[REPORT] Giorgio Poi: le parole da ingoiare con l’acqua minerale

Il cantautorato psichedelico di Giorgio Poi arriva al Covo Club di Bologna. 

_di Erika Fiumi

“Fa Niente”, si parte da qui. Due parole ed il titolo del disco d’esordio di Giorgio Poi, nuova scommessa di Bomba Dischi per questo 2017. Dopo aver preso sotto la sua ala progetti come Calcutta e Pop X, dove l’impatto d’ascolto è semplice e istantaneo, perfetto nel mondo social 2.0, l’etichetta romana ha deciso di puntare su qualcosa di molto più complesso. Niente disagio generazionale, niente testi dissacranti e video trash, ascoltando Giorgio Poi troviamo immagini su immagini unite da un lungo filo intrecciato da sperimentazioni sonore. “Fa Niente” l’abbiamo ascoltato e riascoltato, ma solamente dopo averlo sentito live ne abbiamo apprezzato appieno la bellezza.

Sabato scorso, tra le mura del Covo Club di Bologna, ci siamo persi tra i suoni di un discorso perfetto. Non importa neanche dire com’è cominciata e com’è finita, perché la cosa che tocca il cuore è la ricchezza delle dinamiche che chiudono il cerchio facendo ogni volta un giro pazzesco. La voce particolarissima di Giorgio Poi è accompagnata esemplarmente dal tocco di Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria (già insieme nei Boxerin Club). Incredibilmente, nonostante “Fa Niente” non sia un disco da singoloni, il pubblico canta praticamente ogni pezzo a memoria. Tra un volo libero in “Paracadute” e le voci unite sulle parole di “Niente di strano”, vengono suonate due cover dell’Italia che fu e di quella di oggi: una versione da sogno de “Il mare d’inverno” della Bertè e l’attualissima “Aurora” de I Cani.

Ciò che sorprende è l’energia e l’assoluta centralità della parte strumentale, nonostante la scelta di scrivere i testi in italiano. Ogni parola è perfetta, unica e puntuale, ma ha senso solo nel suono che le dà voce. E dove tutto funziona perfettamente anche senza parole, che altro può esserci da dire… torniamo ad ascoltare.