I 30 remix di cui non puoi fare a meno

Il manuale degli indispensabili: una lista in 30 punti dei remix più importanti mai pubblicati.

di Matteo Monaco  –  Si prepara battaglia alle porte di casa OUTsiders. E stavolta gli schieramenti non sono opposti, l’uno ad affilare le lame contro l’altro. È un tutti contro tutti, sul difficile campo del remix, quello che attende alcuni tra i più grandi producer e tra le migliori band di sempre. I Blur sfidano i Portishead, mentre Thom Yorke danza sulle frequenze di Silent Rider e di Caribou proprio affianco all’urlo degli Underworld e di Trentemoller. La posta in gioco è il primo posto nel manuale degli indispensabili, una lista in 30 punti dei remix più importanti mai pubblicati. Con esclusioni eccellenti e omissioni dolorose, si parla di uno scontro che premia il tasso tecnico, il favore del pubblico e la ricerca sonora. E che, nell’intento di offrire uno sguardo fondamentale sull’argomento, indugia in atmosfere pop per rispondere ad una domanda che ai tempi confusi di Youtube e Soundcloud pare sempre più una necessità: quali sono i 30 remix di cui non puoi fare a meno?

30 |
Death From Above 1979 – Romantic Rights (Erol Alkan’s Love From Below Re-Edit)

Il dance-punk dei Death From Above 1979 incontra la produzione dell’anglo-turco Erol Alkan, già in cabina di regia durante lo scoppiettante debutto dei Late Of The Pier. Qualche anno fa suonavano tutti così, e questo remix di Romantic Rights mostra quanto di buono ci fosse dietro al fuzzy-synth dei primi anni Duemila.

29 |
Paul Weller & Portishead – Wild Wood

Dai The Jam fino a Bristol, l’epopea inglese vede la rabbia degli esordi  e la (postuma) somatizzazione depressiva. Troppo affascinante perfino per Paul Weller, e insolitamente aggressiva rispetto ai sussurri di dolore di casa Portishead. Una miscela inaspettata che funziona benissimo.

28 |
Justice vs Simian – We Are Your Friends

I Simian Mobile Disco (di James Ford e James Shaw), prima del 2005, si chiamavano solo Simian. Il loro era un rock elettronico, a metà strada tra le suggestioni attuali e gli stilemi indie dei The Last Shadow Puppets, il “supergruppo” che lo stesso James Ford ha contribuito a fondare. I Justice del periodo d’oro hanno ripreso la loro Never Be Alone, trasformandola in We Are Your Friends. Il risultato? “Solo” un premio per il miglior videoclip del 2006 secondo MTV e un diciannovesimo posto nella classifica delle migliori 150 canzoni degli ultimi quindici anni, pubblicata nel 2011 da NME.

27 |
M.I.A. – Paper Planes (DFA Remix)

Tutti ricordano il tormentone etno-speziato di The Millionaire, cantato dalla talentuosa M.I.A.
Qui ci pensa casa DFA a rivedere Paper Planes, in un ideale rimando tra gli albionici Chemical Brothers e l’India del protettorato.

26 |
Blur – Movin’ On (William Orbit Mix)

Nella carriera di produttore di William Orbit c’è Madonna e c’è perfino Melanie C delle Spice Girls. Oltre ai Blur, ovviamente. Qui, a discapito di ogni accusa sul pop plastificato, Orbit tira fuori il caos chitarristico insito in Movin’ On portandolo fino alle estreme conseguenze.

25 |
Radiohead – Nude (Silent Rider Remix)

Il fascino che Thom Yorke subisce dal mondo elettronico non  nasce oggi, ed anzi è da sempre corrisposto. Qui l’indietronico Silent Rider racconta a modo suo la Nude del celebrato In Rainbows, suggellando il patto stretto dai Radiohead con l’universo dell’IDM. Prima dei Modeselektor e di TKOL RMX, questa Nude ha il gusto di un tragico, affascinante trip-hop fuori tempo massimo.

24 |
Red Hot Chili Peppers – Under The Bridge (Pimpsoul & The Funk Hunters Remix)

In una piana inesplorata, attorno alle regioni dell’electro e dell’hip-hop, nasce e si evolve il ghetto-funk. Una miscela barbara ed esplosiva, fatta di bassi imponenti e di un groove parzialmente inaudito, che trova una casa ideale nella Bombstrikes Records di Mooqee e Pimpsoul. Quest’ultimo taglia e cuce, remixa anche dove sembra impossibile: qui la sua versione di Under The Bridge, piegata alla ricerca della melodia assassina tanto da incorrere in qualche imprecisione ritmica.

