[REPORT + PHOTO] Dimartino e Cammarata: un mondo di rara bellezza | Zo

Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata presentano da Zo il loro personale tributo alla cantante sudamericana Chavela Vargas che uscirà sotto forma di album e libro dal titolo “Un mondo raro”, il prossimo 19 gennaio.

Il palco non-palco di Zo è ancora deserto ma alle spalle c’è un fermo immagine di un video che verrà proiettato di lì a poco: un fotogramma di Città del Messico, catturata in un momento di straordinaria somiglianza con Catania. Uno strano caso, precorritore di ciò che a breve accadrà.
Arrivano, Dimartino e Cammarata, due voci di una sempre più musicalmente prolifica Palermo. Stasera entrambi ripongono la loro consueta veste autoriale in un cassetto per far posto a quella da interpreti con l’anima a metà tra Sicilia e Messico.

E’ stato un viaggio in Sudamerica che i due, prima di tutto amici, hanno fatto a far scattare l’intuizione di un progetto di ricerca – non solo musicale – su Chavela Vargas. L’incontro di questi due mondi ne ha generato un terzo, “Un mondo raro”, titolo di un celebre brano della cantante – la sua “my way”, dirà Cammarata – adesso diventato quello di un libro e di un album in uscita il prossimo 19 gennaio. Dentro ci sono alcune delle interpretazioni, tradotte in italiano, di classici della musica tradizionale sudamericana dei mariachis a cui la Vargas ha donato un carattere esistenziale che in origine non c’era; ma soprattutto c’è dentro l’irrefrenabile impulso al racconto della voce e della vita di Chavela.

Quello che ne viene fuori dall’incastro delle due chitarre e dalle voci di Cammarata e Dimartino è un percorso ermeneutico a senso alternato: Fabrizio ne incarna l’andata, la Sicilia che si fa Messico, con un sentido di chi ha trovato il proprio luogo di elezione a migliaia di km, e Antonio ne guida il ritorno, l’inversione di marcia verso il suo mondo, quello di chi interpreta, quello di chi torna a casa con una nuova consapevolezza. Il passato e il presente, il lontano e il vicino, la fedeltà e il distacco.

E c’è anche un’altra dicotomia, non superata, ma accolta, dalla cultura messicana che ne è impregnata, nella sua duplice e ineluttabile essenza, quella tra amore e morte, avvinghiate in modo indistricabile. In Quando te ne andrai, Pensami, Non torneròLe cose semplici l’amore si canta nel momento in cui se ne assapora la morte, diventando ricordo o preludio di una fine.

L’acme della serata e il suo cuore pulsante sono l’interpretazione di La Llorona di Fabrizio Cammarata, un lamento disperato e dilaniante che racchiude, estremizzandole, le tinte forti del concerto, la passione che urla vita e morte, senza soluzione di continuità.

Giusto per ricordarci chi sono Dimartino e Cammarata aldilà di Chavela Vargas, un momento della scaletta è dedicato a I Calendari, del primo, in piena armonia con l’atmosfera musicale della serata, e a Misery, del secondo.

Molte direzioni erano state finora esplorate dai due musicisti, in quel lungo tragitto che unisce idealmente Sicilia e Sudamerica, restava solo  fondere le due terre, senza poter più ravvisare partenza né arrivo, il concerto si chiude quindi con Vi una calaverita, versione messicana di Vitti na Crozza.

Adesso il viaggio è compiuto, e come in ogni viaggio che si rispetti, si torna a casa con la mente e col cuore un po’ qui e un po’ lì.

Galleria fotografica di Giuseppe Picciotto