Posti dove mangiare e bere durante il Torino Film Festival

Inizia la full immersion del festival cinematografico sabaudo per eccellenza: meglio affrontarla a stomaco pieno.

Durante questa settimana di “cura Ludovico” – parcheggiati in zona Museo del Cinema per colazione, pranzo, merenda e cena – non dimenticatevi di nutrirvi, e di farlo bene. Ecco una piccola guida per affrontare la maratona del TFF sempre satolli, con un occhio alla rapidità del servizio (causa proiezioni incasellate last minute) e un altro al portafoglio (per evitare di spendere una fortuna). Buona visione e buon appetito, a nome della redazione di OUTsiders webzine.

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Convitto Café: per una colazione casereccia e al contempo regale 

La colazione, quale miglior ragione per alzarsi la mattina? E una bella fetta di torta del Cafè Convitto (via San Francesco da Paola 8, giusto due passi fuori dalla calca di via Po) convince ancora di più: da quella stupenda alla ricotta glassata al cioccolato, alla cheesecake con coulis ai frutti di bosco e poi ancora alla torta con nocciole e mele, tutte rigorosamente fatte in casa. O per chi preferisce la classica colazione ci sono croissant, pain au chocolat e mille altre possibilità, con diverse miscele di tè tra cui scegliere e un ottimo caffè. Dalle 8 di mattina, dal lunedì al sabato, le 3 salette del Convitto si offrono a chi è in cerca della prima dose quotidiana di zuccheri e caffè e, da poco, prolungano il loro orario fino alle 24, per degustare una cioccolata calda con panna a qualsiasi ora, per un pranzo o una merenda sinoira. Tutto sempre ad un ottimo rapporto qualità prezzo, perfettamente adeguato alla qualità degli ingredienti e alla produzione casereccia. Dopo un bel film al Cinema Massimo, ad esempio, se lo spettacolo scelto è quello delle 20, una calda e rilassante tisana e un dolce sono d’obbligo, per il dibattito critico post-visione e per addolcire il riposo dopo aver stancato gli occhi di fronte ad uno schermo luminoso. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI 

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Pasticceria Abrate: tra un Bicerin e un Bellini 

Un rifugio tra le tranquille venature del legno di un tavolo antico, tra luci calde e mobili scuri, la Pasticceria Abrate si inserisce nella colorata ed eclettica via Po (precisamente al numero 10) come una parentesi in sospeso. Una grande sala che amplia l’originale pasticceria ottocentesca accoglie grandi e spaziosi tavoli sistemati tra credenze di inizio Novecento, per creare un ambiente semplice e informale. I vassoi e i piani di cioccolatini esposti in vetrina catturano l’occhio e invitano ad entrare per una squisitissima merenda fatta di cioccolate calde con una goduriosa nuvola di panna, cappuccini firmati Lavazza, o Bicerin (l’antica bevanda sabauda preparata con caffè, cioccolato e crema di latte che in ogni locale viene personalizzata e riproposta). Tra brioches e altre bontà zuccherose non si può resistere ad una calda pausa di metà pomeriggio e, dalle 18 in poi, l’atmosfera si fa più frizzante con un ricco e coloratissimo aperitivo servito direttamente al tavolo con piatti straripanti di tartine, assaggini di risotti, verdure trifolate, agnolotti, cucchiaiate di creme e vellutate, bruschettine e polpette. Da uno spritz a un Bellini, i giovani e brillanti camerieri di Abrate servono, a un prezzo modesto, uno dei migliori aperitivi della città, degno della tradizionale merenda sinoira. Dal 1866, quando era il fornitore ufficiale della colazione dei Principi che si formavano alla “Scuola Regia di Cavalleria”, La Pasticceria Abrate Calvi coccola i torinesi con le sue prelibatezze e oggi lo fa con un’informalità che nulla toglie alla cura necessaria a rendere il locale una delle tappe fondamentali della lunga via torinese: chapeau. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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Caffetteria degli Angeli: una bomboniera sabauda nel viavai di Vanchiglia 

Anche in mezzo al trambusto vanchigliese è possibile ritagliarsi un piccolo cantuccio paradisiaco. Che l’insegna naïf della Caffetteria degli Angeli non tragga in inganno: l’intima semplicità e la quieta eleganza caratteristiche di gusto subalpino si accompagna al servizio cordiale ma non affettato del gestore e del suo personale. Buon caffé (consigliatissimo il marocchino) e prezzi ragionevoli: impossibile non lasciarsi stuzzicare dai dolci, vere delizie tanto per gli occhi quanto per il palato: se poi riuscirete a godervene un fetta sotto gli occhi della marchesa di Barolo (il cui ritratto adorna la saletta mattonata posta tra il bancone e il cortiletto esterno), ecco che alla vostra colazione (o merenda, o semplicemente piccolo momento di ghiottoneria) sarà conferito quel lieve tocco sabaudo d’antan. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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Da Emilia: tigella mon amour

