Cinque motivi per cui PJ Harvey ha cambiato per sempre il music business

Dal rifiuto delle norme di genere alla sua sorprendente capacità di reinventarsi. Uno sguardo sull’innovazione che Polly Jean ha saputo portare al mondo della musica. 

PJ Harvey ha annunciato che il suo tanto atteso nono album uscirà il prossimo 15 aprile. Intitolato The Hope Six Demolition Project, questo disco di undici tracce ha richiesto quattro anni di lavorazione, mentre Harvey cercava ispirazione nei suoi viaggi tra Kosovo, Afghanistan e Washington D.C.

“Quando scrivo una canzone cerco di visualizzare l’intera scena. Vedo i colori, l’ora del giorno, lo stato d’animo, il cambiamento della luce, l’avanzamento delle ombre, vedo tutto in un’immagine racconta. Raccogliere informazioni da fonti secondarie sarebbe stato troppo distante da quello su cui stavo cercando di scrivere. Volevo annusare l’aria, toccare il terreno e incontrare la gente dei luoghi da cui sono affascinata”. Per festeggiare l’uscita di un disco che si preannuncia incredibile, abbiamo dato uno sguardo ai motivi per cui PJ Harvey è considerata da tempo una delle forze creative più formidabili di questa generazione.

HA ALZATO IL DITO MEDIO CONTRO IL SESSISMO

PJ Harvey è comunemente considerata un’icona femminista per il viscerale sovvertimento degli stereotipi legati alla cultura patriarcale nella musica. In realtà ciò che ha rifiutato è stata una vera e propria etichetta, preferendo non appiccicare alla sua identità alcun genere specifico. “Non penso nemmeno a me stessa come donna metà delle volte”, ha detto al Guardian nel 1993. “Quando scrivo una canzone, non la scrivo mai con un genere in mente. Scrivo a proposito delle relazioni reciproche tra le persone”. È questa un’idea che permea i suoi testi, come in Man Size, dove un riff grezzo e sbandato si sviluppa mentre lei si trasforma nell’alter-ego di un macho impettito che ammicca alla sua preda. Got my girl and she’s a wow, I cast my iron knickers down, Man-sized no need to shout, can you hear, can you hear me now?

HA ACCORCIATO LA DISTANZA TRA MUSICA E POESIA

Certo, PJ Harvey non è sicuramente la prima artista ad aver unito i mezzi della poesia e della musica in un’unica forma espressiva. Patti Smith, ad esempio, si è sempre considerata in primo luogo una poetessa performativa, ma è impresa ardua quella di far combaciare le due cose in modo così perfetto. Mentre i musicisti spesso citano come loro influenze altri musicisti, PJ cita poeti tra cui Harold Pinter, T. S. Eliot, William Yeats, James Joyce, Ted Hughes e i contemporanei Shane MacGowan e Jez Butteworth. Il suo amore per la poesia ha recentemente dato vita al suo primo libro di poesie The Hollow of the Hand, realizzato in collaborazione con il fotografo Seamus Murphy. Se ne può ascoltarne un estratto qui.

HA INFLUENZATO I NIRVANA (E MILLE ALTRI)

Non c’è quasi bisogno di dire che l’influenza di PJ Harvey si è disseminata nel panorama musicale come polline al vento, essendo rintracciabile tanto nell’oscura, stridente introspezione di Bat for Lashes quanto nell’art-rock dei Wolf Alice e nella poeticità di St Vincent. Ma il suo impatto sulla musica non finisce qui. Conseguentemente al suo energico capolavoro blues-punk Rid of Me, Courtney Love ha commentato: “L’unica rock star a confronto di cui mi sento una merda è Polly Harvey. Non sono nulla rispetto alla purezza che lei esprime”. Anche Kurt Cobain era un grande fan di PJ, e citava il suo album di debutto Dry tra i suoi preferiti. Il suo impatto su Cobain venne riconosciuto dagli altri membri dei Nirvana quando le chiesero guidare la band dopo la morte di Kurt. “A qualcuno venne l’idea di fare una canzone dei Nirvana con PJ Harvey”, ha detto Dave Grohl. “Kurt l’amava e anche noi, così pensammo ‘Perché non lo facciamo?’, ci guardammo entusiasti…ma poi lei non ha voluto!”.

È LA PRIMA E UNICA ARTISTA AD AVER VINTO IL MERCURY PRIZE DUE VOLTE

Gli Award show non sono tutto. Sappiamo tutti che spesso sono fondamentalmente un fiasco. In ogni caso, la vittoria da record di PJ Harvey del Mercury Music Prize andrebbe riconosciuta come un risultato eccezionale, perché non solo l’ha vinto due volte, ma per due album distanziati tra loro da un decennio, a dimostrazione del fatto che sia agli esordi sia dopo anni e anni di carriera detta ancora legge. Il premio le venne riconosciuto la prima volta per l’album del 2001 Stories rom the City, Stories from the Sea, un’opera magnifica e sontuosa che ha descritto come “il pop secondo PJ Harvey, che è probabilmente un non-pop secondo gli standard della maggior parte della gente”. La seconda vittoria arrivò nel 2011 con l’ultimo album Let England Shake, uno spaccato d’introspezione al pianoforte scritto nell’arco di due anni e mezzo.

HA GIURATO DI NON RIPETERSI MAI

Certi artisti seguono la filosofia della “squadra che vince non si cambia”, mentre altri preferiscono cambiare ed evolversi con ogni album. PJ Harvey va oltre, e sceglie di rifiutare completamente qualsiasi forma di ripetizione nella sua musica, come ha spiegato a Rolling Stone nel 2004: “Quando sto lavorando a un nuovo disco la cosa più importante è non ripetermi… quello è sempre il mio obiettivo, provare a esplorare un nuovo terreno e mettermi alla prova per imparare”. E non sono solo parole: il suo sound è cambiato significativamente nel corso di quasi trent’anni, dal coraggioso grrrl-punk di Dry alla crudezza aggressiva di Rid of Me, dal blues americano di To Bring You My Love ai paesaggi atmosferici di Is This Desire?, fino agli strati melodici e corposi di Stories from the City, Stories from the Sea e così via. Questa continua reinvenzione non riguarda solo il suono, ma anche il suo stile, che è passato dal grunge agli abiti da ballo in stile motociclista in un battito di ciglia.

*

Articolo originale di Daisy Jones – Traduzione a cura di Scilla Altavista

Illustrazione by Andy McFly