendolo in un brano. Ci sono canzoni più serie e pezzi più leggeri, perché sono lati che convivono nella mia sensibilità: ci metto tutto me stesso, sia nelle cose che scrivo, sia nei testi degli altri che interpreto. Delle volte poi inserisco in una canzone sia tratti ironici, che tragici [come in Kappler, ndA].”

Pensi che continuerai a mescolare in Spartiti brani personali e rielaborazioni di testi altrui?

“È una domanda che io e Jukka ci facciamo spesso. Spartiti è nato per mettere assieme storie mie e altrui, anche se negli ultimi tempi c’è stata una virata più sulle mie esperienze. Adesso non abbiamo nessun progetto per il futuro; l’importante è che quello che facciamo abbia un valore per noi, indistintamente dalla paternità dei testi.”

In quanto a scrittura di testi e di scelta delle tematiche, quali ti sembrano stati i cambiamenti maggiori tra l’esperienza degli Offlaga e Spartiti? Se ci sono stati…

“Vedo come unica differenza il fatto che io ora ho 50 anni e non più 35: la mia sensibilità è inevitabilmente cambiata. Penso di essere più dimesso nella narrazione sia nella pagina che sul palco, anche perché Spartiti è un’esperienza diversa, con un altro partner, un’altra esperienza musicale e un altro metodo. Ammetto che questa è una domanda che non mi pongo: siamo più legati all’emotività che alla programmazione e al concetto.”

Mi è parso di capire che nel progetto Spartiti sia sempre la genesi del testo – scritto da te o estrapolato da altri autori – a precedere quella musicale. È effettivamente così o è capitato che tu ti ritrovassi ad ascoltare un tappeto musicale di Jukka, pensando a cosa avresti potuto cucire sopra?

“Capita che Jukka mi mandi delle parti strumentali e che io mandi a lui i testi: siamo due persone che hanno anche altri impegni, quindi – a seconda dei periodi – ci trasciniamo a vicenda. Però io non scrivo testi sulla musica, li scrivo indipendentemente e poi – a seconda dell’atmosfera e del tipo di musica – li adatto al ritmo e limo parti del testo. L’esempio classico è Austerità: Jukka mi mandò la parte strumentale, io la ascoltai in ufficio (non ho il computer a casa) per tre ore e capii che il mio testo era perfetto per quel tipo di sonorità…”

A proposito, da cosa è venuto fuori il testo di Austerità? Da una esperienza che ti era stata raccontata o…

“È un testo assolutamente autobiografico: quella donna era mia madre e il bambino sono io. L’avevo scritto in prima persona, ma era insostenibile; l’ho trasformato in terza persona per staccarmene un po’ dalle emozioni che provo raccontandolo. È un testo che amo moltissimo.”

Spesso la vulgata ti mette in collegamento, per quanto riguarda la scrittura e la recitazione dei tuoi testi, con i Massimo Volume (per quanto riguarda la forma) e i CCCP (come tematiche). Al di là di ciò, quali sono state i maestri da cui pensi di aver imparato di più, a livello di narrazione?

“Nel mio modo di scrivere, mi hanno influenzato alcuni musicisti che ho ascoltato: penso più ai Diaframma, che ai CCCP e ai Massimo Volume. Ho ascoltato Fiumani per vent’anni e non può non avermi influenzato, tanto che a volte ho inserito citazioni criptiche nelle mie canzoni: in Piccola Pietroburgo cito Navi del porto, che è una sua canzone poco conosciuta [anche in Elena e i Nirvana le citazioni di Elena dei Diaframma abbondano, ndA]. Dal punto di vista letterario, direi Paolo Nori, Giuseppe Caliceti e Arturo Bertoldi (autore del testo di Cinnamon): penso di aver scritto il mio primo racconto dopo aver letto Il piccolo consumatore, di Bertoldi. Che è poi il racconto originale da cui trassi proprio il testo di Cinnamon.”

Come i CCCP, però, parli del Partito Comunista, seppur in maniera diversa.

“Quello dei CCCP era il massimalismo, quando – negli anni ’80 – c’era un immaginario fortissimo e l’impero sovietico era ancora presente. Quando nascono gli Offlaga, vent’anni dopo, il mondo è totalmente cambiato: il registro quindi è minimalista ed è invece più presente un piano ironico

Visto che stiamo parlando dei CCCP, qual è il tuo rapporto con Ferretti?

“Io non ho mai avuto rapporti personali con Lindo Ferretti, ma sono sempre stato un grandissimo ammiratore di ciò che ha scritto, sono pezzi epocali. Ho comprato Affinità e divergenze a 18 anni: per me, nella mia città, un gruppo con quell’immaginario non poteva non colpirmi. Non avrei mai pensato di ritrovarmi, 25 anni dopo, a suonare dal vivo con altri artisti e con tutti i CSI (escluso Ferretti) alcuni brani di Epica Etica Etnica Pathos. Poi non è obbligatorio che io debba avere la sua fede o condividere le sue scelte per apprezzarlo.”

Visto che la politica ricopre sempre un ruolo di primo piano, vorrei chiederti: esiste solo la nostalgia per tempi e partiti passati, o c’è un anche uno sguardo verso il futuro? Perché nelle canzoni regna sempre un certo passatismo…

“Jukka e io parliamo spessissimo di attualità, politica, di Renzi, delle scissioni: poi io sono ovviamente incazzato nero e orfano di una sinistra che non c’è più. La politica ricopre sempre una parte importante per me: ieri mi sono guardato le due ore di Renzi a Porta a Porta. Per un’ora l’avrei preso a sberle (non posso soffrire l’uomo solo al comando), per l’altra ora… beh, dite quello che volete, ma il mio problema è: dopo il PD, cosa c’è? Una voragine, un buco nero. Anche se alle ultime regionali, per la prima volta in trent’anni, non ho votato. Comunque penso che il presente compaia nelle mie canzoni. Banalmente, per sottrazione: se ti racconto una cosa passata, tu istintivamente farai il confronto col presente. Non è facile mettere su canzone l’attualità politica: sarei più sarcastico, meno romantico e più retorico.”

Allora io ti faccio una domanda passatista: come mai la decisione di non suonare nel progetto Spartiti i pezzi degli Offlaga?

“Perché siamo nati per fare altre cose: questa è un’altra storia, quindi non penso sia necessario. Poi, se in un futuro ci venisse voglia di fare qualche pezzo degli ODP, può darsi…Ho un legame profondissimo con le canzoni degli Offlaga e mi spiace non poterle più fare, ma il percorso di ora è diverso. Noto comunque che finora nessuno ci ha chiesto ai concerti di suonare qualche vecchio pezzo degli Offlaga: l’ho apprezzato molto, perché denota un grande rispetto e anche l’apprezzamento verso Spartiti.”

L’unico momento in cui tu suoni i pezzi degli Offlaga è l’Ancora festival: ci sarà anche quest’anno?

“Penso che si farà anche quest’anno e a Bologna: di più non so. Per me, comunque, suonare quei pezzi è un’emozione che non hai idea: mi crolla addosso quello che è stato il mio mondo per molti anni, nel bene e nel male. Il ricordo di Enrico, tutte le meraviglie che abbiamo fatto assieme, litigi compresi, ovviamente… Insomma, arrivo alla fine del festival molto provato, ma contento che esista quel momento di condivisione, che reputo necessario.”

Illustrazione di copertina in esclusiva per OUTsiders webzine by Silviu Chiriac

 

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