Gli impegni accademici o lavorativi si accavallano, gli occhi iniziano ad appesantirsi e la fame a lievitare… come una tigella. Il richiamo della cucina emiliana è parecchio forte e proviene precisamente da C.so San Maurizio 47: in mezzo a larghi tavoloni in legno e ad un arredamento casereccio una girandola di colori e odori vi spingerà a chiedere il menu. È consigliabile provare più specialità possibili optando per la degustazione, che prevede 10 tigelle accompagnate da formaggi, salumi e il sempre protagonista parmigiano. Dal culatello al pecorino, attraverso la caciotta e la battuta di lardo, fino al crudo di Parma e le invernali “zuppe povere”, il tutto adeguatamente annaffiato di Lambrusco: la giovialità di questo piccolo bistrot all’italiana non vi deluderà, specialmente se avrete la fortuna di capitarci il mercoledì sera, quando viene allestita musica jazz (fino alle 2 si possono anche bere cocktail). In realtà potrete imbattervi in qualche concertino unplugged tutto l’anno: in quel caso il percorso che conduce al piccolo palco in fondo al corridoio rischia di essere un po’ troppo affollato, ma l’atmosfera è impagabile. Nel weekend è aperto anche per pranzo; ottimo il brunch della domenica. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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Dolce & Salato aka “Il Calabro”: gastronomia di culto 
 
Nell’ambiente universitario tutti lo conoscono come “Il Calabro”, neanche fossimo in un western alla Sergio Leone ambientato sotto la Mole. E’ un piccola gastronomia a conduzione familiare incuneata tra l’aula studio Verdi e C.so San Maurizio; un “buco” – come si suol dire – di quelli che squadrandoli dall’esterno non sembrano avere l’appeal giusto per attirare orde di studenti (e professori) alle prese con l’esame di turno. E invece, durante la sessione esami e non solo, potreste fare fatica a capire dove inizi e finisca la coda davanti a questo localino dal sapore genuino e un po’ retrò.  Poco male: nel frattempo avrete tutto il tempo di respirare i profumi della cucina casereccia di una volta e spulciare il menù, dando un occhio ai piatti del giorno. In genere non mancano mai due primi.  Per la modica cifra di 3,50 euro potreste godervi una piccola teglia di pasta asciutta o ripiena, lasagna, gnocchi o riso. E, statene certi, qui non si lesina nel condimento, sempre appetitoso e abbondante. E poi, pizza e panzerotti a volontà (da provare quella con la ‘nduja, ovviamente). Secondi di carne con contorno a scelta, insalatone e manicaretti vari. Ormai oggetto di culto è il panino che viene definito bonariamente il “kebab all’italiana”: arrosto e patate al forno con salse a scelta. Per la pausa pranzo dei campioni. Le birrette hanno prezzi decisamente abbordabili, nel caso aveste bisogno di un po’ alcool in corpo per dimenticare le pagine che vi separano dalla fine della prima lettura di Diritto Romano et similia. C’è ancora spazio per il dolce? Provate le crostatine al cioccolato o marmellata: sembrano piccoline ma sono molto sostanziose. Come detto, i posticini a sedere sono davvero pochi ma la materia prima è di qualità, le porzioni notevoli e il servizio di una cordialità d’altri tempi. In zona non troverete facilmente un rapporto qualità prezzo migliore: una garanzia, una istituzione, una leggenda. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI 
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Poormanger: la vita (e la patata) va farcita con gusto 

Nelle grandi compagnie, si sa, c’è il vegetariano, il celiaco, quello che non mangia la verdura, quello che ha fame, quello curioso e quello dai gusti standard: per mettere tutti d’accordo, Poormanger è la scelta migliore. Dal 2011, in via Maria Vittoria 32/d, Marco, Daniele e Valerio si impegnano ogni giorno a concentrare tutta la loro fantasia per farcire le migliori patate, quelle più grandi e con la polpa più farinosa perché, per loro, “la vita va farcita con gusto”. Con un costo che va dai 5 euro per la più leggera, se così si può dire, con stracchino, verdure miste e pomodori secchi, ai 7 euro della ricca patata farcita con salsiccia cruda di Bra, valeriana e grana, si ha un pasto più che completo, ricco di vitamine, minerali, fibre e di mille altre cose. Materia prima di ottima qualità, cotta in uno speciale forno a gas, poi incisa sulla parte lunga per mantecarne la polpa con olio extravergine di olive taggiasche e sale e dare libero sfogo alla creatività e all’invenzione, il tutto in una croccantissima buccia tutta da gustare. All’interno: verdure, formaggi di tutti i tipi dalla delicata stracciatella al potente gorgonzola, passando addirittura per salse allo yogurt, e poi salumi di ogni sorta, acciughe, lingua di vitelloIl menù è, inoltre, arricchito da antipastini, taglieri, zuppe e insalate; per bere si può scegliere tra birre artigianali e vini in mescita, e per concludere degnamente il pranzo la cucina prepara i suoi dolci caserecci.Parola d’ordine è “abbondanza”, ma anche “qualità”, come quella degli ingredienti selezionati per il ripieno, tutti prodotti della terra e di particolare eccellenza che permettono di tradurre in un’ottica mediterranea un piatto nato in terra anglo-sassone. Questo esagerato ma indovinato mix di tradizioni è concentrato nel nome del locale: “Poormanger, da un mangiare di origine piemontese e anche francese, ma al contempo gustosamente povero come solo i nordici sanno fare. Un pranzo ricco e gustoso per placare i più stringenti morsi della fame in un ambiente suggestivo per il suo essere rustico: non ci si può alzare dalla sedia che sazi e soddisfatti… per fare una bella passeggiata digestiva. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI 

