[REPORT] Marra & Guè provano ad alzare l’asticella del rap game con Santeria Live?

Neanche l’allarme dovuto ad uno spray al peperoncino (con conseguente stop del live e momentanea evacuazione del Teatro della Concordia di Venaria) riesce a rovinare la festa dei due rapper milanesi: dopo l’interruzione forzata, la seconda data del “Santeria Tour” riprende senza intoppi e conferma che Marracash e Guè Pequeno puntano ad alzare definitivamente l’asticella del rap game italiano. 
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In queste settimane, come è loro abitudine, Marra e Guè non avevano certo mantenuto un profilo basso parlando della trasposizione sul palco di Santeria, pluri-premiato disco realizzato a quattro mani dai due rapper milanesi:
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“Santeria è e sarà qualcosa di mai visto prima in Italia: non ci sarà una band e neanche un dj. Ci sarà una storia, ci saranno dei visual di altissimo livello, ci sarà tanto cinema, ci saranno i pezzi di Santeria ma anche brani precedenti del repertorio dei due artisti. Sarà qualcosa di unico e irripetibile”
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In effetti, lo show multimediale visto al Teatro di Venaria Reale (Torino) è qualcosa di quantomeno inedito e sicuramente ardito nel panorama della Doppia H (e non solo). Lo zenit del percorso artistico intrapreso negli ultimi anni dai due rapper con le rispettive carriere soliste ma anche e soprattutto una dichiarazione d’intenti per il futuro: è possibile fare rap che sia commerciale senza essere dozzinale, futurista ma alla vecchia maniera, sofisticato nella sua ignoranza (nell’accezione che ne suggerisce lo stesso Guè in “Salvador Dalì“), costruttivo quanto corrosivo, nazional-popolare ma dall’appeal internazionale.
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I due rapper hanno sempre flirtato con il cinema (in particolare il cosiddetto cinema di genere) per la realizzazione dei loro videoclip. Entrambi hanno disseminato citazioni filmiche nelle proprie canzoni: Marra utilizzò il mantra disperato de “L’Odio” per il suo pezzo “Fino a qui tutto bene” e Guè sembra essere un vero feticista dei gangster movie, tanto per fare due esempi. Non è un caso quindi che dal vivo il concept di Santeria si trasformi praticamente in un film vero e proprio, con visual curati nei minimi dettagli, voci fuori campo, intere scene girate ad hoc per funzionare da raccordi narrativi.
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Con le luci ridotte al minimo, quasi ad evocare il buio della sala cinematografica e la concentrazione di un rituale sacro, a risaltare nell’immenso capannone del Teatro sabaudo sono le immagini dai colori acidi proiettate sul maxi-schermo.

Dalla copertina alle proiezioni pesante per lo show di questa sera, passando per i videoclip, l’immagine coordinata di Santeria (se così possiamo definirla) oscilla tra l’esotico e il metropolitano, il ghetto e la giungla, il museo e la strada: nel suo minimalismo un po’ surrealista e un po’ urban, ricorda una fusione tra le street opere di Basquiat e le scene più violente di Refn.
Non siamo di fronte ad uno scintillante carrozzone di effetti speciali ma una installazione multimediale ambiziosa, coadiuvata egregiamente da un impianto audio da stadio.
Una lunga intro declamata con tono epico e solenne funge da incipit al “rituale occulto” di Santeria (termine infatti mutuato dalla cultura animista africana).
“Money” e “Senza Dio, piazzate nelle prime battute del concerto, mettono subito in evidenza le due grandi tematiche che si intersecano senza sosta nelle rime: successo, ambizione e fama da un lato; spiritualità, introspezione, ricerca di sé dall’altro.
“Dio solo sa quanti sacrifici sono stati fatti per arrivare fino a qui” è il rimbrotto di Marra e Guè, ripreso in maniera più prosaica dal magnifico verso di Marra:
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“Ogni cosa l’ho sudata, ogni spazio
Ho sudato anche il diritto di starti sul cazzo”
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Il denaro è un obiettivo e un’ossessione, un amico e un nemico, un cliché e infine un espediente letterario: per raccontare la differenza tra l’arrivismo e l’auto-realizzazione, l’altra faccia delle medaglie placcate oro che portano al collo, il sangue versato sull’altare per il trono.
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E se “nulla accade mai per caso” attenzione alla terminologia:
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“Capisci la spocchia fra se capisci il sacrificio

Santeria, Candomblè
Ho corso come uno schiavo per marciare come un re”

E quel senso di morte aleggia su tutto il disco, come contraltare della spacconeria, come deterrente al peccato di hybris, come spoiler del finale del film (vuoi davvero essere Tony Montana?)…
“Soldi come un’armatura, però distaccano
Fanno di me carne dentro un barattolo
Tappato in casa all’ergastolo
Non c’è nessuno al mio angolo
Senso di colpa rimbomba nel silenzio tomba”
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E ancora:
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“Non so chi pregare
e come nello spazio se urlo non sente nessuno

