[INTERVISTA] Michele Bruttomesso: “L’illustrazione è un lavoro di ricerca senza fine”

La voglia di sbattersi, la rivalsa della provincia, la passione per la musica e le “recensioni disegnate”: chiacchierata a tutto tondo con l’illustratore vicentino che incanta con le sue composizioni vivaci, surreali e – spesso – ad alto coefficiente di rock’n’roll. 

di Enrico Viarengo  –  Michele Bruttomesso è un illustratore di Vicenza. Con Torino ha un legame creativo, oltre che sentimentale: il suo innegabile amore per la musica l’ha portato a collaborare con i ragazzi del collettivo di Dotto.  Ha disegnato uno dei poster della passata stagione del collettivo torinese e torna a farlo ora con l’illustrazione di DOTTO FEST, piccolo festival DIY che raccoglie in due giornate di concerti al SAMO alcune tra le più interessanti band del panorama indipendente della penisola.

QUI trovi l’evento Facebook del Dotto Fest

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Il tuo background musicale è abbastanza chiaro, basta dare un’occhiata a quanto fatto negli ultimi anni e alle collaborazioni avviate con realtà della musica indipendente. La label indie V4V è l’esempio più calzante, ma anche realtà più piccole di serate e concerti e il sodalizio con Gold Soundz, webzine che contiene il tuo calendario illustrato. Come appare la “scena” indipendente vista con gli occhi piuttosto giovani di un classe 1991?

“Quello che vedo io sono tante persone che hanno un sacco di voglia di sbattersi. Michele Montagano con V4V fa un lavoro eccezionale, e crede davvero col cuore in ogni singola uscita dell’etichetta; Giorgio Bonomi e tutte le persone che tengono in piedi Gold Soundz lo fanno mosse unicamente dalla propria passione. Penso anche ad altre realtà con cui sono entrato in contatto nel tempo, tipo i ragazzi di Venezia Hardcore che ogni anno mettono su il festival più importante in Italia, o ai concerti torinesi di Dotto, ovviamente.

Poi vedo una grandissima voglia di rivalsa della provincia: una volta per vederti un gruppo che trovavi nei negozi di dischi dovevi prendere il treno per Milano o Bologna, adesso cominciano a nascere realtà interessantissime in posti fino a ieri impensabili. Tipo, quest’estate sono andato a vedere i Daughter a Sesto Al Reghena, un borgo friulano minuscolo difficile pure da pronunciare, e c’era un’atmosfera stupenda, altro che Magazzini Generali. E a quel concerto c’erano due ragazzine affianco a me che parlavano dei Gazebo Penguins come io parlavo, non so, dei Nirvana: cioè, secondo me c’è tantissima fame di musica, e soprattutto c’è gente disposta a perdere tempo e (quasi sempre) soldi per riuscire a portare nella sua città una band dagli States, o per finanziare il disco di un amico, o perché no, per disegnargli la maglietta.”

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In musica non sempre è sufficiente avere grandi capacità tecniche: è necessaria, quantomeno per determinati generi, una certa sensibilità e la capacità a scrivere delle belle canzoni. Senza quelle, spesso il virtuosismo è fine a se stesso. Il paragone può reggere anche applicato al mondo dell’arte e dell’illustrazione? Quanto conta l’idea? 

“Credo che il paragone regga solo in parte. L’illustrazione ha sicuramente una forte componente espressiva, ma ci si muove sempre in coordinate ben precise (il contesto, e richieste del cliente eccetera); in musica puoi vagare e se vuoi puoi anche perderti, è una cosa che fai soprattutto per te stesso. Secondo me puoi essere un illustratore tecnicissimo ma un creativo scarso, o una mente brillante ma una mano mediocre, e fare comunque un ottimo lavoro nell’ambito adatto. Forse il paragone funziona quando parli di sensibilità: quella deve emergere dal tuo lavoro, altrimenti i tuoi disegni valgono tanto quanto quelli di chiunque altro, come i dischi che ascolti e dimentichi il giorno dopo.”

A proposito di tecnica, come si sviluppano i tuoi lavori? Prevale l’aspetto digitale o sei tra coloro che non possono rinunciare ai quaderni di bozze e schizzi? Ti capita di buttare nel cestino quello che non ti sembra funzionare o riesci sempre a fare meta?

“Magari si riuscisse sempre a fare meta! La maggior parte delle volte passo più tempo a ragionare e fare schizzi incomprensibili che a disegnare. La fregatura è che spesso credi di aver trovato una buona idea, e ti accorgi solo a metà disegno che il concept non è efficace. Anche quando disegno i poster per i concerti: per quanto possa avere carta bianca, è difficile trovare sempre un’idea che meriti di essere realizzata.
I miei lavori sono per metà analogici e per metà digitali, realizzo il disegno a china e poi lo elaboro e coloro al computer, ma spesso le cose sono un po’ più mischiate di così.”

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Poi ci sono le recensioni illustrate del tuo blog (http://michelebruttomesso.blogspot.it/); quelle sono davvero geniali e, mi viene da dire, spesso più azzeccate e appaganti dei tanti giri di parole e copia incolla del giornalismo classico.
Come ti è venuta l’idea? Ricevi richieste di recensioni che intasano la casella di posta come succede alle webzine tradizionali?