23 |
Gorillaz – Dare (DFA Remix)

Rieccolo, il basso imponente. Di nuovo nelle sapienti mani DFA, i fumettistici Gorillaz di Dare mettono su un abito scuro e scoprono ritmiche di antico big-beat, alla maniera dei migliori LCD Soundsystem. Ce n’è abbastanza per guardare dall’alto in basso un buon numero di concorrenti, e per finire di diritto all’interno di una classifica.

22 |
808 State – Flow Come (AFX Remix)

La canzone è nota, ma chi è AFX? Niente meno di uno degli pseudonimi di Aphex Twin, il totem celebrato/odiato di un’epoca. Se negli anni di Skrillex il centro della scena sono i mix in salsa dubstep, qui Aphex Twin ci ricorda quando il rave mood era il non plus ultra dell’avanguardia. Sottolineando che, anche quando passano le mode, è il talento ciò che più conta.

21 |
Parov Stelar – Wanna Fete (Shemian Remix)

Sul Re dell’electro-swing abbiamo già detto molto. E lo stesso Shemian, protagonista dell’ottimoJazzylicious, non è più una novità. Insieme però non li si era ancora visti: l’attitudine ambient-jazzdell’austriaco Stelar si inserisce alla perfezione nel solido impianto house del collega barbuto, unendo le suggestioni passatiste in una chiave assolutamente contemporanea. Il biglietto d’ingresso per il mondoelectro-swing?

20 |
Elvis vs JXL – A Little Less Conversation ft. Elvis Presley

Il master Eric Cantona osserva divertito dall’alto, sopra la gabbia in cui si sfidano i più forti calciatori del tempo. Roberto Carlos, Edgar Davids, Figo e altre due dozzine di fenomeni portano alle stelle il potenziale di marketing della Nike, mentre in sottofondo passa quello che per forza di cose diventa uno dei remix più noti di sempre. Per il meglio del calcio c’è bisogno del meglio della musica: ecco quindi Sua Maestà Elvis Presley scendere dal cielo per incontrare l’allegro big beat di JXL. Un pezzo datato, piacione e un pò ripetitivo, ma l’abbiamo canticchiato proprio tutti.

19 |
My Bloody Valentine – Soon (Andrew Weatherall Remix)

Chi avrebbe mai detto che lo shoegazing seminale dei My Bloody Valentine suonasse tanto simile ai Primal Scream di Screamadelica? Chiedetelo a Andrew Weatherall, produttore di quel grande album come di questa remiscelata Soon. Non ci si era mai divertiti tanto con la band irlandese, ed è tutto merito dell’ossessiva drum machine su cui schiantano le melodie e si stritolano le parti vocali. Gli anni Novanta sono passati anche di qui.

18 |
The Prodigy – Voodoo People (Pendulum Remix)

Due numi tutelari a confronto: in un angolo i violenti The Prodigy, simbolo della scena “dura” e coevi di Chemical Brothers e The Crystal Method, dall’altro i Pendulum, paladini della drum’n’bass dalla terra dei canguri. La Voodoo People degli australiani aggiunge un pizzico di movimento a uno dei pezzi elettronici più noti degli ultimi venti, senza comunque osare una rivoluzione strutturale. Il risultato è ovviamente di primissimo livello, ma il merito va quasi per intero alla “materia prima” della versione originale.

17 |
Tavo – Hollywood (Black & Tan) (Enzo Siffredi Remix)

Remix nel remix: Tavo riprende Cleo Brown nella storica When Hollywood Goes e viene a sua volta ripreso dal talentuoso allievo, Enzo Siffredi. Dai club di Brighton con amore, l’italo-inglese Siffredi sfodera unghie da dancefloor senza scivolare nella volgarità, mettendo a paragone il suono ampio e pulito della base house con il crepitio nostalgico dei vinili in soffitta.

16 |
2manydj’s – Sandwiches

C’è stato un periodo in cui i New Order di Bernard Sumner hanno tagliato i ponti con il passato Joy Division. Proprio in quel periodo ha visto la luce Blue Monday, il più chiaro esempio dell’elettronica popanni ’80: finalmente aperta al grande pubblico, spesso poverissima negli arrangiamenti e approssimativa nelle sonorità. Eppure indubbiamente affascinante ai giorni nostri, anche secondo secondo i  2manydj’s (aka Soulwax). La loro Sandwiches parodia di una canzone-inno e di un intero genere, che finisce per ottenere un ironico successo parodiando anche se stessa.

