[REPORT] Spartiti: di rivoluzioni mancate e inevitabili scissioni

Dopo tre anni che non ci venivano a trovare tornano a Torino Jukka Reverberi e Max Collini, uniti sotto l’insegna Spartiti. Tornano per presentarci un nuovo Ep: Servizio D’ordine e ci accolgono all’Hiroshima Mon Amour di Torino per scartare tutti assieme questo splendido regalo.

_di Gerri J. Iuvara  

Le intenzioni sono sempre le stesse: continuare quel percorso iniziato con le precedenti esperienze musicali, trovando sempre nuove storie per raccontarci quel mondo che sta tra la Via Emilia e il Far West.

«Appesi, tutti appesi»

Cari compagni e compagne, buonasera. Va bene compagni no? Amici (suggeriscono)? Amici un ca**o”. Questa che avete appena letto è la trascrizione pressoché integrale del breve ma intenso saluto fatto dal compagno Max poco dopo aver preso possesso del palco assieme a Jukka. Do stupidamente per scontato che chiunque si approcci a quest’articolo già sappia, almeno a grandi linee, il vissuto artistico precedente questo progetto, perché purtroppo non ho il tempo e lo spazio per questo tipo di excursus.
Sappiate però che entrambe le esperienze vissute dai nostri protagonisti si riflettono integralmente nel nuovo progetto. Gruppi come i Giardini di Mirò, infatti, rappresentano una di quelle band che, scegliendo di cantare in inglese, ha preferito occuparsi di suono più che di parole (vedi anche la sonorizzazione di Rapsodia Satanica), mentre gli Offlaga Disco Pax erano un’esaltazione sintetica, elettrica ed elettronica dei racconti di Collini. Era fatale, se non inevitabile che queste due esperienze s’incontrassero e meno male che è successo.

Torniamo, però in tema e parliamo del presente, parliamo di Spartiti. Questo duo, fondato circa dieci anni fa, ha pubblicato da poco un Ep uscito a solo un anno di distanza dal precedente Lp Austerità, e tre anni dopo il disco live omonimo. Come ricordato durante l’esibizione, i due mancavano da Torino da quasi tre anni, e Collini ci ha tenuto a ricordare che l’anno precedente, sempre nella città sabauda, c’era stato uno tra gli ultimi spettacoli del suo passato gruppo. Spiace aver perso quell’esibizione di Spartiti ma, al contrario, ho avuto la fortuna di vedere lo splendido concerto antologico degli Offlaga del 4 Luglio 2013, inserito ai tempi tra i miei live preferiti di quell’anno.

Descrivere in poche frasi un qualsiasi spettacolo è sempre riduttivo, risulta difficile anche quando si tratta di band che dialogano col pubblico solo tramite la loro musica (vedi il concerto di Nichelino dei Jaga Jazzist), figuriamoci se bastano le parole per narrare gli infiniti universi narrati durante il concerto. In questa missione, posso farmi aiutare dalle canzoni contenute in Servizio d’ordine che riescono a comprimere perfettamente il range di storie tipiche affrontate dal gruppo. L’omonima canzone parla di una vicenda della banda Bellini a Milano ed è tratto da un libro di Marco Philopat. Ida e Augusta narra invece una vicenda poco nota della resistenza dalla prospettiva di due sorelle tedesche, invece canzoni come Elena e i Nirvana e Borghesia vanno a pescare nella memoria di Collini situazioni tragicomico-sentimentali che riguardano lui ma che coinvolgono, grazie alla loro semplicità, anche l’ascoltatore.

La scaletta della serata però è arricchita anche da altre canzoni contenute nel precedente album. La prima, infatti, è dedicata al nostro amato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Maria Elena Boschi cui viene cantata Banca Locale. C’è spazio però per canzoni come la triste Austerità e Sendero Luminoso, del compagno Gonzalo, quest’ultima dedicata ai vertici del PD in questi giorni rinchiusi in conclave. A chiudere questo flashback, infine, ci pensa la divertente Il treno delle vanità, tratta da un racconto di Collini sul suo incontro in treno con la allora partner di un noto frontman di un gruppo rock Italico.

Un’ora di concerto e poi si passa all’encore. S’inizia con la lunga e divertente storia liceale tratta da Vera, per finire poi con una cover dei Massimo Volume: Qualcosa sulla vita, dedicata allo scomparso Enrico Fontanelli, dove in una coda violentissima abilmente creata dalle sovrapposizioni in loop di chitarra di Reverberi, si commuoveva e cominciava a girare per la sala Collini.

Tutto ha collimato perfettamente, musica e parole si fondevano senza difficoltà, tutto risultava fluido e focalizzato. Ad aiutare questo sforzo narrativo e a legare sempre più questi mondi sono servite le belle proiezioni di Filippo Biagianti, ma era un qualcosa in più dato che le emozioni sono arrivate dritte a destinazione. Finale con foto del pubblico con pugno chiuso e tutti a casa, stringendoci nelle nostre kefiah da borghesi bellini bellini ricordando quando una volta c’era un partito che sognava le rivoluzioni e adesso ce n’è uno che pensa alle scissioni, e senza machete per giunta. Ad ognuno ciò che si merita.

Gallery a cura di Franco Rodi