Genius: a questa storia servirebbe un bravo editor

Il primo film diretto da Michael Grandage racconta il rapporto di interscambio tra lo scrittore Thomas Wolfe e il celebre editor Maxwell Perkins: un cast di attori di prim’ordine non riesce a salvare uno script debole e dimenticabile. 

di Luigi Affabile  –  Genius è un film basato sulla biografia Max Perkins: l’editor dei geni di A. Scott Berg. Siamo alla fine degli ’20 , Max Perkins (interpretato da un sufficiente Colin Firth) è un editor che ha contribuito alla pubblicazione di Da qua al paradiso, primo romanzo di F. Scott Fitzgerald (Guy Pearce) e Addio alle armi di Ernest Hemingway (Dominic West). La sua vita e la sua carriera professionale cambiò dall’incontro con lo scrittore ribelle e indisciplinato Thomas Clayton Wolfe (un Jude Law decisamente sotto tono, rispetto ad esempio all’exploit di The Young Pope). Perkins e Wolfe strinsero un tormentato e profondo rapporto, che li portò a collaborare alle prime opere dello scrittore. Nel cast troviamo un irriconoscibile Nicole Kidman, nei panni di Aline Bernstein, amante di Wolfe e Laura Linney che interpreta Louise Sanders, la moglie di Perkins.

Non basta un cast stellare a salvare una regia piatta e noiosa. 

Il primo lungometraggio del regista teatrale Michael Grandage non lascia il segno. Nonostante il cast solido ed esperto, il film non decolla, anche se il legame e la storia dell’amicizia tra Perkins e Wolfe non lascia indifferenti gli inguaribili e romantici sognatori. La ricostruzione storica è superficiale e poco meticolosa, mentre la sceneggiatura di John Logan è sterile e confusionaria. I dialoghi nulli e ripetitivi, non coinvolgono e lasciano lo spettatore in uno stato di indifferenza.

Di gran lunga lontano da Midnight in Paris, capolavoro di Woddy Allen che affronta il “dietro le quinte” della Letteratura (attraverso la figura di Gertrude Stein, interpretata da Kathy Bates) con una sensibilità maggiore e con un’ironia malinconica.

Genius ripercorre gli anni d’oro della letteratura e anche se probabilmente non sarà un film che rimarrà nella storia, mette alla luce il difficile e silenzioso lavoro dell’editor. Oggi purtroppo si legge sempre meno e il mondo letterario è ben diverso da quello “di una volta”, ma se c’è una cosa che a questo film bisogna riconoscere è il fatto di aver provato a mostrare la bellezza delle parole messe per iscritto, in un pianeta sempre più tecnologico e meno romantico.