Guido Catalano: un maggior coefficiente di penetrazione

L’11 febbraio è uscito per Rizzoli il romanzo d’esordio di Guido Catalano: “D’amore si muore ma io no”. Abbiamo intervistato il poeta torinese in occasione del suo reading all’Hiroshima Mon Amour.

Guido Catalano è un poeta di Torino, ha pubblicato diversi libri di poesie e macinato un numero sterminato di reading per l’Italia, da diversi anni. Guido è un poeta con grande coefficiente di penetrazione perché Guido parla di amore, ma lo fa proprio a tutti ed a tutte, umani/e e non, anche ai mezzi di trasporto, ai tempi, ai temporali ed ai temperini. Alla fine, non c’è davvero scampo, l’amore va a finire proprio dappertutto. Se al momento che state leggendo, per esempio, vi accorgeste di non averne a disposizione vicino a voi, lo troverete in questa intervista. Se ce l’avevate già, tanto meglio.

Ho intervistato Guido nel camerino dell’Hiroshima Mon Amour, prima del suo ultimo spettacolo in terra natìa, spettacolo che ha inesorabilmente registrato il tutto esaurito. Anche per la questura. Lui e la sua squadra cenavano, io avrei avuto la febbre dopo due ore per due giorni, quindi non avevo né fame e né una bella cera, ma gli ho fatto queste 5 domande, pensando alle sue poesie d’amore, quindi, ma anche di cani e gatti, di caffè da preparare per qualcuno che si aspetta o di vino sorseggiato dopo che chi si è aspettato, non c’è più. Però in realtà fa tutto tanto ridere, non state per leggere una cosa moscia, non temete!

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Partendo dalla tua ironia ed autoironia, è più facile farsi prendere sul serio nella sfera dell’ amore e delle relazioni, o nella sfera della poesia? 

“Nella sfera dell’amore. Tantissimo. Nell’ambito dell’ amore, l’ironia serve, è utile fare ridere le persone, le donne, ma anche gli uomini. Io sono sempre stato innamorato delle donne con il senso dell’umorismo. Mentre l’ironia nel mondo della poesia, in alcuni ambiti, magari della comicità, non è considerata una chiave accettabile, soprattutto dai tromboni, dai bacchettoni, chiamali come vuoi… super accademici… Quindi l’ironia vince soprattutto nell’amore, ma vince anche nella poesia, perché vince il pubblico. In alcuni ambiti della poesia invece no. [brindisi di sottofondo]. Usare l’ironia e l’autoironia è una chiave che ti dà un maggiore coefficiente di penetrazione. Grazie all’umorismo. “

Lo scenario apocalittico nel quale ci troviamo vede l’arte riproducibile e scaricabile comodamente in formato elettronico. La musica viene scaricata e i poeti vengono citati, quasi a caso, sui social media. Tu come fai a vendere dei libri di poesie?

“Questa è una bella domanda. Molti di questi libri sono stati venduti durante gli spettacoli. È questo è un modo. Ormai anche i musicisti vendono i dischi durante i concerti. Magari gli U2 anche no. Però, non so, il passaparola. Il fatto che sia da quindici anni che faccio sta roba, da sette-otto in maniera… più professionale. Credo che sia questa cosa, che sia il battere sul chiodo, il continuare senza mai smettere. Internet. Comunque internet mi ha fatto conoscere molto. E poi il fatto, che il “prodotto”, per usare un termine di marketing, funziona. Evidentemente funziona, perché, non c’è un altro motivo. Considera che io ho sempre avuto una distribuzione, scarsissima. Pensa se avessi avuto una distribuzione da Mondadori. Quindi è un dato di fatto, che molti libri siano stati venduti agli spettacoli ed altri, via internet. E poi anche le librerie.”

Il bello del libro è che non è un oggetto che puoi riprodurre via file. Non fai il PDF. Sì, lo fai, però il libro di poesie è una cosa strana, è una cosa che non leggi una volta sola, non è un romanzo, che la maggior parte delle volte lo leggi una volta sola. Tu lo presti, lo leggi, lo regali. Molta gente compra i miei libri e li regala. Questo è un fattore fondamentale. Però non ti saprei spiegare, io non ho una risposta alla domanda del motivo del successo di questi libri. E un insieme di tante cose che sono andate avanti negli anni, perché non è che dici, che sono uscito da un anno, sono davvero quindici anni che lo faccio, da almeno otto o dieci che lo faccio con una certa condizione.”

C’è un aneddoto particolare che ti va di raccontare di qualcuno/a che si è riconosciuto/a in qualche tuo verso?

