[REPORT] C’mon Tigre racconta Toccafondo: una fusione di note, colori e anime

Il collettivo desert-rock incontra il disegnatore Gianluigi Toccafondo all’Antoniano Cinema Teatro nel corso dell’undicesima edizione del Bologna Jazz Festival: un connubio suggestivo e ricco di contaminazioni tra musica e arti visive. 

di Nancy Armentini  –  “C’mon Tigre are two people, C’mon Tigre is a collective of souls”: così si presenta il duo afrojazz nato da due musicisti italiani ma sviluppatosi nella testa (e nell’animo) di artisti internazionali, il cui apporto è fondamentale a far crescere il progetto: un cantiere di sonorità, ritmi e contaminazioni. Le stesse che hanno animato la serata del 27 ottobre, tra le pareti del Teatro dell’Antoniano di Bologna, attraverso lo spettacolo “C’Mon Tigre racconta Toccafondo” scaturito dall’incontro tra i musicisti e l’illustratore e animatore di San Marino, Gianluigi Toccafondo.

Lo spettacolo si inserisce all’interno dell’undicesima edizione del Bologna Jazz Festival e, non a caso, ne accede le luci inaugurando la storica manifestazione bolognese. Attraverso un telo da proiezione posto sul proscenio, i cortometraggi animati di Toccafondo si mischiano ai suoni dei C’mon Tigre creando un connubio magistrale di musica, cinema e animazione a tal punto che la fusione tra le due arti non permette di capire quale delle due è al servizio dell’altra. In scena, dietro al telo, il collettivo è formato anche dai suoni del vibrafono di Pasquale Mirra e la batteria di Marco Frattini mentre alla sezione fiati troviamo il sassofono e il clarinetto di Beppe Scardino, la tromba e il trombone di Mirko Cisilino.

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Una simbiosi di elementi sonori e visivi che incanta la platea in particolare quando dal proiettore provengono le immagini di Federation Tunisienne de Football, il cui videoclip originale è stato realizzato proprio dall’artista sammarinese attraverso oltre 5000 fotogrammi dipinti a mano. Sul grande schermo la storia della squadra africana di calcio assume i connotati di una danza tribale e ancestrale, dove alcune caratteristiche umane si mischiano a quelle del regno animale richiamando, soprattutto attraverso i colori accesi, l’Africa e i suoi animali (tra cui la tigre, simbolo del collettivo musicale).

C’mon Tigre racconta l’Africa e non solo: le radici non sono soltanto lì, nei suoni e negli arrangiamenti del gruppo si ritrova il jazz, il funk, l’afrobeat, ma ad ogni nota e ad ogni suono corrispondo sfumature e ricordi diversi. Un viaggio onirico nei meandri delle terre africane fino ad arrivare alle nostre radici con la sonorizzazione di piccoli capolavori – quali Pinocchio e Essere morti o essere vivi – è la stessa cosa in cui Toccafondo ha omaggiato Pier Paolo Pasolini a venticinque anni dalla morte. I disegni animati dell’artista, vibranti e senza contorni, sono accompagnati dall’esecuzione di Malta (The Bird and The Bear) e, a dire il vero, il connubio è talmente perfetto che pare che le immagini siano nate già accompagnate dal pezzo.

La parola chiave della serata pare essere “fusione”, fusione tra anime, colori e suoni diversi: non solo i disegni di Toccafondo si susseguono e mischiano uno nell’altro ma sono gli stessi suoni dei musicisti che si inseguono, si legano e si annodano alle immagini sullo schermo, fino a pervadere sinesteticamente la platea del teatro in uno spettacolo unico dettato dal ritmo delle note e dei colori.