“La premessa è questa: io ADORO la letteratura musicale. Compro le riviste musicali dalla seconda media, e leggo ogni domenica la recensione “back in time” di Pitchfork, tanto per farti capire. Qualche anno fa una persona che mi capisce profondamente mi disse: “Ti piace così tanto parlare di dischi, perché non li disegni? Se aprissi un blog io lo seguirei”.
E pian piano il blog è diventato sia una una palestra dove esercitarmi con illustrazioni più narrative e libere da vincoli, sia il punto di contatto con molte band e realtà indipendenti. Disegno solo dischi che mi piacciono, e ne parlo proprio perché mi piacciono, perché vorrei che li ascoltasse qualcun’altro; quindi è davvero un’enorme soddisfazione quando la band in questione mi scrive che la recensione è piaciuta, e quindi il tuo commento mi lusinga molto. Per tutte queste ragioni ai vari comunicati stampa e richieste di recensioni rispondo sempre di no, una volta mi è capitato di farne una “su commissione” ed è uscita uno schifo, ci si accorgeva subito che non era come le altre.”

In qualche modo lo sguardo va anche oltre lo stivale: penso al poster del concerto degli Hop Along realizzato appunto per il collettivo Dotto, ma anche alle grafiche del tour italiano di band come gli inglesi Gnarwolves o dei francesi Sport. Poi ci sono tantissimi “tributi” ispirati a band di fama internazionale (per fare un paio di nomi: Arcade Fire, Wilco, National).
Hai mai pensato di fare le valigie e trasferirti, che so, a Berlino o in Canada, armato di pennelli e buona volontà, quella di conquistare un’altra scena – magari ancora più florida?

“In realtà ci penso più spesso per motivi extra-musicali ed extra-artistici, come credo un po’ tutti quelli della mia generazione. Però mi sento molto legato ai posti in cui vivo, e ci sopravvivo bene. Credo che prima di scappare sia importante provare a cambiare i luoghi in cui si vive, sforzarsi di vedere un’alternativa e provare ad inventarsi il proprio spazio; che poi questo si ricollega alla domanda di prima, quella sui miei occhi piuttosto giovani.”

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Tra le tue illustrazioni legate al mondo della musica ogni tanto spunta fuori un David Bowie. Immagino che un artista così visivamente poliedrico faccia breccia nel cuore di tanti artisti del disegno come te. Qual è il tuo Bowie preferito?

“Immagini bene, nel senso che Bowie forse è l’artista che mi è capitato di dover disegnare più volte. Io personalmente sono più legato al Bowie produttore, ho consumato Transformer o The Idiot molto più dei dischi del Duca Bianco, ma se dovessi scegliere una delle sue incarnazioni direi senza dubbio Ziggy. È anche la più facile da disegnare.”

Di recente un altro notevole illustratore delle tue parti, Eeviac, ha utilizzato un pigmento particolare per il manifesto del tour europeo di Father Murphy e Muscle and Marrow: il sangue. Cosa ne pensi? Quanto conta – o conterà in futuro – la sperimentazione nei tuoi lavori?

“Penso che la sperimentazione sia fondamentale per non ritrovarsi a disegnare sempre nello stesso identico modo. Come dicevamo prima, l’illustrazione ha comunque una componente autoriale, è un lavoro di ricerca senza fine.
Discorso tecnico a parte, nel futuro vorrei dedicarmi con più costanza al blog, magari trovando nuove formule. Ci tengo moltissimo, ma purtroppo col tempo non sono più riuscito ad aggiornarlo regolarmente, né a metterci lo stesso entusiasmo dei primi tempi. Però ci sto lavorando, aspettatevi grandi cose per il 2017. E poi come sempre Gold Soundz, altri poster, altri concerti.”

Domande secche e difficili: i 5 dischi della vita di Michele Bruttomesso? E qualche ascolto più recente?

“Eh vabbè, la domanda da un milione di dollari. Ti dico i cinque che mi vengono così di pancia, se me lo chiedi domani te ne dico altri cinque: Either/Or di Elliott Smith, Something to Write Home About dei Get Up Kids, Yankee Hotel Foxtrot dei Wilco, The Idler Wheel.. di Fiona Apple, The Moon and the Antarctica dei Modest Mouse. Ma ci sto già ripensando.

Invece ultimamente sto adorando il disco nuovo di Mitski, Angel Olsen ha scritto un disco magnifico, e sono caduto anch’io nella trappola di Frank Ocean. E poi ci sono i Pinegrove, che passano nelle mie cuffie ogni due-tre giorni da gennaio. In Italia invece il disco più bello uscito di recente è quello delle Sacerdotesse dell’Isola del Piacere, e ho ascoltato penso duecento volte Snowed in / Stormed out dei Dags!”

Invece la copertina di un album che ti piacerebbe aver disegnato?

“Le mani dei Godspeed You! Black Emperor”. 

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Il poster 50×70 di Dotto Fest sarà in omaggio a chi non vorrà perdersi le 8 band del 30 settembre e del 1 ottobre al SAMO!

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