15 |
Happy Mondays – Hallelujah (Club Mix)

Sotto la sapiente mano di Paul Oakenfold, durante l’anno di grazia 1989, gli Happy Mondays sono giunti all’apice della fama. È con Hallelujah, l’Ep in sette tracce dello stesso anno, che la band della scena di Madchester partorisce una macchina sonora destinata a lasciare un segno sulle masse e sugli stessi futuri produttori. Rapidi come una meteora, influenti come un testo sacro.

14 |
Bloc Party – Where Is Home (Burial Remix)

Chi ha detto che tutto ciò che Burial tocca diventa oro, finora non si sta sbagliando di grosso. Il producer inglese, in contatto con quasi tutte le realtà musicali che contano, è come una spugna che assorbe le influenze e le getta poi sul pubblico con il suo specifico output. In questo caso i Bloc Party diWhere Is Home? diventano i cantori di una realtà sotterranea, post-stilistica, inguaribilmente solitaria.

13 |
The Klaxons – Gravity’s Rainbow (Soulwax Remix)

Per divertirsi come si deve non c’è niente meglio dei remix dei Soulwax. In Most Of The Remixes, album in cui il duo scherza con Muse, Justice, The Gossip e tanti altri totem contemporanei, c’è spazio anche per Gravity’s Rainbow dei The Klaxons. Qualcosa che si avvicina ad un corso universitario di electro, interessante per l’ascoltatore e travolgente per gli addetti ai lavori, grazie alla sensazione di completa padronanza del mezzo di cui sembra disporre il duo alla consolle.

12 |
Cornershop – Brimful Of Asha (Fatboy Slim Remix)

Bei tempi, quelli di Fatboy Slim con You’ve Come A Long Way, Baby. Sì, perchè quell’album sapeva coniugare uno stile nuovo con una freschezza e un’allegria quasi introvabili, senza per questo passare per ridicolo. Allora è stato naturale, per Norman Cook, trovare affinità con il sorriso degli anglo-indiani Cornershop: Brimful Of Asha racconta le memorie più infantili, bollywodiane, che si sposano con il ritmo trascinante sui piatti del dj. Per inciso, è stato anche uno dei remix più trasmessi da MTV.

11 |
Parov Stelar – Jimmy’s Gang (Enzo Siffredi Remix)

Siffredi stavolta mette le mani sulla Jimmy’s Gang di Parov Stelar, contenuta nel recente (e acclamato)The Princess. Al contrario dello spirito leggero del disco, il dj di Brighton mette l’accento su uno swingmeccanizzato, ossessivo, nel quale i suoni si rincorrono a frequenze costanti. Uno swing piegato alla forza del kick di batteria, che si affaccia sulla scena europea con l’aria del talento sconosciuto.

10 |
Craig Mack – Flava In Ya Ear Remix

1994 di fuoco per Craig Mack, Notorius B.I.G. e Busta Rhymes. In cima alle classifiche di Billboard e costantemente inserita nella lista dei migliori pezzi rap di sempre, Flava In Ya Ear è passata alla storia come uno dei classici del genere. Anche se lo stesso Notorius B.I.G. ha escluso ogni futura collaborazione con Craig Mack.

9 |
Coldplay – Clocks (Röyksopp Remix)

Tra i dieci campioni di questa classifica non potevano mancare i norvegesi Röyksopp. Il gruppo di Tromsø riprende la celebre Clocks e inventa un electro-pop trascinante e potente, senza cedere alla magniloquenza della versione originale.

8 |
Battles – Wall Street (Gui Boratto Remix)

Dross Glop, la versione remiscelata di Gloss Drop, ha unito i Battles al meglio del dj-ing internazionale. Le melodie intricate e le soluzioni mai banali di Gloss Drop vengono sapientemente trattate in laboratorio, dai guanti più esperti sulla piazza. A Gui Boratto viene affidata la folle corsa di Wall Street, della quale rimane solo più una lontana eco: l’ansia western-techno di questi sette minuti è una piacevolissima rivoluzione dentro ad un copione di primo livello.