Triste monologo, il microfono è il mio psicologo
Diazepina ed ipnotico,
confondo i colori dei soldi, daltonico”
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Poi il monito del deus ex machina di Santeria: “Fermatevi adesso che nonostante tutto siete ancora in tempo”
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A fermarsi, purtroppo nel vero senso della parola, è lo show. L’incidente riportato dai maggiori quotidiani nazionali nelle ultime ore fortunatamente si è risolto solo con un grande spavento e qualche bestemmia. In breve, le polveri tossiche di uno spray al peperoncino azionato in mezzo alla folla oceanica del Teatro della Concordia provocano attimi di panico. Risultato? Pompieri, forze dell’ordine e la completa evacuazione della venue.
Il pubblico è costretto a sostare nell’area all’aperto del Teatro: molti non hanno avuto modo di recuperare le proprie giacche al guardaroba e per una mezz’ora buona devono affrontare poco equipaggiati il gelo di questa uggiosa serata di gennaio. Alcuni tossiscono in maniera compulsiva ma la situazione è sotto controllo. Proprio quando il freddo sembra vincere sui più scettici, ecco che il concerto riprende e il pubblico si riversa in sala.
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Marra e Guè sono sinceramente amareggiati ma determinati più che mai a portare avanti lo show e dare la scossa al proprio pubblico: “Siete dei fottuti eroi, ci avete aspettato al freddo” esordisce il Guè, incalzato da Marra: “Tre coglioni che provano a rovinare la festa. E’ una delle cose più assurde che mi sono capitate”.
L’interruzione del climax del live e della “trama” del film sono un peccato ma il Ragazzo D’oro e il King del Rap hanno la stoffa e l’esperienza per riprendere in mano le redini dello spettacolo e farlo ripartire col turbo.
Su “Insta Lova” scatta il sing along di tutta l’arena, mentre sulla goliardica “Cantante Italiana” scatta il siparietto (con quell’opinabile “umorismo un po’ da caserma”) dei due guasconi.
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A tal proposito è interessante analizzare il particolarissimo rapporto tra i mattatori di Santeria.
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Il rischio di assistere al copione di due galli nello stesso pollaio è scongiurato dall’amicizia di vecchia data di Marra e dell’ex Club Dogo (“ci frequentiamo da quando siamo bambini” e, a proposito, ve la ricordate questa mina?) che si conoscono a memoria e si spalleggiano attraverso piccoli ma significativi gesti e sguardi. Palesano un’intesa ed una complicità perfette ma non forzate, senza mai rinunciare alla propria fetta di egocentrismo.
Dal punto di vista tecnico siamo di fronte a due Super Sayan del mic: entrando più nel dettaglio, quello che stupisce è l’altalena di cadenze e tonalità (nella prima strofa di “Film Senza Volume” Marracash è mostruoso per intensità e precisione d’esecuzione) e il modo con il quale i due si alternano sui ritornelli.
Ok, diciamolo, quello su cui Cosimo e Fabio possono ancora lavorare un po’ è sicuramente la spontaneità di alcuni scambi di battute funzionali al racconto ma è comunque apprezzabile lo sforzo nel suggerire un filo conduttore, nel voler contestualizzare ogni canzone.
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Il pubblico sgasa e si gasa per “Scooteroni: “la canzone che ha commosso il web” ghigna Marracash ma soprattutto “il nostro pezzo intellettuale, pregno di impegno socio-politico” continua il Guè, sbeffeggiando un sacco di rap pseudo-impegnato di bassa lega (quasi un preludio della polemica che non tarderà ad arrivare).
Ovviamente, “Purdi”, è la canzone sulla quale si ricama di più: si inserisce a gamba tesa nella spinosa questione che ha tenuto banco nelle ultime settimane con(tro) la nemesi Fedez/J-Ax, con dedica più esplicita al primo. “Pur di attirare l’attenzione” il cantautore 2.0 ormai ribattezzato “Pinocchio” dagli haters, ha imbastito una faida dai toni fastidiosamente stucchevoli ma altrettanto comici (soprattutto grazie alle risposte di Marra & Guè). Marra cavalca l’onda e trolla il “nano con la sindrome di Napoleone” inventando un aneddoto nel quale avrebbe affrontato faccia a faccio e insultato pesantemente Floyd Mayweather, forse il pugile più famoso della nostra generazione! In verità un po’ di product placement lo fanno anche loro eh (Peroni e Hp) ma niente di paragonabile alla marchette all’ennesima potenza dei “rivali”.
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Ad ogni modo, scemato l’effetto LOL per i meme proiettati alle loro spalle, si torna seri affrontando con “Quasi Amici” che – nell’apice recitativo e drammatico di Santeria – porta alla rottura tra i protagonisti, ai dubbi sull’amicizia, all’ambiguità dei rapporti.
Marra e Guè tirano fuori il ferro, si sparano “letteralmente” sul palco e si chiudono nelle proprie incertezze: inizia la parte di concerto nel quale si mette mano al rispettivo repertorio. Parte Marra e volano sberle come “King del Rap” o “Rapper/Criminale”. Risponde Guè azzannando alla gola con “Squalo” e “Mollami”.
Ma di fronte ad un vero “bro” si può riscrivere un finale che sembrava già scritto e i due quasi amici si ricongiungono nella catarsi emozionale di un (duetto da) Brivido, perché – come un amore travolgente – l’amicizia sincera vale “più di un film, più di un drink, più della marijuana” e via dicendo…
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E’ tempo di ringraziamenti: “Pensavamo davvero non ci facessero finire il concerto” esclamano in coro coperti dal boato della fotta radunata nella provincia torinese. In chiusura parte l’intro à la Wu Tang di “Ninja” che è uno dei pezzi più avant dell’edizione deluxe di Santeria nonché un omaggio alla old school (quel capolavoro firmato Gente Guasta).

Allora, di fronte ad uno spettacolo di questa statura è doveroso archiviare le polemiche mediatiche e concentrarsi sulla sostanza.

Marra e Guè si professano “Rōnin senza Shōgun”, sono liberi e 100% padroni di se stessi, ma si ricordano benissimo da dove vengono e soprattutto sanno dove stanno andando. E Santeria è il loro manifesto, eclettico, visionario, anarchico.
Un commento finale, più immediato, più lapidario? Beh, come i nostri dicevano già in tempi non sospetti: “Ciao proprio“.
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All pics by Nicolò Caruso  
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