“Causa e grazie ai social network, io ricevo quasi giornalmente dei messaggi, di persone, spesso molto giovani, spesso donne, che mi parlano delle robe che scrivo e me ne parlano… la cosa tipica è che mi chiedono: -come fai a scrivere questa cosa che è successa a me? – oppure: – sembra che tu abbia una telecamera e mi segui-, mi chiedono queste cose qua. In realtà parlo di macro situazioni. E poi spesso parlo di me, ma comunque parlo di macro situazioni, di micro situazioni che succedono a tutti. Poi c’è gente che mi ha anche detto: “Noi ci siamo conosciuti ad un tuo reading e ci siamo sposati ed abbiamo fatto un figlio” – questo è notevole, oppure: – “Io ho corteggiato la mia ragazza con le tue poesie”.

Oppure mi scrivono che è andata bene, che è andata male, che è andata bene ma poi è andata male. Ci sono tanti aneddoti legati alle cose che scrivo che entrano nella vita delle persone. Questa è una cosa fichissima. Poi vabè, per tornare alla tua domanda, mi è capitato di fidanzarmi con delle donne e di scrivere per loro delle poesie. È capitato anche che scrivessi delle poesie che delle ragazze pensassero fossero per loro, ma non erano per loro. Tantissimi anni fa invece, una mia ex-fidanzata non fu molto contenta, non eravamo più fidanzati ed io scrissi una poesia un po’ di arrabbiatura nei suoi confronti. Ma non è mai successo mai nulla di tragico o traumatico.”

Dici che hai una maggioranza di pubblico femminile. Ma alle donne non piacevano i dj, i calciatori e gli imprenditori?

“Guarda, Bukowski, a proposito di poeti che ne sapevano, non so se sia un’ intervista o cosa, non ricordo più, però diceva: “Se solo avessi saputo che con la poesia si scopa così tanto, non avrei iniziato a quarant’anni!”. Alle donne certo, piacciono gli imprenditori, ma alle donne piacciono tutti, come agli uomini. Il poeta piace, perché si parla d’amore, se il poeta parla d’amore, alle ragazze piace. E’ una cosa antica. I film d’amore normalmente piacciono più alle donne. Normalmente, perché piacciono anche a me i film d’amore, ci mancherebbe. Non è una cosa strana.

La cosa che mi colpisce non è che il 70% del mio pubblico siano donne, ma che siano molto giovani.  Non tutto, ma c’è una parte di questo pubblico che è estremamente giovane. Hanno sedici anni, quindi estremamente giovani, fanno il liceo.  ” [segue un mio attacco di tosse, con Guido che mi prega di non morire, poi il suo tour manager dice che sembro il figlio di Guido e a seguire, facciamo una veloce sottrazione per capire se la paternità fosse anagraficamente possibile. Guido non ricorda di aver fatto un figlio a diciotto anni ed insieme alla crew, continua a preoccuparsi per la mia aspettativa di vita, apparentemente bassa a causa dei miei sintomi influenzali]”

In libertà, qualcosa su questo nuovo romanzo.

In libertà. Ci ho impiegato un sacco a scriverlo. Ci ho messo tre anni. Non è stata una mia idea, non è che ho detto: -ragazzi, adesso scrivo un romanzo-, mi è stato proposto. Quindi non ero forse pronto. Ho fatto molta fatica. è probabilmente la cosa che ho fatto con più fatica. Però è stata un’esperienza molto fica. E’ legata a quello che scrivo in poesia, sicuramente. C’è molto di quello che ho raccolto nelle poesie, però in prosa. È in prosa. È prosa a tutti gli effetti, non è prosa poetica o altro. Ci sono anche dentro delle poesie, in un certo senso. Una roba che posso dire, dopo questo romanzo, farò un libro di poesie, sempre con Rizzoli, non ho molti dubbi che avrà successo, che spaccherà, che sarà fichissimo.

Una roba che posso dire è che il romanzo invece non lo so come sarà recepito. A me piace, ma non ho proprio idea della reazione della gente, soprattutto della gente che già mi conosce. Sarà molto interessante vederla. Inizialmente avevo in mente di fare un reading del romanzo, ed ho intenzione di provarci. Però all’inizio avrò bisogno di una spalla. È una roba che si presta alla lettura pubblica. È sicuramente un mattonazzo di quattrocento pagine, quindi alcune parti sono assolutamente leggibili live, alcune invece no, quindi la difficoltà sarà capire che cosa leggere. Però con una logica, perché sei davanti ad un pubblico. Infatti ho intenzione di farlo non subito e devo prima trovare qualcuno con cui farlo.”

 

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