7 |
Röyksopp – What Else Is There (Trentemoller Remix)

Un ricordo liceale, salvato sulla memoria dei vecchi telefonini.A seconda dell’età, un ricordo indelebile da discoteca e da autoradio. È un remix che ha giocato (e vinto) su tutti i campi:  ha puntellato la carriera di Trentemoller, ha portato i Röyksopp ad un successo ancora più esteso, ha ridefinito i canoni stilistici dell’electro-minimal a metà del decennio passato. E, fatto salvo per la nomea volgarotta, si è confermato negli anni come un pezzo di storia da conservare.

6 |
Grasscut – Muppet (Nathan Fake Remix)

Un doppio capitolo di psichedelia a suon di broken beat. Se la Muppet dei Grasscut si comporta come un’operazione algebrica di nostalgia e di echi shoegaze, Nathan Fake appiccica con il nastro adesivo un traballante corredo ritmico, tagliando con le forbici del software la luminosa continuità dell’originale. Il risultato somiglia incredibilmente alle premesse: la sola differenza è che il remix sembra provenire da un futuro ancora tutto da scoprire.

5 |
Radiohead – Little By Little (Caribou Remix)

Non potevano mancare neanche i matematici Caribou, in diretta dalla asettica sala di registrazione in cui ha visto la luce il remix di Little By Little. Nel fortunato TKOL RMX Thom Yorke e compagni hanno trovato più di un semplice divertissement: affianco alle splendide prove di Jamie XX e Modeselektor, si è affacciato un suono pulito e al tempo stesso sordido, potente e contenuto. Un suono sintetizzato grazie all’incastro di rumori e ritmi, di suggestioni tribali e di codici techno mitteleuropei, che fa saltare dalla sedia senza mai urlare.

4 |
Björk – Human Behaviour (Underworld Remix)

Per il New York Times, Human Behaviour è il “parallelo tra la non-bestialità umana e la bestialità della natura”. La canzone di Björk ha offerto materiale per questo ed altri approfondimenti, ma il momento più importante è quello della collaborazione con gli Underworld. Suonata durante il tour 1994, questa versione di Human Behaviour trova la formula magica tra il folk scandinavo e gli assiomi della danceeuropea. Gli Underworld, dal canto loro, regalano alle cronache uno dei remix più rappresentativi dell’epoca.

3 | Florence + The Machine – You Got The Love (The XX Cover)

Il pezzo dei Florence + The Machine può essere segnalato come un buon esempio di indie-pop. Il remix di The XX, curato dal talento di Jamie XX al software, procede invece ignorando qualsiasi canone, come un astro di sonorità multiformi, che brilla in una costellazione lontana da tutte le altre. Romy e Oliver si destreggiano su un tappeto pluri-tonale, toccando con la punta delle scarpe gli angoli di un grooveclaustrofobico, aprendo talvolta alle volute melodiche degli assoli alla voce e alle piccole fughe delsynth.

2 |
Nathan Fake – The Sky Was Pink (James Holden Remix)

Quando si parla di pezzi più riflessivi, sopratutto in territorio elettronico, si abusa di metafore legate alla natura, alla biologia, ai ritmi vitali. Poi arriva James Holden, prende a prestito uno dei migliori capitoli del collega Nathan Fake e ci dimostra in nove minuti che tutto questo ha un senso. Perchè, se la natura ha un suono, è proprio quello dei fruscii delle foglie metalliche di The Sky Was Pink, sulle quali si innestano le sirene industriali di un passato che stiamo abbandonando, mentre la precisione del sintetizzatore ci catapulta nella sala ospedaliera dei timori e delle aspirazioni più elementari.

1 |
M83 – Midnight City (Trentemoller Remix)

Il primo posto nelle classifiche musicali potrebbe essere abolito. L’assolutezza della medaglia d’oro, in mezzo al crocevia dei giudizi di valore, richiede metri di paragone certi e spesso introvabili. Eppure esiste l’eccezione, di fronte alla quale la discussione trova una  qualche base di sottinteso consenso.
È il caso di Midnight City, controverso singolo di M83 remiscelato dall’onnipresente Trentemoller. Qui la perfezione tecnica di un producer consumato incontra gli splendidi accordi dell’originale, reinventandosi con varietà di umori in una saga di stampo cavalleresco. L’ascesa del cantato corrisponde univocamente all’opposto imbrunire dello spirito, all’interno di una battaglia di sensazioni centrifughe che si chiude sotto una pioggia scrosciante. Un remix che possiede la forza di una rappresentazione visuale, anche ad occhi chiusi. Un remix da primo posto.

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