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>Gasprin: un gelato senza tempo

Scatta durante una passeggiata, sotto il cocente sole estivo che non dà tregua, e non si può più smettere di pensarci: la voglia di gelato. Unica fonte di piacere di fronte alla canicola di questi mesi, il gelato è un bene fatuo a cui è data grandissima importanza dai torinesi, perciò si possono trovare numerose gelaterie che, tra le altre, producono infiniti gusti con tanto amore e tecniche artigianaliGasprin apre all’ombra della Mole nel 2014, ma la sua origine è antica: nasce infatti nel 1929 a Moncalieri come latteria; anche la succursale di Torino, in ogni caso, trasuda tradizione grazie all’arredamento in legno massello e alle varie alzatine in vetro che custodiscono biscottini, canestrelli e brioches con cui accompagnare il gelato. I gusti sono quelli classici, stracciatella, cocco, lampone e nocciola, ma prodotti con tecniche artigianali che ne esaltano gli aromi e li rendono particolarmente soffici e cremosi. E poi buonissimi sono i frullati e i frappè, i semifreddi e anche le crêpes appena fatte, mentre in inverno sono da provare lo zabaione e la cioccolata calda preparati sul momento. Il gelato in fondo è un dolce senza tempo, che va bene sia d’estate sia d’inverno: sarebbe decisamente un peccato assaporarlo per così pochi mesi all’anno. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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COOX: vegano per scettici

Per quelli che amano il cibo, ma lo amano vegano: non abbandonate le speranze perché in piazza Vittorio 8 c’è COOX che è in grado di accontentare anche i palati più esigenti. All’ombra dei portici della grande piazza torinese lo chef Enrico Zanirato sceglie materie prime di qualità e di stagione per creare piatti della tradizione rivisitati in un’ottica vegana e per lasciar correre la fantasia realizzando preparazioni nuove e concepite già in partenza come vegane, ma senza mai rinunciare al gusto. Un ambiente accogliente e caldo arredato in stile nordico e ecologico: materiali naturali, tovagliette usa e getta, tavoli in legno con un taglio moderno e lineare, tutto accarezzato da luci soffuse che rendono l’atmosfera morbida e suggestiva. A cena, nei freddi mesi del novembre torinese, i legumi della zuppa stufata e il ragù di seitan e di soiari scaldano le membra, o per i più golosi, la scelta si fa ardua tra le polpette di langa o il formaggio affumicato del freeco, tuto accompagnato da un calice di vino, da un succo di frutta o da un frullato. E poi, per concludere degnamente, ci sono i dolci più classici come la sacher e lo strudel e quelli più particolari come la Pantera rosa e il Mandorlino. Una cena quasi normale rispettando appieno l’ideologia vegana, ma senza la pretesa di un conto esagerato: era proposito di Zanirato, già nella fase del progetto, di aprire un fast food di qualità orientandosi verso una tendenza sempre maggiore nella città sabauda, per non deludere il gusto del cliente e prestando particolare attenzione al suo benessere. Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 22:30, COOX offre la gentilezza dei suoi camerieri, la bravura del suo chef e il suo clima un po’ naïf e sfata tutti i miti creati intorno al cibo vegano: provare per credere. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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ZenZero: aperitivo piccante e chic

