Il Dio bambino di Maicol&Mirco

Una Bibbia di quasi mille pagine per illustrare la teologia sui generis di Maicol&Mirco: ci immergiamo nella nuova atipica e spiazzante graphic novel edita da BAO Publishing. 

di Lorenza Carannante  –  Chi o cosa è Dio? E che forma, che colore ha? Ma soprattutto, se esiste, chi l’ha creato? E come mai, a che scopo lui ha creato noi? Sono più o meno queste le domande che l’uomo si è sempre posto riflettendo sulla sua presenza sul pianeta Terra. Maicol&Mirco, il duo famoso per “Gli scarabocchi di Maicol&Mirco“, hanno provato a dare una risposta alle perplessità che affiggono il genere umano da secoli, con l’attesissimo “Il papà di Dio” edito lo scorso gennaio da BAO Publishing.

Il libro, nonostante le quasi mille pagine, risulta maneggevole ed elegante per colori e grafiche essenziali che caratterizzano l’interezza del cartonato. La storia ruota intorno alle avventure e le disavventure di alcuni dei personaggi già presenti all’interno delle strisce di Maicol, ovvero Dio, Satana e il papà di Dio. Ma anche lo zio di Dio, giovane hippie che ha abdicato a favore del papà di Dio, e alcune figure molto simili ai personaggi degli scarabocchi.

«Un lavoro da leggere se non altro per ghignare di gusto del tema più antico del mondo, ma anche una riflessione davvero sui generis, che forse nessuno aveva mai sviluppato in questo modo»

Partiamo dalle forme: Dio, quello piccolo, è un triangolo equilatero, mentre suo padre, creatore di mondi eterni e felici, è un cerchio perfetto. L’uno, il Dio bambino, è alla ricerca costante di approvazione da parte di suo padre, che a sua volta però non condivide le creazioni di suo figlio spesso fini a se stesse, come ad esempio un mondo in cui si soffre. Il papà di Dio però non è a conoscenza di una delle sue creazioni più eloquenti: Satana, il suo amico immaginario.
Da qui, l’epifania che ci conduce alla comprensione della solitudine del Dio bambino e della sua creatività come necessità d’amore ed infinito altruismo. Una concezione teologica non indifferente, laddove
Maicol&Mirco traducono la tradizione dello gnosticismo in scene assurde e senza spazio né tempo, i cui protagonisti si rincorrono in vignette spesso uguali, rispondendosi a colpi di battute graffianti raggruppate per capitoli. Quanto può essere perfetto, quindi, un Dio imperfetto? Sarà il suo stesso padre a capirlo e ad accettarlo, facendosi infine da parte.

I due autori sono Michael Rocchetti l’uno, Mirco e basta l’altro, che esiste. Il loro è uno stile inconfondibile e forse l’unico adatto, per semplicità e immediatezza, a trattare di una tematica del genere. Molto filosofici, i due sono noti per l’ironia e l’immediatezza pungente del loro tratto quasi infantile, ma sempre necessario e coerente col gusto generale del graphic novel. Perché sì, “Il papà di Dio” è un graphic novel: per quanto la coppia composta da Maicol e dal suo amico immaginario Mirco siano irriverenti e duri per testi e colori senza sfumature in cui a primeggiare è la classica tinta rosso sangue, con moltissime probabilità una tematica del genere non sarebbe potuta essere stata trattata diversamente. In un certo qual modo la loro leggerezza grafica, particolarmente minimal e spesso ripetitiva ma non per questo banale, ancora una volta riesce a rendere divertente e irresistibile anche un litigio, il disagio e l’inadeguatezza provati dal Dio bambino o addirittura la figura di Satana, in fin dei conti la più comica e preziosa dell’intero albo. 

Insomma, un lavoro da leggere se non altro per sorridere di gusto del tema più antico del mondo, ma anche una riflessione davvero sui generis, che forse nessuno aveva mai sviluppato in questo modo. 

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