I Pink Floyd da Pompei alla Luna

Il collettivo The Lunatics presenta il libro “Pink Floyd a Pompei” al Circolo dei lettori: “una storia fuori dal tempo” raccontata a 45 anni dall’uscita dell’iconico concerto-evento. Ospite d’eccezione: Adrian Maben, il regista del “concerto senza pubblico” divenuto un cult assoluto.

_ di Miriam Corona

“Un gruppo senza il quale non farei un passo”; così Stefano Tarquini definisce The Lunatics, l’associazione nata nel 2009 che raggruppa i più grandi collezionisti italiani dei Pink Floyd, presenti al Circolo dei Lettori per presentare il loro terzo libro pubblicato da Giunti Editore. Da gruppo di amici con una passione in comune, il collettivo si è evoluto intraprendendo un percorso più serio, fino a creare il loro primo lavoro ufficiale, un libro che raccoglie le storie meno conosciute e i segreti dei Pink Floyd seguito da un secondo volume che raccoglie testi, bozze e progetti mai realizzati del gruppo inglese. Questo costante desiderio di documentare e valorizzare letteralmente il “lato oscuro della luna” porta all’incontro in Italia con il regista Adrian Maben, che realizzò il celebre film concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii”.

Adrian, presente al Circolo insieme ai Lunatics e accolto in sala con un fragore di applausi dai numerosi fan, interviene raccontando la realizzazione del suo progetto risalente oramai a 45 anni fa, quando da regista di documentari d’arte a Parigi si reca a Londra per presentare la sua idea all’agente dei Floyd: girare un documentario che tratti del rapporto tra il gruppo e l’arte contemporanea. L’idea viene rifiutata, ma Maben viene ricontattato qualche mese dopo per realizzare un film che includa esclusivamente i Pink Floyd.

Un evento anti-Woodstock e un film per i morti…

Così, durante una vacanza a Pompei, scopre l’anfiteatro romano in una calda serata d’estate e assiste a un vera e propria sinfonia di suoni naturali: cicale, insetti e pipistrelli animano la notte con le loro voci che si fondono con i suoni lontani della città e risuonano in un’eco perfetta che Maben dice di “ricordare come fosse ieri”. Nasce così l’idea di un film anti-Woodstock (il cui ricordo è ancora fresco), un film per nessuno spettatore presente: Adrian infatti lo definisce come “un film per i morti, dedicato alle vittime dell’eruzione del Vesuvio, un concetto che ci tiene a rimarcare: un film consacrato alla storia che finisce per diventare esso stesso storia. In un clima quasi ilare, Maben inizia a raccontare il percorso per nulla semplice della realizzazione del concerto, a partire dalla pellicola 35 mm eccessivamente costosa alla mancanza di corrente elettrica per i primi tre giorni di riprese e il trasferimento momentaneo alla Solfatara di Pozzuoli durante il Giorno della Supplica; “La preghiera della Madonna ci ha davvero aiutato”, scherza Maben, infatti al loro ritorno a Pompei le attrezzature tornano funzionanti per finire le riprese; infine conosce lo smisurato perfezionismo dei Floyd, che suonano ogni canzone senza mai concluderle per accertarsi con una prova in cuffia il risultato ottenuto fino a quel momento. Interviene nel raccontare la storia Alfredo Contaldo che, all’epoca ragazzo, scopre saltando la scuola insieme ai suoi amici le riprese presso l’anfiteatro che, tramite un accordo ottenuto dopo numerosi rifiuti di accesso, osservano il concerto per tutta la sua durata, a patto di “mimetizzarsi” opportunamente in caso di scene panoramiche.

Sono giorni intensi, durante i quali si crea un grande legame tra Adrian e il gruppo (Roger Waters lo inviterà anche a documentare la registrazione di “The Dark Side of the Moon”), un legame altrettanto stretto, seppur in modo diverso, ma che Stefano e i Lunatics vivono da fruitori a decenni di distanza. In questo senso l’incontro tra il regista e il gruppo porta a un lavoro fatto di “periodi felici e periodi più difficili, in cui ho sentito il privilegio e il dovere di raccontare la storia immortale di Adrian”, spiega Stefano, che inizia il processo di scrittura proprio per l’enorme pressione delle emozioni e delle esperienze condivise con Maben nel suo appartamento di Parigi. Il prodotto finale è il frutto di una collaborazione arricchente, vissuta secondo la metafora del viaggio consigliata dallo stesso Adrian, che i Lunatics hanno adottato per la scrittura del libro: la bellissima filosofia del perdersi in un luogo per poi ritrovarsi.