Atmosfera di tendenza da ZenZero, via Sant’Ottavio 34/b, alle porte del brulicante di vita quartiere Vanchiglia. Decisamente più “fighetto” di tutti gli altri locali della zona, tutto qui è elegante e ricercato, a partire dai particolari cocktail firmati Simone Marino, che utilizza spezie e altri infiniti ingredienti per stupire i palati dei clienti. Due salette non troppo ampie e arredate in stile industrialaccolgono un numero di tavoli ristretto, ma il dehor subito fuori è comodo e riscaldato; tutto insieme crea un ambiente moderno ma accogliente, ammorbidito dalle luci calde delle lampade. L’apericena poi è ottimo e presenta un’ampia scelta di cibi tra arancini, ravioli e altri tipi di pasta, insalate, cereali con verdure e particolari preparazione con carni diverse: tutto sano e perfetto per soddisfare gusti variegati. In più, particolare non di poco conto, i piatti sono di plastica sì, ma di design e decisamente più resistenti e spaziosi dei soliti piatti bianchi, mentre le posate sono comode e di metallo. Servizio frizzante e cordiale, gestori gentili e sorridenti: una cornice perfetta per una serata energizzante e piccante, proprio come lo zenzero. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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Stramonio: torte salate, sformati e altri deliziosi veleni…

Si chiama anche “erba del diavolo” o “erba delle streghe” ed è un pericoloso veleno che veniva usato anche dagli sciamani delle tribù indiane per le sue proprietà sedative e allucinogene, ma eccitante “come una donna”, come recita la citazione di Castañeda riportata su un muro di via Guastalla 13. Si tratta di una parete di Stramonio, il locale dove i cuochi mettono “l’anima in pentola”, una grande sala arredata con originalità dove sedersi ad un tavolo per una stuzzicante ma semplice pausa pranzo. L’accoglienza del personale gentile e brillante rende l’atmosfera amichevole, e i grandi lampadari sferici come dei pianeti illuminano il bistrot con un grande effetto scenografico. Con questo sfondo, non si può che scegliere con un sorriso tra le offerte del menù, che solitamente comprendono 2 primi, 2 secondi e una scelta di contorni più ampia con i quali mixare e poi un piatto unico consigliato dalla cucina. Sformati al cavolfiore o tortini di zucchine accompagnati da insalate o verdure grigliate e ammorbiditi da creme al formaggio, orzi con verdure e paste interessanti sono alcune tra le tante proposte del menù, che cambia sempre in base alla stagione e all’offerta del territorio, per garantire ingredienti freschi e di qualità. E per concedersi un ultimo sfizio ci sono le torte del giorno (sempre accompagnate da un ottimo caffè): muffins con farina di kamut, crostatine di farro e albicocca, torta arancia e gianduia, e sempre nuove specialità che cambiano in base al periodo dell’anno. Anche per una colazione o una merenda, fatte di dolci dai più classici a quelli vegani e di brioches fresche farcite sul momento con marmellata a scelta, Stramonio non delude e accoglie i suoi clienti dalle 8 alle 19. Per una pausa più o meno veloce, quando si cerca un posto semplice e non impegnativo, ma diverso nella sua particolarità. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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Ballatoio: bistrot di ringhiera, accoglienza di casa

Cortesia, semplicità e tradizione sono le parole chiave della formula del nuovo bistrot di via Principe Amedeo, luogo per le signore gentili e i giovani romantici. Nasce come luogo della condivisione ed è perfetto per una cena romantica con la dolce metà: il Ballatoio è concepito come un legame familiare, come nelle vecchie case di ringhiera, dove tutte le vicende private venivano condivise con gli altri condomini. Queste le parole che si assumono il compito di presentare il locale ai clienti, subito dopo la visione del menù, che si apre come una finestra. Di recentissima apertura, il Ballatoio è in via Principe Amedeo 22 con le sue vetrine molto parisiennes e il menù scritto su una lavagnetta accanto alla porta, richiamando lo sguardo dei passanti per la sua sofisticata semplicitàPochi sono i tavoli e breve è l’orario di apertura per la cena, quindi è bene affrettarsi e prenotare per poter degustare con tranquillità i migliori piatti della tradizione italiana, dallo sformatino di carciofi con fonduta leggera di caprino, agli gnocchetti di patate viola con crema di zucca, amaretti e fiocchi di blu del Moncenisio ancora una guancia di vitello brasata con patate arrostite tanto morbida da sciogliersi in bocca. Ottima scelta anche per il pranzo, per cui i giovani e garbati gestori presentano un menù diverso, che vede ravioli mantovani con zucca e amaretti o un croccantissimo ma morbido al palato hamburger di zucchine, e offre ai clienti acqua e caffè, esclusi dal conto finale. Tutti i prezzi sono compresi tra i 3 o 4 euro dei dolci (quelli della tradizione, ça va sans dire) e i 10 dei secondi, per un perfetto equilibrio con la qualità, garantita da ingredienti freschissimi e di stagione. Un posto rassicurante dietro alla stravagante via Po, dove derive hipster sono chiuse fuori dalla porta per lasciar spazio al calore e alla gentilezza della semplicità. CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI

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