[REPORT] Basinski: un’eterna risonanza

In occasione del live a Città Sant’Angelo abbiamo dialogato con William Basinski sulla specificità della tecnologia analogica e digitale e su come possa ricreare il flusso naturale della decadenza.

di Martina Lolli  –  Mercoledì 10 agosto William Basinski approda in Italia e ritorna in territorio abruzzese, a Città Sant’Angelo (Pe), dove nel 2014 inaugura il ciclo di mostre LUX (http://luxmuseum.com). Si tratta della prima personale all’interno del Museolaboratorio ex manifattura tabacchi, una suggestiva struttura che accoglie le sue composizioni supportate dai video del compagno James Elaine. Nella notte di san Lorenzo l’occasione del suo ritorno è l’esposizione “Why Patterns? Il suono come linguaggio visivo di cui il live è parte organizzata dalla Fondazione Aria e curata, tra gli altri, da LUX (Marco Marzuoli, Carla Capodimonti) che nel frattempo si è costituito collettivo.

Nella performance Basinski lascia che gli spettatori si perdano nelle volute infinite dei brani di “Cascade” (2062 Records, 2015). Due i pezzi che esegue, cuciti con tape loops e reminiscenze sonore che risalgono ad anni addietro: l’omonimo brano e “The Deluge (The Denouement)” che continua sulla falsariga del giro di pianoforte del primo. Il suono persuasivo e ovattato traduce una liquidità tanto naturale quanto psicologica: c’è qualcosa che torna in continuazione e nel suo carattere ostinato diviene inquietudine, melanconia, ossessione; qualcosa che emerge da un fondo d’acqua ma che è subito lavato via dalla corrente inarrestabile dei pensieri. E se sembra che sulla superficie musicale nulla cambia, nel letto dell’inconscio tutto scorre e si muove per piccole approssimazioni, per variazioni sonore contigue e impercettibili: anche nel regno immobile dei ricordi c’è un’evoluzione che li trasforma in affascinanti e frustranti memorie.

WIlliam Basinski_Cascade_live_10 agosto_Città Sant'Angelo_Why patterns__Ph. P. Raimondo_2


Reminiscenze che ritornano come fantasmi che plasmano un ambiente che avviluppa e un tempo che si avvolge all’infinito. “Quello che sto cercando di raggiungere”, ci spiega Basinski, “è uno spazio trascendentale ma abitabile dove ognuno può cadere, se lo percepisce”.


Queste risonanze emotive trovano un corrispettivo anche nella fisicità dei supporti utilizzati dall’artista, una tecnologia tanto digitale quanto analogica che serba delle peculiarità ben precise e che Basinski stesso ci espone così:

Spesso la creazione è realizzata con loop di nastri che registrano da altri nastri in un processo concreto. Diverso è per il digital looping: se nel loop in analogico possono esserci lievi e sorprendenti variazioni ad ogni passo, con la tecnologia digitale è sempre esattamente lo stesso. È comunque inevitabile che oggi, quando faccio questo genere di lavori, utilizzo il computer per l’editing e il missaggio”.


E così la tecnologia obsoleta delle cassette e dei nastri magnetici lascia affiorare un sottile strato di rimosso che sporca il suono dei pensieri e che con l’entropia insita nella fase analogica nello scorrere limitato dei nastri che si consumano ad ogni giro diviene sorprendente metafora del processo umano e naturale.


Nei miei ultimi lavori, A Shadow in Time e For David Robert Jones, c’è un mix di queste tecniche con un più ampio uso di synth Voyetra 8; così A Shadow in Time presenta, ad esempio, una più estesa larghezza di banda rispetto ad altri brani con tape loop che si attestano spesso su uno spettro più ridotto di medie frequenze.

Ma in questa tensione all’eternità la fine è pur sempre contemplata, intesa come decadenza nel ciclo di vita delle cose ma anche come il lento sgretolarsi della reminiscenza in una scia di perdita e desiderio che gira a vuoto. Basinski termina il suo live con The Disintegration Loops 1.3, un invito in un viaggio a perdersi in una dimensione in cui l’uomo e la natura entrano in una momentanea eppure eterna risonanza.

Live “Cascade” di William Basinski
“Why patterns? Il suono come linguaggio visivo” – Arte in Centro
a cura di S. Ciglia, F. Lilli, LUX, B. Nardacchione
fino all’11 settembre
http://www.arteincentro.com/

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