[INTERVISTA] Smemoranda: storia e rivoluzione dell’agenda che divenne leggenda

Chi non ne ha mai avuta una da consumare fra foto, dediche, appunti e segreti adolescenziali più o meno inconfessabili? Smemoranda è molto più di una semplice agenda…

di Raffaella Ceres  —  In occasione della pubblicazione della XVII edizione of Smemoranda 12Mesi, considerata ormai una vera e propria antologia contemporanea, abbiamo intervistato Nico Colonna, Direttore Editoriale e fra i creatori dell’agenda che ha rivoluzionato il concetto stesso di agenda trasformandosi in una vera e propria icona.

Così per il 2017, in appendice agli appunti e agli impegni della giornata, ci sono i racconti di Guido Catalano, Sandrone Dazieri, Elasti, Chiara Gamberale, Fabio Genovesi, Marco MalvaldiMarco Missiroli, Michela Murgia, Aldo Nove e dei direttori Gino & Michele. E una chicca d’autore per i più appassionati: un estratto da Un certo Lucas (SUR 2014) del maestro del racconto Julio Cortázar.

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Smemoranda, perchè?

“È una storia antica che parte 39 edizioni fa e nasce da una sorta di gerundivo, come è stato definito da qualcuno, ma che incrocia la memoria, l’agenda e la perdita di memoria o la poca memoria che giustifica l’utilizzo di un’agenda.”

Come è nata l’idea di creare l’agenda che avrebbe poi accompagnato tante generazioni?

“Noi allora eravamo praticamente consumatori prima che dei produttori o inventori perché le agende e i diari che erano sul mercato allora erano bruttarelli (per non essere troppo aggressivo). Per cui abbiamo pensato di realizzare un progetto editoriale che in prima battuta fosse un progetto editoriale che piacesse a noi che in fondo dovevamo usarlo in primis e così  abbiamo inventato – e adesso lo possiamo dire senza  timore di smentita – l’uso dei quadretti per scrivere! La prima Smemo è datata 1979: realizzammo delle agende a quadretti, cosa assolutamente inusuale  perché sulle righe si scriveva e sui quadretti si facevano i conti!”

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Nel 1979 avete iniziato ed eravate chi?

“Eravamo un gruppo di studenti o neo-diplomati, tutti legati al movimento studentesco di quegli anni. Ragazzi che si sono associati per realizzare un’idea senza capitali, senza uffici marketing, con la spontaneità di quel periodo storico. Siamo andati da un tipografo che ci ha aiutati nel sostenere i primi anni di stampa e così, un po’ alla garibaldina, siamo partiti e siamo arrivati 40 anni dopo a parlare di Smemoranda.”

Quand’è che avete capito di aver fatto centro?

“Da subito gli effetti sono stati positivi ma i numeri erano ridicoli. A metà degli anni ottanta abbiamo cominciato a diventare da un fenomeno da triangolo industriale Milano-Torino-Bologna ad un fenomeno nazionale.”

Stile, colore, dimensioni: come nasce e si sviluppa il design di Smemoranda?

“Qualcuno ha detto che noi siamo stati il primo social italiano nel senso che sulla Smemo di allora veniva praticamente archiviato un anno di vita e se avete usato la Smemo almeno una volta sapete di cosa parlo. Con il passare del tempo abbiamo ridotto i formati perché le forme di archiviazione sono aumentate e veniva meno la necessità di attaccare fotografie e cartoline perché c’ erano le mail ed altre forme tecnologiche ma, abbiamo cercato di andare di pari passo con l’evoluzione culturale e sociale del paese. Una delle forme di longevità è data anche dall’attenzione a quelle che erano i cambiamenti delle tendenze culturali del Paese. Non ci siamo mai arroccati dietro le nostre convinzioni ma abbiamo cercato di entrare in relazione con il Paese e con i giovani cercando di capire cosa cambiava mantenendo una certa coerenza con il nostro progetto editoriale.”

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Gli autori che citate nella Smemoranda in base a quali criteri vengono selezionati?

“I criteri sono due:per l’agenda letteraria dedicata ai più grandi, la 12 mesi per intenderci, la scelta è quella di cercare di individuare degli autori che coinvolgano un pubblico adulto fra il meglio di quello che si scrive in italia. Per il diario dei ragazzi coinvolgiamo 100 persone circa, andiamo dalla satira alla rock star, al calciatore o persino i giovani emergenti dello sport. La necessità è chiaramente legata al pubblico di ricevimento, che è diverso.”

La responsabilità di essere un vero e proprio cult ve la sentite “sul collo”?

“Sì, e ci piace anche perché, come dicevo prima, noi abbiamo tentato di mantenere una coerenza di fondo nella nostra attività che non vuole essere un’attività educativa anche se abbiamo sempre cercato di trasferire anche dei valori fin dalla nostra origine e tentiamo di farlo ancora. L’esempio più concreto è che la Smemo in tutte le sue versioni è a “no effetto serra” per cui noi abbiamo fra Milano e Pavia 186 mila alberi per compensare il CO2. Se tutti facessero qualcosa per questo pianeta che è nostro potremmo di certo vivere meglio. Ad oggi continuiamo a sperare che la nostra la coerenza venga premiata.”

Smemoranda sintetizzata in una key word?

Dimostrazione concreta che un sogno può diventare una realtà”. Quindi l’invito che faccio è di continuare a sognare e vedere cosa riesci a realizzare nella vita.”

L’edizione che preferisce in assoluto?

“La prossima!”

Smemoranda, l’agenda un po’ libro un po’ diario, che dal 1979 accompagna generazioni di studenti che sui suoi quadretti annotano appunti, pensieri e ricordi.

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